LAPSUS CALAMI, LAPSUS LINGUAE… LAPSUS AURIS, LAPSUS OCULI

Lezioni condivise 75 – La ricerca linguistica sul campo

31 Mar 2013 @ 9:30 AM

Riflettevo contingentemente sull’interdisciplinarità culturale ad ampio raggio, ma soprattutto sul rapporto fra scienza e cultura, in particolare la letteratura. Gli esempi, anche non contemporanei potrebbero sprecarsi, mi viene in mente A Tale of Two Cities di Charles Dickens, scritto a metà ottocento; ma il romanzo storico è un classico, tuttavia fa testo eccome nell’argomento, non solo rende più approcciabili i crudi avvenimenti, ma rappresenta senza dubbio la premessa alla Labor history, alla cultura materiale, insomma la Cultural History. Ma davvero non sono mancati esperimenti di vario tipo del connubio tra scienza e cultura.

Avendo pensato a ciò mentre ragionavo di ricerca sul campo linguistica, potrete immaginare forse… Lo scopo non è solo quello di far passare un argomento altrimenti impegnativo, ma anche di renderlo gradevole, coniugare scienza e bellezza, come tendenza, come aspirazione. Pensieri…

Lo studioso seguì nella sua facoltà durante i mesi invernali un corso di preparazione alla ricerca sul campo, al termine del quale avrebbe potuto avviare le sue rilevazioni per il nuovissimo atlante linguistico sardo (NALS). Fu in quell’occasione che incontrò Rosa, non la vedeva da dieci anni. Entrambi ebbero difficoltà a riconoscersi, come quando si ha bisogno di focalizzare qualcosa, poi lui si fece avanti, prudente, come raccomandava il passato. Talvolta accade che il tempo sistemi alcune cose, limi e modelli. Lei sembrava tornata la ragazza di quelle prime ore che si conobbero e come allora lo stupiva.

Durante il corso ebbero modo di raccontarsi l’un l’altro le loro vicende personali, che si erano come capovolte, lui ora era libero, lei si barcamenava in uno di quei rapporti che si sogliono definire “complicati”. Questa volta il feeling sembrava promettente e non ci furono contrattempi di sorta. Paolo si domandava perché temporeggiasse, quell’episodio di tanti anni prima lo condizionava e non voleva rovinare il bel rapporto che stava nascendo.

La primavera successiva riuscirono a farsi assegnare il lavoro nella stessa zona, coprivano insieme un vasto territorio della Sardegna centrale, zona di montagna e altopiano, con una viabilità a tratti fatiscente.

Il lavoro durò parecchi mesi, non era necessariamente quotidiano e continuativo, era suddiviso in diverse fasi, e contemporaneamente svolgevano anche altri incarichi.

Lo schema metodologico che dovevano seguire era a grandi linee questo:

Paolo e Rosa, per ogni punto di indagine stabilito, attraverso alcuni colloqui nella piazza o nei punti di ritrovo, individuarono progressivamente quali potevano essere i loro informatori, verificando che possedessero le caratteristiche necessarie; doveva trattarsi di persone lucide, senza di difetti di pronuncia, che fossero bene accette alla comunità paesana, che fossero del posto.

Entrambi si erano dotati di un questionario strutturato, con un numero corrispondente a ogni domanda, suddiviso in terminologie semantiche omogenee.

Ogni parola oggetto di indagine era inserita in una frase, onde scongiurare risposte affrettate ed erronee e non condizionare l’informatore con domande dirette. Ciò consentiva peraltro lo studio più articolato della lingua, rilevandone anche la struttura. L’intervista doveva apparire libera, benché in realtà fosse guidata. Se l’informatore si scostava dal discorso, tuttavia, non bisogna intervenire bruscamente, ma tornarci in modo naturale, per evitare una chiusura o risposte non spontanee.

Quando lo ritenevano necessario e inevitabile per individuare immediatamente le variazioni lessicali da una comunità a un’altra, potevano ricorrere all’esibizione di disegni o fotografie, senza interferire minimamente. Tutto dipende da ciò che si vuole ottenere; in certi casi ad esempio, quando l’informatore è dello spirito giusto lo si può far parlare liberamente dopo un semplice imput, per far emergere le parole cercate nel contesto di un discorso spontaneo, interferendo il meno possibile.

In questo modo Rosa e Paolo andarono avanti per mesi, in un lavoro molto impegnativo, con diverse pause, ma per loro fu una favola, lavorare insieme a un lavoro che amavano, che ogni giorno si arricchiva di scoperte e aneddoti curiosi e interessanti.

Man mano che il lavoro procedeva, lo stesso veniva elaborato con la trascrizione fonetica delle forme linguistiche previste, della descrizione e della riproduzione fotografica degli oggetti legati al lavoro, sia sotto il profilo linguistico, sia etnografico.

Rosa tenne anche un diario sopra il quale annotò le vicissitudini della ricerca sul campo: gli incontri, gli spostamenti, i problemi nel rapporto con la figura dell’informatore. Per un lavoro così minuzioso e certosino non potevano esserci che future soddisfazioni.

Ma il diario di Rosa trattava anche di episodi meno paesani, legati agli spostamenti tra una località e l’altra, distanze a volte superiori ai 30 km., tra strade piene di curve che si arrampicavano sulla montagna, poi scendevano e tornavano a salire, tra il bosco da entrambi i lati… Bosco che fin dall’inizio fu galeotto: invito e tentazione.

Quel giorno, che sia stata la fame, o il non voler interrompere giungendo a destinazione una interessante conversazione che avevano intrapreso, con una complicità non palesata, si trovarono fermi all’interno del bosco, a una ragionevole distanza dalla strada principale, non c’era anima viva a parte loro, almeno così sembrava…

Paolo diceva “Ritengo che i fenomeni di anomalia linguistica debbano trovare spazio nella didattica elementare, non parlarne accentua solo luoghi comuni e una certa ignoranza generica e contagiosa”

e Rosa “In realtà a volte è antipatico sentire certe lezioncine, castronerie, cui è troppo imbarazzante replicare”… Il dialogo proseguiva regolare e se entrambi erano d’accordo a giudicare eccessiva l’importanza che Freud dava ai lapsus verbali, non sarebbe stato onesto fare altrettanto riguardo all’evoluzione della loro posizione fisica, man mano che il “trattatello didattico” si sviluppava.

“A volte ci si fanno assurde seghe mentali psico-accademiche per spiegare fenomeni elementari, frutto semplicemente di stress o di quella idiodislessia che ciascuno possiede e che è frutto dell’unicità di ciascuno di noi e soprattutto dell’unicità della formazione, anche linguistica, di ciascuno di noi”.

“Ci-a-scu-no di no-i…” lo sguardo intenso che emanò dagli occhi di Rosa mentre sillabava sarcasticamente, produsse una non preventivamente dichiarata fusione dei due corpi, un’esplosione sorprendente di passione linguistica, che avrebbe reso problematico continuare il dialogo.

Fu una buona ora di dislessia pura, mormorii, lamenti, sussurri, sospiri, fonemi… cui corrispose una più completa fusione corporea, innesti, intrecci… Incredulo lo stesso dio Pan.

(Linguistica sarda – 19.2.1997) MP

Commenti (5)

Lapsus calami, lapsus linguae… Lapsus auris, lapsus oculi!
5 #
sally brown
innellama@tiscali.it
151.54.253.158
Inviato il 23/04/2013 alle 20:54
non ho parole… ma a conferma della non “intenzionalità” e non “causalità” del linguaggio? ole/.)

Lapsus calami, lapsus linguae… Lapsus auris, lapsus oculi!
4 #
giampaolo
bresciani.giampaolo@tiscali.it
84.223.91.241
Inviato il 06/04/2013 alle 08:45
Passo per lasciarti un mio saluto ed un abbraccio.giampaolo

Lapsus calami, lapsus linguae… Lapsus auris, lapsus oculi!
3 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
g@alice.it
82.58.222.230
Inviato il 01/04/2013 alle 21:20
si vede che non hai mai letto Possessione: http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880613615/

Lapsus calami, lapsus linguae… Lapsus auris, lapsus oculi!
2 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
g@alice.it
82.58.170.182
Inviato il 01/04/2013 alle 00:47
Buona Pasqua

Lapsus calami, lapsus linguae… Lapsus auris, lapsus oculi!
1 #
noti
notimetolose.myblog.it
notimetolose@virgilio.it
151.41.172.190
Inviato il 30/03/2013 alle 01:46
Tu parli di teatro. Con me sfondi una porta aperta. Amo il teatro, faccio teatro, vivo di teatro.

HAI OLIATO A FONDO PERCORSI COGNITIVI…

Lezioni condivise 72 – La geografia linguistica

31 Dic 2012 @ 7:41 PM

Reduce dalla visione di un thriller con più rumori e scricchiolii che parole, per dimenticare mi tuffo nei rassicuranti atlanti linguistici, densi di termini e ben oliati… a fondo…

La geografia linguistica – che come si può immaginare è ben diversa da quella politica ed è anche più democratica ed elastica, senza rigidi confini – attraverso gli atlanti fotografa la lingua nello spazio al tempo in cui avviene l’inchiesta, giacché essi si formano in seguito a ricerche sul campo in punti prestabiliti e rappresentativi e consentono di definire in maniera visibile confini dialettali, parentele linguistiche, leggere a vista e confrontare il lessico, ma anche la fonetica o la morfologia di un territorio più o meno vasto, scoprire sostrati, adstrati e superstrati di una lingua.

I questionari, da somministrare ai testimoni oralmente, possono richiedere traduzioni dialettali di un concetto, di una nozione o di una frase, ad esempio, nomi di parentela, di battesimo, dialettali (riportati in grafia e fonetica), il nome degli abitanti di un luogo, dei fiumi, gruppi di parole.

La geografia linguistica rappresenta un’innovazione, ha smosso i linguisti dai tavolini e li fatti scendere nella realtà delle parole e delle cose, dunque rappresenta un’immersione nella cultura materiale di ogni territorio indagato, senza più distacco tra lingua e vita di ogni giorno.

Il linguista che prese atto di questa necessità fu Jules Gilliéron. Egli si avvide degli errori dei neogrammatici, mostrando che i mutamenti fonetici non sono sempre alla base dell’innovazione linguistica. Spesso sono invece dovuti all’etimologia popolare, che crede di riconoscere l’origine di un determinato vocabolo sulla base di assonanze o somiglianze.

Gilliéron fu l’artefice dell’Atlas linguistique de la France all’inizio del Novecento. Da allora si susseguirono diversi progetti, tra cui l’Atlante Italo – Svizzero (1928-40) di Karl Jaberg e Jakob Jud, ove esiste anche il volume dedicato alla Sardegna che ebbe per rilevatore Max Leopold Wagner.

Nel 1924 iniziò la tormentata vicenda dell’ Atlante linguistico italiano (ALI).

Si tratta di un’opera smisurata – pensate a cinque milioni di schede – che al tempo dei miei studi aveva appena iniziato le pubblicazioni e per quanto mi consta non le ha ancora concluse.

La pubblicazione è curata dall’Istituto omonimo che ha sede presso l’Università di Torino, ove Matteo Giulio Bartoli (docente di Gramsci) avviò il progetto, per volontà della Società di filologia friulana, intitolata a Graziadio Isaia Ascoli. Esecutore per eccellenza del progetto fu Ugo Pellis, anch’egli friulano. Nel dopoguerra l’opera fu continuata da Benvenuto Terracini, che ereditò la cattedra di glottologia del Bartoli. Le inchieste furono terminate nel 1965, ma deceduto questi nel 1968, i lavori per la pubblicazione si arenarono fino alla fine degli anni ottanta. Nel frattempo però Terracini nel 1964 riuscì a pubblicare il ‘Saggio di un atlante linguistico della Sardegna’ con Temistocle Franceschi, in due volumi e 59 carte.

Questo che allora fu un primato per la Sardegna, dovuto sia alla vicinanza fisica e di studio di Terracini con il sardo, dipese anche dall’essere isola, pertanto relativamente conservativa rispetto ad altre aree. Le inchieste sarde per la stessa ragione risalivano agli anni trenta del novecento e non furono pubblicate prima per mancanza di finanziamenti.

L’effettiva pubblicazione dell’ALI iniziò nel 1995 per il decisivo interessamento dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello stato ed è così strutturato: volumi I e II sul corpo umano, III su indumenti e abbigliamento, il quarto e quinto volume trattano di casa e arredamento, il sesto di alimentazione, il VII della famiglia e le età dell’uomo, l’ottavo completa le età dell’uomo e il nono volume è dedicato alla società ed è in corso di redazione.

Il primo volume consta di tre carte preliminari che riguardano i ‘nomi ufficiali delle località esplorate’, i ‘nomi dialettali delle località esplorate e degli abitanti’, la ‘topografia delle risposte dialettali’.

Un progetto come l’ALI ha certamente dei limiti, rappresenta però una base che può essere approfondita su basi più specifiche e definite, con intervistatori più affini al territorio indagato e a profonda conoscenza dello stesso. Peraltro un Atlante linguistico dovrà sempre limitarsi a un campione lessicale significativo che ne permetta lo studio e non pretenda di essere universale.

Le inchieste a vasto raggio sono certo dispersive specie in un territorio linguisticamente già in partenza disomogeneo come quello dello stato italiano, certe domande sono applicabili ovunque? Oggi si punta su studi più mirati e circoscritti a territorio e a temi omogenei. Il pallino della prof era ad esempio un Atlante per i paesi rivieraschi del Mar Mediterraneo sulla pesca.

La Sardegna, che nel frattempo era rimasta indietro, ha conseguentemente avviato nel 2008 la realizzazione dell’Atlante Linguistico Multimediale della Sardegna, di fatto il primo atlante linguistico dell’isola, ma che potrà avvalersi delle nuove tecnologie e porsi in qualche modo all’avanguardia, si fa per dire, perché nella linguistica pánta rhêi hōs potamós.

(Linguistica sarda – 14.2.1997) MP

Commenti (3)

Hai oliato a fondo percorsi cognitivi…
3 #
ayda
http://www.thevoiceofawoman.com/
agonr@emhnku.it
91.232.96.11
Inviato il 25/01/2013 alle 13:57
yahul!

Hai oliato a fondo percorsi cognitivi…
2 #
jane
g@alice.it
87.8.246.232
Inviato il 02/01/2013 alle 00:59
No comment… (come mai l’hai usato?)
Buon anno!

Hai oliato a fondo percorsi cognitivi…
1 #
aelia gallia
lopezrita.wordpress.com/
aeliamadrigal@gmail.com
216.151.139.42
Inviato il 27/12/2012 alle 00:19
Your writing style is awesome

DIALEKT 11: NON DESIDERARE LA LINGUA D’ALTRI

Lezioni condivise 68Biologia della lingua

31 Ago 2012 @ 11:55 PM

Sono ignorante… Nessuno è esente da un po’ di ignoranza. Anche questo termine, tuttavia, come tanti altri, rischia di essere ambiguo, diversamente interpretabile, offensivo, ingiurioso o semplicemente utile per argomentare un pensiero.

Questo esordio è necessario per affermare, senza che vi siano equivoci, che non ho alcun pregiudizio di sorta nei confronti di chi è carente di informazione, cultura, scienza… di sapere insomma; questa condizione è spesso involontaria, a volte è addirittura una colpa della società, o semplicemente frutto di incapacità o indolenza.

Ma ci sono alcune categorie di ignoranti, e questa volta do alla parola un senso davvero insultante, che sono da disprezzare totalmente.

La prima, in verità, è più ridicola che altro, ma fastidiosa: si tratta di chi non sa, si atteggia a sapiente e blatera assurde insulsaggini che è inutile contraddire; c’è poi chi sa davvero, ma approfitta di questa sua condizione, si sente superiore a chiunque, frappone fra se e gli altri barriere, ostenta il suo sapere in modo disgustoso; ma a mio avviso c’è una categoria ancora più insopportabile delle due citate ed è quella che con buona approssimazione potrei definire dei saccenti, dico così perché un minimo sfoggio di saccenteria può entro certi limiti essere un peccato veniale, ma io mi riferisco a chi, benché colto, si convince di sapere ciò che non sa e sputa sentenze in proposito anche con chi quella competenza la ha davvero, ma in più ha anche una buona dose di umiltà, qualità del tutto assente in quel genere di ignoranti.

Le categorie anzidette e l’ultima in particolare, le si può incrociare intorno a qualsiasi tipo di argomento serio o effimero, a me è capitato ad esempio, neanche troppo sporadicamente sul tema della lezione di oggi, la linguistica, lo studio e l’uso della lingua.

Senza aver paura di incorrere nell’insulto trattato sopra, dobbiamo tuttavia prestare attenzione e cautela quando ci apprestiamo a correggere qualcuno per qualcosa di detto o anche di scritto. A parte i modi, è importante avere contezza della materia su cui andiamo a interferire, perché è vero che molti di noi sono stati istruiti basilarmente da chi non sapeva neppure dove sta di casa la linguistica e la ricerca. Con questo non voglio dire che non sia utile correggere; a volte nel linguaggio standard possono farsi degli errori macroscopici che saltano all’occhio solo dopo alcune riletture, dei più banali non se ne parla neppure.

Nell’affrontare il complesso mondo di una lingua è bene dunque sapere di che si parla – ora mi verrebbe subito voglia di citare l’errore macroscopico apparso in una sentenza della Corte di cassazione, che ha visto l’ispiratore o l’estensore (non si sa), senza averne competenza (lo si capisce dal risultato) mettersi a discettare di lingue e dialetti, ma non lo faccio per non trascendere, conscio tuttavia che trattasi del terzo caso –, conoscere di registri linguistici, gerghi, varietà sociali, dialetti e via discorrendo, ma anche di storia e – come dire – di biologia della lingua.

La tipologia delle varianti linguistiche è solitamente prerogativa di precise categorie, pertanto si tratta di varietà sociali della lingua (diastratia).

La nobiltà cagliaritana parlava in sardo nella variante cittadina, in funzione antiborghese. La borghesia già a metà Ottocento si era italianizzata. In questo caso il cagliaritano fungeva da connotazione sociale. Lo stesso accadeva ad esempio a Venezia.

Una varietà diastratica è l’italiano popolare (da non confondere con l’italiano regionale, avendo questo caratteristiche diatopiche che prescindono dalla classe sociale: l’italiano regionale divide, l’italiano popolare accomuna), relativo alla popolazione che ha più familiarità con le lingue o dialetti locali, anche indirettamente. Questo fenomeno si presenta soprattutto nell’oralità, nei tratti fonetici, nei raddoppi, o a seconda dei territori, nelle lenizioni, o nel ricorso a suoni blesi.

Questa varietà (secondo Michele Cortelazzo dell’università di Padova) è riferibile a situazioni di carenti cultura e scolarizzazione, per cui non si accede ai contesti formali della lingua standard, avendo scarsa confidenza con essa, anche per minori opportunità di usarla; si tratta di parlanti costretti a inventarsi una competenza linguistica che non hanno per ragioni diverse.

Dal canto suo Tullio De Mauro faceva risalire l’italiano popolare a ragioni politiche: guerre, lotte sindacali, emigrazione a nord, e considerava positivamente questa variante, quale conseguente sviluppo naturale della lingua dal basso, non imposta.

Vi sono in proposito autobiografie (museo etnografico del Friuli), lettere (studioso Leo Kreutzer), dove è attestata una forte devianza dalla norma e viene documentato anche un livello scritto, usato nei casi di necessità, non trattandosi di lingua usata solitamente (sostituita dal dialetto).

Un documento importante in proposito è senza dubbio il libro “Dai bressaglieri alla fantaria” di Ines Loi Corvetto.

Principali caratteristiche adottate dai parlanti l’italiano popolare rispetto allo standard:
– Non distinguono tra articolo e sostantivo (concrezione dell’articolo). Esempi: ninferno (un inferno), loppio (l’oppio).
– Sincrezione dell’articolo: l’avello per lavello.
– Pleonasmo: eccesso, ripetizioni. Esempi: ma però, senza il suo consenso della giovane donna, a me mi, ci rimase qui, ti spedisco a te i soldi.
– Prevalenza del pronome relativo (che per “a cui”, “di cui”). Esempio: fui comandato di portare una busta che non so il contenuto.
– Uso di lessemi popolari: cecchino (spara anche quando non c’è combattimento, di nascosto), magna franchi, figli di mammà.
– Storpiatura parole (tecniche ecc.): carta dindindirità, carabinieere con la e lunga (affettivo);
– Concordanza: le cose facile, coppia molto gentili;
– Uso improprio di avere: non ho arrivato a capire.
– Nel ligure: “mi saluti…” – “padena” (padrina) – “padeno” (padrino).
A titolo esemplificativo, alcune tipologie della sociolinguistica:
Sottocodici funzionali:
– situazionale (si tratta della produzione di un messaggio linguistico in una determinata situazione), ad esempio relativo alla cultura materiale nella descrizione di un definito lavoro.
– tecnico: (tra colleghi) “il paziente è affetto da una sindrome ipertensiva”.
variante non tecnica: “il poveretto ha un attacco di pressione alta”.
Il contesto cambia la scelta dei tipi lessicali.
Sottocodici linguistici:
– cacuminale (la produzione di un suono in relazione alla posizione della lingua rispetto al palato).
Registro linguistico:
riguarda la scelta della varietà linguistica adottata in base al rapporto tra i locutori, per ragioni psicologiche, sociali, circostanziali o riguardo al mezzo impiegato.
Può essere relativo a situazioni funzionali e/o contestuali e può essere di varie tipologie:
1. a) elevato: “potrebbe spegnere la radio, per favore”, “il bimbo (registro più elevato di “bambino”) si è assopito.
2. b) basso: “spegni la radio”, “non vedi che il bambino sta dormendo”.
E’ il caso di fare un breve riepilogo delle principali variabili sociolingiustiche:
variabile diatopica, la lingua che muta nello spazio geografico;
diacronica, in rapporto al tempo storico;
diastratica, relativa alla condizione sociale dei parlanti;
diamesica, in rapporto al mezzo usato per esprimersi (scritto, parlato…);
diafasica, in rapporto alla situazione (ufficiale, familiare…).

Mi rendo conto della frammentarietà e tortuosità dell’esposizione, ma basti a rendere idea della complessità della materia.

(Linguistica sarda – 5.2.1997) MP

Commenti (4)

Dialekt 11: non desiderare la lingua d’altri
4 #
maryroth
writethroughthenight.wordpress.com/
Maryroth@gmail.com
206.214.82.137
Inviato il 27/11/2012 alle 13:05
I merely viewed one thing concerning this on tv

Dialekt 11: non desiderare la lingua d’altri
3 #
indian
massimo.pistis@tiscali.it
2.35.140.219
Inviato il 02/09/2012 alle 13:11
@giulia
Ego te absolvo… 🙂 (ho appena visto “L’ultimo inquisitore” di Forman)

Dialekt 11: non desiderare la lingua d’altri
2 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
g@alice.it
82.50.161.84
Inviato il 01/09/2012 alle 20:39
Urka, che arrabbiato!
Ti prego, non farmi alcun sermone se trovi qualche errore nei miei scritti.
Perdono, chiedo venia, m’inginocchio, sarò precisa e puntuale per tutta la vita! E tutto in maniera preventiva onde evitare questi tuoi strali.

Dialekt 11: non desiderare la lingua d’altri
1 #
Democrazia Oggi – Palabanda
http://www.democraziaoggi.it
62.149.141.26
Inviato il 28/08/2012 alle 05:03
https://diaryofboard2.home.blog/2020/05/05/chiamala-se-vuoi-emozione/

SARDOS ETIAM, QUI NON LATII SUNT…

Lezioni condivise 65 – Linguistica sarda

 31 Mag 2012 @ 7:48 AM

E’ noto che i romani, man mano che ampliavano il loro impero, imponevano anche la propria lingua, il latino. Immaginando quella vasta area linguistica, non dobbiamo pensare al radicamento di un idioma perfettamente identico alla lingua di Roma, ma comunque variabilmente uniforme, giacché si sovrapponeva alle lingue originarie, che in qualche modo lo contaminavano, generando territorio per territorio un superstrato linguistico, oltre a costituire un substrato. Un altro elemento di differenziazione – giacché l’impero romano non sorse di colpo con la bacchetta magica, ma si ampliò o si restrinse nell’arco di undici secoli (quello d’occidente) – è costituito dalle differenti ondate linguistiche di un latino mutato rispetto a conquiste precedenti (basta anche un solo secolo perché una lingua subisca dei cambiamenti significativi) e dunque si presentava nel tempo, ai diversi popoli assoggettati, in forme, soprattutto lessicali, nuove.

Un fenomeno molto più rilevante si verificò alla caduta dell’impero, quando con la formazione di nuovi stati o domini, molto più frammentati, sul latino si sovrapposero con modalità differenti da luogo a luogo, nuovi idiomi o in ogni caso, non essendovi più un governo centrale unitario, la lingua prese una strada differente da stato a stato, da territorio a territorio, dando vita alle lingue romanze (o neolatine), imparentate ma diverse, anche questa volta con difformità spazio-temporali, mutazioni e contro mutazioni, fino alla situazione attuale.

Tuttavia, parlare di situazione attuale è più facile da dire che da spiegare, infatti, esagerando, potremmo quasi dire che per ogni linguista vi è una ricostruzione distinta del contesto, sebbene in particolari che possono anche sfuggire a una ricostruzione generale.

Possiamo dunque prudentemente affermare che esistono circa 26 lingue romanze, suddivise in due domini principali, orientale e occidentale, con aree di influenza mista.

Le lingue romanze più note sono lo spagnolo (castigliano), il francese (parigino, d’oil), il rumeno, l’italiano (fiorentino e varianti meridionali), il portoghese, l’occitano (provenzale, lingua d’oc), galloromanzo, franco provenzale, catalano, sardo, guascone, veneto (antico, pressoché estinto), asturiano, corso, friulano, ladino, romancio, istrioto, dalmatico (estinto). 

L’elenco non è completo, essendovi idiomi minori, parlati ancora solo in piccole comunità, tuttavia è redatto secondo le norme della Carta europea per le lingue minoritarie, che riconosce tali quelle “lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato”.

La lingua sarda è ritenuta da molti studiosi la più conservativa tra le lingue neolatine. Giova ricordare che essa è basata su un sostrato prelatino (che potremmo definire genericamente nuragico), già ampiamente tagliato dai contatti avuti con vari altri popoli, dai fenici ai cartaginesi. Inutile dire, dato che si tratta di epoche remote, che non è ipotizzabile l’esistenza di un idioma unico in tutta la grande isola (un’idea efficace può darla la lettura di Passavamo sulla terra leggeri di Enrico Atzeni), soggetta dalla sua stessa conformazione e storia, a sovrapposizioni linguistiche differenti.

La variabilità areale del sardo è stata una costante anche nelle epoche successive, ne possiamo ancora oggi osservare l’esistenza dovuta ai diversi contatti linguistici da zona a zona.

Dall’introduzione della lingua italiana, il sardo ha agito sulla stessa dando luogo all’italiano regionale di Sardegna, come è avvenuto nell’intero dominio di questa lingua (compreso il fiorentino da cui ha origine) e agisce sulla sintassi, la morfologia, il lessico e tutta una serie di fenomeni di cui do solo un’idea allo scopo di “intuire” il resto.

Una delle interferenze più note del sardo sull’italiano è la posposizione del verbo.
es.: la mela vuoi? risposta: la mela voglio. In Elias Portolu: “Ragione ho. Si o no?”
Vincere sempre vuoi! Vino buono ha zio Portolu (con il complemento in posizione iniziale).
Aggettivo + che + verbo: Antipatica che sei! Che buono che è!
Verbo essere: Andati siamo. Piovendo è. (Regionale di Sicilia: vero è).
L’argomento è piuttosto complesso e rimando a L’italiano regionale della Sardegna della prof. Ines Loi Corvetto (1983).

Un altro aspetto interessante è quello delle varianti di tipo sociale: i gerghi. Vi è ad esempio il gergo della malavita, i gerghi di mestiere (venditori ambulanti), quelli criptici, segni di identità, distintivi anche in pubblico. O l’antico furbesco italiano (sorta di esercizio letterario con tanto di codice manoscritto di un vocabolarietto di voci furbesche. Buiose = finestre; bistolfo = prete, polverosa = via… Il gergo dei muratori, che è in realtà un linguaggio tecnico. Quello studentesco invece è un codice di repertorio, linguaggio giovanile.

In Sardegna è interessante il gergo dei ramai di Isili, noto tra i gremi dei ferrai e tutelato gelosamente, quasi segreto. Per essere accolti nel gremio occorreva dare prove d’arte ed essere incartati (diplomati) presso un artigiano. I ramai erano artigiani e rivenditori, il gergo era la lingua di questi ultimi.

Da studi più accurati si è potuto dedurre che il “gergo”, oggi in via di estinzione a causa dei nuovi usi e abitudini commerciali, era originariamente il romanisku o pavela romaniska o arbareska (in sardo: arromanisca), in quanto i primi ramai erano di origine zingara. La lingua è poi venuta a contatto con il sardo, con il giudeo-spagnolo (judezmo) dei sefarditi – espulsi da Spagna e Portogallo nel 1492 e transitati per la Sardegna – e con altri gerghi: della malavita, del furbesco e vari altri dei calderai. Dalla sua analisi emergono anche termini albanesi e neogreci.

Alcuni esempi:
Rossinu = Oro (concezione del colore legato alla cultura. Il rosso arcaicamente copriva anche il colori bruni – macrorosso -, opposti al bianco).
Allusca (osserva), su trotònniu est ispissau (il caldaio è rotto).
Est iscalli assai vi sa strangedda (è molto rovinato il manico)
Sedici, l’aribari (asiberi/asibari) at allusa (si, io l’ho visto)
Safrongiat l’aribari, voi mucedda (me ne occupo io, tu taci)
Su cabeddari s’in c’est onciau (il padrone se n’è andato)
Su trotonniu cubelle pigedda (non ha preso il caldaio)
Fai fagionnia cun se giantedda ca su daddu est assai cresiau (dati da fare con la figlia perché il padre è molto ubriaco).
Venditori ambulanti più poveri:
Es càllia cubelli fuschieri nemeneu (nemenen) po trotonius de rossinu (E’ bella ma non fa l’amore neanche per un caldaio d’oro)
Chi m’afinat tiaus s’idd’afinu (se mi danno formaggio glielo do)
Po trint’aiustra, sedici afinari (per trenta libbre, sì dallo)
Afrogia po cresia e po sgnenari (sgranari) (tratta in cambio di vino e di grano)
Sedici, ochieri, voi (vai) calandrinu (si, somaro, tu somaro)
Lessico malavita:
Trionfa = carne, rapa = rapina
Suspu (gergo, lingua segreta con meccanismi al contrario, o introducendo sillabe, suffissi o prefissi, come “ma”, per renderlo incomprensibile).

Il tema mi porta a una suggestione tutta mia, a diversi anni fa, quando poltrivo a letto d’estate o in vacanza, e di buon mattino, qualche volta all’anno, si sentiva per la strada un canto struggente di venditori; non ricordo di averli mai visti e quando mi decisi a registrarli, non passarono più. Ne passavano di diversi tipi, verdurai, pescivendoli, l’arrotino, castangiàius, ma solo questi adottavano un canto. Vendevano turras e talleris, insieme a tanto altro, ma i mestoli e i taglieri, la facevano da padroni, insieme a is istrexus de fenu, cioè recipenti di fieno (scateddus – cestini -, cibirus – setacci -, crobis – ceste -, e via dicendo).

Da notare la testimonianza di Giuseppe Concas (www.nominis.net):
Ai primi di settembre, di buon mattino, le strade dei paesi si riempivano di cantilene e nenie melodiose (anche il canto aveva la sua importanza); e tu vedevi quegli uomini carichi di canestri e cesti di vimini e di canne, con le sacche di orbace (is bértulas) piene di mestoli e cucchiai di legno: “E tùrras e talléris e palas de forru… e cullèras. Cullèras bollit, sa mèri? Comporài cilìrus, scartèddus, crobis e canistèddas… dda pigat sa crobèdda…sa mèri”? (…)
Il “canto” dei rivenditori de “su stréxu de fénu e turras e talleris e palas de forru” non si sente più e sembrano passati secoli, anche se in verità sono trascorsi pochi decenni. Ancora oggi, comunque, nelle bancarelle delle sagre paesane è possibile ammirare i “capolavori” di quegli artisti estemporanei.
Documento interessante anche quello di Mario Virdis, nel suo blog http://amicomario.blogspot.com/, post “Turras e Talleris: gli scambi senza danaro nel dopoguerra, il ‘baratto’… di necessità”: “Questo bando era costituito da una nenia, recitata in modo quasi ‘gridato’ che reclamizzava i prodotti in vendita. La ricordo ancora sia nell’intonazione che nelle parole: E si ettada su bandu! Tenimos turras, talleris, pajias de forru e culleras!”

La poesia S’ambulante tonaresu di Peppino Mereu,
Cun d’unu cadditeddu feu e lanzu
sa vida tua a istentu la trazas;
da una ‘idda a s’atera viazas,
faghes Pasca e Nadale in logu istranzu.
A caldu e fritu girende t’iscazas
pro chimbe o ses iscudos de ‘alanzu,
dae s’incassu de set’oto sonazas
chi malamente pagant’ unu pranzu.
Sempre ramingu senza tenner pasu,
de una ‘idda a s’atera t’iferis
aboghinende inue totu colas:
«Discos nobos pro fagher su casu
e chie leat truddas e tazeris?
e palias de forru e de arzolas!

Il poeta conclude con quello che verosimilmente era parte del canto “Recipienti nuovi per fare il formaggio;/ chi compra scodelle e taglieri?/ pale per il forno e per l’aia!”

Lo scioglimento dell’enigma è ancora da venire o è già risolto negli studi dei grandi antropologi che hanno agito in Sardegna in passato? Per una nuova ricerca l’appello è lanciato.

(Linguistica sarda – 31.1.1997) MP

Commenti (3)

Sardos etiam, qui non Latii sunt…
3 #
emma
g@alice.it
82.61.36.173
Inviato il 04/06/2012 alle 15:41
Direi piuttosto russo 🙂
vado a vedere!

Sardos etiam, qui non Latii sunt…
2 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
g@alice.it
87.4.242.192
Inviato il 03/06/2012 alle 20:57
urka, te manche el ciosoto!

Sardos etiam, qui non Latii sunt…
1 #
sandra
https://www.voicemama.com/
sandramurphy@gmail.com
173.234.142.4
Inviato il 03/06/2012 alle 17:19
I’d care to find out more details.

 

LE VOLEVO TANTO BENE…

Lezioni condivise 30 – Il contatto linguistico

30 Apr 2009 @ 11:00 PM

In quel tempo non era ancora esploso il mio amore per la Corsica, certo le volevo tanto bene, ma in seguito è stata tutta un’altra storia, pertanto come ho già accennato nel post “Lingue tagliate. Io diamine così e così“, seguivo il corso della Ines soprattutto per vedere Rosa (contenta Sì?)… ma a questa lezione non c’era…

Esaminammo un testo tratto dal libro della prof “Dai bressaglieri alla fantaria”, una raccolta di lettere “sgrammaticate” provenienti dal fronte della prima guerra mondiale, che sono molto importanti sotto il profilo linguistico, in quanto mostrano l’influenza dell’idioma parlato dagli scriventi nel tentativo di scrivere in Italiano, dunque le regole di una determinata lingua o dialetto rispetto ad un’altra.

Il testo preso in esame era la lettera ai figli di Giovan Paolo Lecca (o Giovan Piero?). Più che sul contenuto della stessa la nostra attenzione andava sugli “errori” e dunque stabilire delle corrispondenze tra le lingue in esame: la lingua ufficiale (l’italiano) e il dialetto (nella fattispecie il corso/gallurese).

L’autore mostra la tendenza a scrivere le parole secondo l’etimologia latina, con ipercorrettismi, ovvero inserimenti erronei. Ecco quanto è stato possibile rilevare (la prima dizione è sempre quella italiana).

Esiti consonantici:
gl = g  (meglio = megio)
t = d  (potere = podere)
v = b  (vino = binu)
Doppie:
portale = pottale, prete = prette, diritti = dirritti, mise = misse, rinomato = rinnomato; dallo = dalo, alla = ala
Elisioni:
uomini = omini; gennaio = gennaro; Giovampiero = Giovampero;
Infinito apocopato (alla romana):
rendere = rende; perdere = perde
Lessico:
carta = papèro (affinità con il sardo)
danza funebre = caracollo
veste tipica = sacola
Formazione frase:
tenero amico del fratello ucciso = tenero amico dell’ucciso fratello
Altri casi:
e = a quando è seguita da r
di visitarla = a visitarla
misero = miseno
saremmo = saressimo.

Cenni di storia corsa:
Pasquale Paoli (Morosaglia 1725 – Londra 1807) è il più noto patriota corso, noto come u babbu di a patria. Anche il padre fu un ribelle, capeggiò la lotta contro il dominio genovese.
Nel 1755, tornato dall’esilio, guidò il movimento di liberazione proclamò l’indipendenza della Corsica, che si dotò di costituzione, amministrazione, sistema giudiziario ed esercito. Fondò l’università a Corte. Genova vistasi in crisi, cedette l’isola alla Francia, la quale invase in forze l’isola con il proposito di farne un proprio possedimento. Paoli continuò la lotta per due anni, ma nel 1769, sconfitto, fu costretto all’esilio in Gran Bretagna.
Ajaccio (còrso: Aiacciu), oltre 50.000 abitanti, è il capoluogo della Corsica, vi si giunge da Bonifacio attraverso un panorama fantastico, come peraltro è il golfo sul quale si affaccia. Le sue montagne sono innevate fino a primavera inoltrata. Città natale di Napoleone. Da visitare il Pointe de la Parata, un promontorio in granito nero famoso per il suo tramonto e le isole Sanguinaires.
Il suo nome viene dal greco Agation (buon porto) per la favorevole posizione geografica.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel novembre 1942 fu occupata dagli italiani e dalle truppe del Terzo Reich. Il 10 settembre 1943 fu liberata dai partigiani corsi. Fu il primo capoluogo di dipartimento della Francia metropolitana ad esser liberato.
Mi rendo conto che il mio resoconto non è molto lineare, ma ogni tanto il mio pensiero era rapito da Rosa, dove diavolo si era cacciata?
(Linguistica sarda – 27.3.1996) MP

Commenti (18)

Le volevo tanto bene…
18 #
cleide
62.10.184.85
Inviato il 12/06/2009 alle 19:49
Questo post mi ha fatto venire alcune curiosità da riprendere in mano il Tagliavini. Quasi quasi me lo rileggo.))
Sanchez è nell’aria. Non la senti?
Torna torna.))

Le volevo tanto bene…
17 #
stefania
melodiainotturna.blog.tiscali.it
93.148.254.52
Inviato il 12/06/2009 alle 19:32
Sei impeccabile! 🙂

Le volevo tanto bene…
16 #
fanta
fantaghiro.blog.tiscali.it/
151.33.188.124
Inviato il 12/06/2009 alle 17:08
ogni volta che entro in questo blog mi sento cosi ignorante che nemmno ti puoi immaginar..

Le volevo tanto bene…
15 #
violacolor
violettanet.blog.tiscali.it//
95.234.245.145
Inviato il 12/06/2009 alle 13:05
letto cn molta curiosita ..
grz .) v

Le volevo tanto bene…
14 #
faraluna
speranzadivita.blog.tiscali.it
78.15.221.154
Inviato il 09/06/2009 alle 18:38
Non ho ricevuto ancora nessun invito per un concerto!:-)))
….Mi stai studiando?:-)))))
Un abbraccio.:-) faraluna

Le volevo tanto bene…
13 #
Nadir
80.180.123.151
Inviato il 02/06/2009 alle 13:58
qual è la verità? che non gli tira? ahahah… mah, bisogna trovare gli argomenti giusti e sto ragazzino è complesso!
Comunque sto conducendo un’indagine approfondita sul caso, per un progetto letterario che ovviamente lascia il tempo che trova… però se scrivono tante cacatine e quindi perchè non dovrei io? debbo dire che sto scopendo tante cose interessanti su questo argomento spicciolo… quando lo svilupperò per bene ti farò leggere!

Le volevo tanto bene…
12 #
Nadir
thepromisedland.blog.tiscali.it
87.21.29.216
Inviato il 30/05/2009 alle 13:29
beh mica tanto contenta… qui non si parla di Rosa… dove si era cacciata? la foto che hai pubblicato lo svela… sta a fa la zozza!

Le volevo tanto bene…
11 #
ivy
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
78.12.169.237
Inviato il 26/05/2009 alle 17:49
ho dato due esami di linguistica, uno nella prima laurea e uno nella seconda (da finire e per ora congelata in attesa di avere soldi per pagare tasse… snif)..
mi divertivo da matti.. nel primo c’erano comparazioni con la lingua sanscrita e lo trovo giusto.. ma nel secondo con.. il cinese mandarino ha ha ha e per l’esame dovevamo dirle… ha ha ha

Le volevo tanto bene…
10 #
stefania
melodiainotturna.blog.tiscali.it
93.148.254.123
Inviato il 25/05/2009 alle 15:08
Che bel post linguistico. L’ho letto con interesse.
PS in un tuo commento al mio blog, dici che scrivi. Davvero?

Le volevo tanto bene…
9 #
diotima
diotima47.blog.tiscali.it
93.46.69.170
Inviato il 24/05/2009 alle 17:29
la mia becera ovvietà mi fa pensare subito a un contatto di lingue, uno scambio palataledentalenasogutturalrotativoblablabla…
Sai, ero patita per i fenomeni linguistici, m’incazzavo da morire per le pronunce sbagliate, le dizioni che fanno cagare, ho raggiunto il parossismo dell’eufonicità.
Ora…che mi ti va a succedere…rivaluto l’errore come infrazione alla regola, ah che liberazione!
“parole” è la parolina, beh, c’è chi è più banale di me

Le volevo tanto bene…
8 #
celia
78.15.164.151
Inviato il 22/05/2009 alle 20:28
Ma Rosa sono io 🙂 ))
Oh Angel è tando cale atteru nomene m’asa dadu? Cale attera identidade? 🙂
Fascino puro le tue lezioni. Come affascinante è la Corsica.
Sono molto impegnata e sto cercando un modo sensato per andare via da Tiscali. La letterina mettila dentro la scheda elettorale e ovviamente non votare nessuno. Se ti va. Altrimenti… fache comente cheres 🙂
Unu basu.

Le volevo tanto bene…
7 #
Fab
savidamia.blog.tiscali.it
217.133.12.213
Inviato il 22/05/2009 alle 17:29
could you translate your message, please?

Le volevo tanto bene…
6 #
Lady Ginevra
lady_ginevra.blog.tiscali.it
79.19.80.240
Inviato il 19/05/2009 alle 13:17
Buongiorno Cavaliere …
Spesso cercando la Rosa si trovan le spine …
Terra Còrsa … affascinante e a me sconosciuta,
prima o poi sul mio veliero vi approderò …
Vi ho rubato alcuni versi … 😉
*inchino*
Ginevra

Le volevo tanto bene…
5 #
emma
82.60.188.83
Inviato il 14/05/2009 alle 23:44
starei ore e ore a leggerti e mi perdo tra i mille collegamenti. Mi piacciono queste tue lezioni; come insegnante sei bravissimo.

Le volevo tanto bene…
4 #
giampaolo
riflessioniallospecchio.blog.tiscali.it
88.51.210.128
Inviato il 14/05/2009 alle 16:19
Ciao angel-o,ti lascio un salutino.giampaolo.

Le volevo tanto bene…
3 #
faraluna
speranzadivita.blog.tiscali.it
78.15.221.154
Inviato il 12/05/2009 alle 21:04
Ciao Angel, finalmente torno e rispondo anche se con molto ritardo, alla tua domanda che mi facesti un pò di tempo fa:non appartengo a nessuna delle categorie che hai elencato riguardo ai motivi che spingono a stare lontano dal blog!:-))))
Se non è che rimango senza pc, normalmente ci sono sempre, anche quando sembra che non ci sono.Leggo sempre i commenti che mi vengono lasciati anche se sto del tempo senza scrivere e faccio un giro dei blog che conosco, solo che non lascio segno del mio passaggio;questo perchè a volte non ho voglia ed a volte posso stare poco al pc.
Un abbraccio.:-)) faraluna

Le volevo tanto bene…
2 #
ivy
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
78.12.167.9
Inviato il 11/05/2009 alle 19:53
in effetti voglio proprio vedere come te lo commentano questo post…
nella lingua spagnola b e v nella pronuncia si equivalgono e alcune consonanti singole si pronunciano come fossero doppie, l’incontrario di quel che succede nella pronuncia di molte doppie (le p in genere) delle parole inglesi.
per il resto, io come triestina non vado più in là.. per noi nel parlare le doppie non esistono proprio…
l’hai cercata rosa su facebook?

Le volevo tanto bene…
1 #
Fab
savidamia.blog.tiscali.it
217.133.12.213
Inviato il 08/05/2009 alle 11:14
Ciao, ho letto il tuo commento nel blog di Timo…e volevo sapere una cosa: come si fa’ a levare l’omino blu dai commenti?
scusa se sono andato out of topic 😉
grazie!

LINGUE TAGLIATE… IO, DIAMINE, COSÌ E COSÌ…

Lezioni condivise 23 – U populu corsu

30 Set 2008 @ 10:45 PM

Uno dei miei insegnamenti universitari prediletti, come ho già avuto modo di accennare nel post dedicato a Rosa, era Linguistica sarda… Quell’anno la prof era in anno sabbatico e le lezioni, pomeridiane, si tenevano a singhiozzo… Frequentai alcune lezioni; l’argomento, sebbene non lo scelsi per l’esame (preferii un corso più attinente al sardo) era interessante, riguardava la lingua Corsa.

Affatto galeotte queste lezioni (poi per posta prioritaria mi fate sapere come avete interpretato “affatto”, ogni tanto le ambiguità linguistiche sono la panacea). In mattinata (latino: inopportuno parlarne tra sepolcri imbiancati?!) avevo conosciuto S.P. (ok, togliamoci questa pratica…).

Era seduta davanti a me, la vedevo di spalle, capelli cortissimi, biondi; alla fine dell’ora mentre parlavo con un’altra collega, si voltò in modo fulmineo (!), mi porse la mano, si presentò e cominciò a parlarmi con un sorriso giocondo sul volto: “…Io, sai, io… diamine… così e così… io, sai…questo e quello…”. Della situazione, se ci ripenso, ciò che mi fa più ridere è immaginare la mia faccia in quel momento… chissà quante espressioni avrò mutato in pochi secondi…

Cominciammo a frequentarci, a parlare, a scambiarci materiali, entrammo in confidenza… Un giorno ci allontanammo insieme dalla Facoltà, “Sai, così e così, io… diamine… oggi mi sono lasciata con il mio ragazzo; io, sai…questo e quello…”. Ah, perché avevi pure il ragazzo? Mica lo sapevo… Anca ad anca… scale… la mia tempesta ormonale era superiore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. (chi ha detto che con Rosa ero stato troppo prudente?). Mi aveva invitato a studiare con lei nell’aula di lettura del corpo aggiunto, dunque aveva un senso fermarsi il pomeriggio.

Non presi la decisione estrema, ma intermedia… le chiesi un bacio… Reagì come se l’avesse punta un calabrone; fece letteralmente un salto indietro… questione di un paio di secondi, si avvicinò e mi bacio sulla guancia… “Ecco il bacio!”… Ci demmo appuntamento per le 17, ma non venne, la trovai già in aula che studiava… Vista la mia perplessità mi chiamò fuori “Io, sai, diamine…va bene che mi son lasciata con il mio ragazzo, ma che tempestività! Sai, così e così… io, diamine…questo e quello…”. Il rapporto si raffreddò, sparì il sorriso (con qualche eccezione strabiliante), fino all’estinzione totale del medesimo.

Ancora oggi, pensandoci, resto perplesso per certi comportamenti pirandelliani, molto surreali, una sorta di contrappasso per me che amo le situazioni simili… al cinema…

Seguii la lezione con attenzione sdoppiata, ora ci rido su, ma allora rimasi molto colpito… e non ho detto tutto… Parliamo di lingua (per una lingua perduta…) che è meglio.

La lingua è un sistema di comunicazione utile in diversi contesti formali e informali.

Il dialetto, per definizione, dovrebbe servire solo alla comunicazione informale.

Da un punto di vista linguistico-scientifico, non vi è alcuna differenza tra lingua e dialetto, tutti i dialetti sono lingue, tutte le lingue sono dialetti. Si parla di dialetto solo sotto il profilo comunicativo, per capirci. La lingua è un dialetto che ha acquisito ufficialità.

Senza andare troppo lontano, è il caso del fiorentino, diventato lingua italiana. Dunque non esiste una lingua italiana “in natura”, ma essa è nata da una decisione politica assunta da una commissione (presidente della quale fu il Manzoni) e non senza contrasti e polemiche. Questo è il destino di tante lingue che oggi chiamiamo con il nome di uno stato, ma in realtà sono dialetti di un territorio limitato che per decisione politica sono stati imposti universalmente, anche dove si parlavano lingue diverse.

Il caso di cui parlerò spiega ancora meglio l’esempio che ho appena fatto. In Corsica l’italiano (semplificando, cioè i dialetti corsi derivanti dal toscano) è un dialetto, mentre il francese (che sul dialetto esercita un taglio recente) è la lingua ufficiale.

L’occupazione francese della Corsica è avvenuta intorno al 1764, la lingua francese è stata introdotta in un secondo tempo e con difficoltà, visto il radicamento di dialetti italiani (pisani e genovesi hanno occupato la Corsica fin dal 1000, dunque un contatto di almeno sette secoli).

Anche la Corsica come tutto il Mediterraneo subì la colonizzazione romana, naturalmente molti toponimi sono dunque di origine latina. Nel Medio Evo fu la chiesa ad esercitare il suo potere temporale. Essa aiutò a contrastare le incursioni saracene, anche in Sardegna, con cui nominalmente la Corsica costituiva un unico Regno.

Fino al 1000 ci fu la prevalenza pisana, poi la guerra con Genova, che a lungo andare ebbe il predominio. La repubblica genovese tuttavia non influì sulla lingua corsa, al contrario di Pisa, sebbene questa abbia dominato meno. Tuttavia il lessico è vario, oltre alle influenze toscane, ve ne sono provenienti dai dialetti del nord e del meridione d’Italia, nonché dalla Sardegna. Es. lantora (retico, ligure) = allora,  rumenta (celto-ligure) = sudiciume, carrucciu (sardo) = carriola, iddu (dialetti meridionali) = egli, quello.

I dialetti corsi non sono ancora del tutto classificati.

La Corsica è divisa fisicamente e politicamente in due parti, gioco forza anche linguisticamente. Vi sono dunque due variati principali, come in Sardegna, un dialetto settentrionale con sistema eptavocalico e uno meridionale, pentavocalico. Alcuni fenomeni rispetto all’italiano sono: gl che diventa ll, l’assenza della sonorizzazione (come nel toscano, strata e non strada), la laterale l = ll prima di una d, caldo = callu, è presente invece il fonema rr come in italiano. Articoli determinativi: il diventa u: u pane; la diventa a: a donna; le diventa e: e pietre e così via…

In generale il fenomeno linguistico tende a raggiungere il miglior risultato con la minore energia, cioè con movimenti articolatori più semplici: tennico per tecnico, pissicologia per psicologia (sorta di economia linguistica).

Non sono stati trovati in Corsica documenti scritti di rilievo precedenti al quattrocento. Nei primi secoli storici il potere veniva trasferito mediante i monasteri con le donazioni (giudicali). Di donazione in donazione, pian piano si realizzava l’occupazione politica. I monasteri andavano all’avanscoperta, in attesa dell’occupazione militare. La prima cronaca volgare sulla storia dell’isola corsa è del XVI sec.

Per approfondimenti, uno storico per i rapporti tra Liguria, Corsica e Sardegna è Geo Pistarino di Genova. Per quelli con la Toscana, Luigi Serristori.

L’episodio iniziale l’ho ricordato dopo aver scritto la lezione. Nel raccontarlo ho volutamente usato tratti dello stile di un famosissimo scrittore, che mi ha impressionato quasi come S. Stile, forse, non del suo capolavoro, ma davvero curioso. Chi indovina di chi si tratta vince un pomeriggio con me, scenderemo le stesse scale… Come cotillon cercherò di coinvolgere anche S., per uno strepitoso outing.

(Linguistica sarda – 19.3.1996) MP

Commenti (34)

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
33 #
Fantaghirò
fantaghiro.blog.tiscali.it//
151.33.186.47
Inviato il 30/10/2008 alle 11:03
salut angel,comment ca va?
Ma..che fai nella vita, sei un prof, vero? solo un prof puo’ sapere tutte ste cose..!
Oggi festeggio un esame in meno,evvaiiiiiii!!
Kiss

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
32 #
andreapac
andreapac.blog.tiscali.it
79.11.52.143
Inviato il 29/10/2008 alle 15:06
Ciao angel grazie della lezione, ipara e metti da parte.Non si finisce mai di approfondire, ma la biondina con capelli corti…sarda o corsa?

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
31 #
uncuoredibimba
uncuoredibimba.blog.tiscali.it
88.63.27.74
Inviato il 27/10/2008 alle 18:06
ciao, ben tornato
la vita è difficile e non bisogna arrendersi mai,
io butto giu a getto, e un po che non scrivo perche riesco a farlo solo dopo diverso tempo da cio che mi accade, poi divento un fiume in piena, non sono felice, sembro tanto forte fuori ma non e cosi, do l’idea della determinata, ma e solo il forte impegno che do a me stessa per andare avanti sempre

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
30 #
jolinne
82.59.198.43
Inviato il 25/10/2008 alle 02:07
Ciao Angel,
rieccomi
purtroppo non posso seguire il blog
lavoro amore e travian mi tengono impegnata sempre
aggiungi che per arrivare in ufficio e tornare a casa mi ci vogliono due ore all’andata e altrettante al ritorno perchè adesso praticamente convivo con Dino. Eh no, non è scappato ed ormai è troppo tardi per tutt’e due visto che stiamo scegliendo la chiesa dove celebrare le nozze (speriamo entro la fine del prossimo anno)
A presto Angel
un tenero e affettuoso abbraccio :*
Jolinne 🙂

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
29 #
diotima47
diotima.blog.tiscali.it
89.97.102.254
Inviato il 24/10/2008 alle 15:05
professore? okkupiamo?

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
28 #
ivy phoenix
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
151.65.40.228
Inviato il 23/10/2008 alle 21:29
pare che dalle tue parti il maltempo abbia fatto casini tremendi.. come stai? tutto bene?

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
27 #
come alice
85.20.17.150
Inviato il 23/10/2008 alle 10:25
Mi chiedo ma dov’è che hai appreso tutte queste nozioni, visto che mi sembra che alle lezioni ti distraevi un bel pò??? Scherzo, naturalmente.
Bello l’argomento di questo post, se approfondisci ulteriormente fammi pure un fischio…
Affatto = Per nulla
o no???
Ciao Angel
Ps: che ha fatto l’inter, ieri?

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
26 #
giorgia
giorgiapintus.blog.tiscali.it
78.14.77.52
Inviato il 22/10/2008 alle 23:04
Grazie per aver lasciato il tuo commento sul mio guestbook…il tuo blog è veramente fantastico.
Torna a trovarmi… Giorgia

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
25 #
faraluna
speranzadivita.blog.tiscali.it
78.15.227.200
Inviato il 22/10/2008 alle 19:06
Al di là della lezione per me che sono ignorante in materia,la differenza sostanziale tra lingua e dialetto è che la prima rimane fredda,come dire “aristocratica”;il secondo è quello che rende meglio il “senso” e “l’immagine” di ciò che vuoi dire.
Ciao!:-))faraluna
P.S.:riguardo a ciò che mi hai scritto tempo fa sui commenti su Tiscali:lo sfondo con i delfini non c’entra niente (l’ho realizzato io ed è leggero).
Io penso che dipenda di più dalla piattaforma;questo perchè tu con lo stesso pc riesci a lasciarmi commenti su Splinder e se guardi le immagini in colonna, su Splinder sono più grandi e più pesanti.Un bacio.faraluna

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
24 #
ivy phoenix
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
151.65.40.228
Inviato il 22/10/2008 alle 14:26
beh ma chi ha vinto il pomeriggio con te, poi?

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
23 #
Raz
evacontroeva.blog.tiscali.it
87.9.118.217
Inviato il 20/10/2008 alle 16:55
Ah ok, tutto a posto allora, l’avevo quasi presa come se fosse stata colpa del torneo.
Ciao.

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
22 #
Raz
evacontroeva.blog.tiscali.it
87.9.118.217
Inviato il 20/10/2008 alle 14:31
Non mi è chiaro il significato del messaggio ke hai lasciato da me.

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
21 #
nenet
tuttinsieme.blog.tiscali.it
79.32.91.1
Inviato il 19/10/2008 alle 22:35
Interessante, io ho trovatop qualche analogia anche tra il Sardo e il Friulano, es FRADIS=fratelli … sì io sono Friulana di origine ma nata a Roma e dal ’97 vivo qui in Sardegna e ho sposato un collega di S.Antioco … i miei figli sono nati qui. Lavoriamo al Teatro Lirico di Cagliari come Artisti del coro, qindi CANTIAMO!!!! buona serata!! Nenet

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
20 #
flyss
truestory.blog.tiscali.it
94.163.18.38
Inviato il 17/10/2008 alle 17:57
cavolo io e il sardo siamo due entità divergenti….

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
19 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
159.213.40.2
Inviato il 17/10/2008 alle 14:34
…a dire il vero soio, sarei…Vestina…e non Sabina…:-)
nel mio blog c’è un link della riserva naturale dove sono nata e cresciuta…:-)

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
18 #
fanta
151.33.188.187
Inviato il 17/10/2008 alle 13:35
merci angel..

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
17 #
maryloo
maryloo.blog.tiscali.it
87.24.231.181
Inviato il 17/10/2008 alle 12:30
SMAK!
Per quanto riguarda il commento da me non posso che darti ragione, ci sono tante cose belle nella vita e un po’ di leggerezza non guasta mai. Non era il caso di quando ho scritto l’ultimo post.

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
16 #
Maryloo
maryloo.blog.tiscali.it
87.24.231.181
Inviato il 13/10/2008 alle 16:17
L’ho trovato davvero molto interessante e non è un complimento scontato (se ciò che leggo non mi piace non lascio commenti); hai arricchito la mia conoscenza sui dialetti…ops! Meglio dire che hai ridotto la mia ignoranza sui dialetti. 😀
Quello che so per certo è che non mi piace parlare con persone che non conoscono anche l’italiano “ufficiale”.
p.s. I baci non si chiedono, si danno.

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
15 #
diotima47
89.97.102.254
Inviato il 12/10/2008 alle 14:29
tira dentro quella lingua, per favore!
Mostrò più “che potea”

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
14 #
Audrey
aboutmeandother.blog.tiscali.it
87.11.179.165
Inviato il 09/10/2008 alle 20:20
Hey ciao..eccoti qui..bel post..diamine! 😉

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
13 #
Nadir
87.19.216.242
Inviato il 09/10/2008 alle 15:23
lo spetteguless tira… e non è la prima volta che scrivi su queste lezioni condivise… propongo una nuova rubrica… le lezioni galeotte di Angel e Rosa.

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
12 #
Nadir
thepromisedland.blog.tiscali.it
87.19.217.6
Inviato il 08/10/2008 alle 23:42
ho preferito la prima parte del post perchè mi piace farmi gli affari miei … eheh… ma la donna in trasparenza che compare nella foto tra cartine geografiche è Rosa?

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
11 #
cleide
62.10.142.170
Inviato il 08/10/2008 alle 22:31
Sono andata su Youtube e pure sul loro sito. Ho vissuto 15 anni a Sassari e non ne ho mai sentito parlare. Ma “so elli” è in Gallurese?
Io non parlo il sardo purtroppo,lo capisco ma non lo parlo. Da me si parla il catalano.:)
P.s.
Ma guarda che sei un bel tipo. Mi scrivi..clicca sul link e non mi molli il link. Ora vedo di trovarti lo stesso.:-)

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
10 #
celia
78.15.188.253
Inviato il 08/10/2008 alle 19:25
Cerca su youtube So Elli Sardigna Indipendente… 🙂

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
9 #
celia
78.15.188.253
Inviato il 08/10/2008 alle 19:20
No aspe’… dove l’hai trovata questa meraviglia?
Non l’avevo mai sentita prima e non so chi siano.
Cacchio Angel questa fa venire tanta voglia di…
Ajo prontu sese? Mi sto gasando pure io.
Non è che mi dici dove la posso prendere? La voglio pure io 🙂 )))
Saludos
Fortza Paris
Sardigna no est Italia
Sardigna Natzione Indipendentzia 🙂 )))

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
8 #
ivy phoenix
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
151.65.54.124
Inviato il 06/10/2008 alle 21:53
ma insomma tu andavi a lezione affatto per le biondine…

sì per ammirare la foto immagine è meglio tornare a puntate.. elaborata e ben riuscita al solito

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
7 #
diotima47
89.97.102.254
Inviato il 04/10/2008 alle 15:14
“a unu populu, attuppatici a bucca…”, Buttitta docet.
Sai, frequentando il blog di “aeroporto”, da un’interpretazione delle sue parole, ho concordato con lui che tutte le lingue sono morte, in quanto prodotto di una convenzione, in quanto codificate e sottoposte a regole.
Allora, mi dico nella mia testa bacata, le parole non hanno nulla a che fare con le lingue “madri”, non sono orfane, ma hanno una VITA a sé stante, quasi riescono a uguagliare la potenza dei segni e dei gesti.

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
6 #
flyss
truestory.blog.tiscali.it
193.205.5.2
Inviato il 03/10/2008 alle 14:02
secondo me avresti dovuto insistere di più… lei ci stava al gioco con te 🙂
per lo scrittore non ne ho idea…e sul carruccio..io l’ho sempre inteso come la pianta del fico d’india..mah…stranezze linguistiche!
buona giornata angel!

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
5 #
celia
78.15.197.150
Inviato il 02/10/2008 alle 12:35
E la nostra limba sarda con tutte le sue varianti cosa è? 🙂

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
4 #
violacolor
violettanet.blog.tiscali.it
82.48.20.42
Inviato il 01/10/2008 alle 14:58
ciao – io accedo al blog di nenet. ha camb look 🙂
dialetti… io conosco qlc dialetto nord centro e adoro tt le lingue del mondo ke penso siamo in continua evoluzione.
ciaoo v

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
3 #
Paola
159.213.40.2
Inviato il 01/10/2008 alle 12:36
ops angel oggi nenache io accedo al blog di nenet…:-(

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
2 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
159.213.40.2
Inviato il 01/10/2008 alle 08:35
ma quanto è interessante questo articolo sui dialetti…complimenti davvero…l’ho letto d’un fiato.
Sai dirmi qualcosa del dialetto della mia terra natia, l’Abruzzo?
ah…per i blog privati, penso sia stato qualcosa che funzionava male in tiscali, ieri erano improvvisamente diventati privati un sacco di blog…almeno io mi sono data questa spiegazione, perchè a parte il messaggio, con “Annulla” si visualizzava e commentava normalmente…

Lingue tagliate… Io, diamine, così e così…
1 #
ivy phoenix
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
151.65.47.45
Inviato il 30/09/2008 alle 19:58
sì ma io il mio cognome non glielo avevo detto… forse a mia insaputa l’aveva chiesto alla mia amica..
beh.. mi pare che sia il momento per un post nuovo qua da te.. no?
tutto ok max?

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