REPRESENTACION DEL DESENCLAVAMIENTO DE LA CRUZ

Lezioni condivise 111 –  Antoni Maria de Stersili

 30 Apr 2016 @ 11:55 PM

Il ripensamento sulla Storia della letteratura (nel territorio dello stato italiano) è iniziato solo negli anni Cinquanta del secolo scorso e non si è ancora compiuto del tutto. Prevale ancora una concezione centralista, pertanto accentratrice, che privilegia la lingua ufficiale e lega troppo spesso la letteratura alla ragion di stato, avente origine in quell’unità non sentita dai popoli e voluta solo da pochi nel 1861. Da allora diverse illiceità hanno generato una lunga serie di norme e atti impopolari, servendosi dell’uso della forza o approfittando del lassismo diffuso. Il resto è stata sovversione che a volte ha vinto, altre si è imposta, ma mai in maniera stabile e duratura, essendole stata opposta la forza delle armi, delle bombe e delle stragi, anche per indirizzare il modo di pensare e la cultura. Sappiamo, perché ne siamo testimoni, di come lo stato abbia sempre trattato le lingue locali, come ne abbia sempre proibito l’ingresso nella scuola, perpetrando l’ignoranza e impedendo la conoscenza linguistica corretta, almeno come bagaglio culturale di ciascun individuo.

Nell’ambito del cammino di riappropriazione della nostra cultura, della nostra letteratura, del nostro teatro, nel corso dell’anno accademico è stato tenuto in modo permanente un laboratorio teatrale con la partecipazione attiva del prof.

L’attività, conclusa con il saggio – la rappresentazione dei colleghi/attori -, si è come trasfigurata in un’esistenza parallela dello stesso sapore; non dico nel palco calpestato fin da bambini o nelle commedie di Antonio Garau, Efisio Vincenzo Melis e altri, seguite come eventi da ragazzi, ma certo nelle Compagnie teatrali sarde itineranti, accolte nei loro tour nei vari comuni dell’isola, dal primo teatro d’avanguardia, quello che trattava in maniera drammatica o sarcastica del diritto al lavoro o le rappresentazioni storiche di Francesco Masala e del Teatro di Sardegna, “Su connotu”, “Sos laribiancos”, fino alle abbuffate da uno spettacolo al giorno con tutte le maggiori compagnie sarde: Is mascareddas, Cada die, Actores alidos, La maschera, La botte e il cilindro, Crogiulo, Lucido sottile, Mario Medas, Fueddu e gestu e la lista potrebbe continuare ancora a lungo. Mettiamoci dentro anche Dario Fo, da “Guerra di popolo in Cile” e “Mistero buffo”, fino alla recente lezione in aula magna, con il ritrovare colleghe sparite da mesi, magari di quella Trexenta che vanta in tema gloriose tradizioni.

Il saggio ha risvegliato una certa nostalgia, è stato sobrio, ma sentito e toccante, nonché impegnativo, quanto di un’eccentrica suggestione, con quei costumi di scena essenziali e l’azione sulle poltroncine dell’aula magna del Corpo aggiunto. Si è rappresentato il Desenclaviamento de la cruz di Antoni Maria de Stersili (1688).

Sorvolando sul periodo proto sardo, la scrittura in Sardegna è documentata fin dal periodo fenicio-punico, cui seguì la latinizzazione e la coesistenza del sardo con tutte le lingue che introdussero i vari dominatori successivi, principalmente il greco/bizantino, catalano e spagnolo.

Visto che siamo in tema, è lecito citare uno dei primi documenti di età romana, la tavola di Esterzili, recante un decreto del proconsole Lucio Elvio Agrippa e risalente al 18 marzo del 69 d.C., imperatore Otone, relativa a una controversia legale tra le popolazioni arcaiche.

In seguito vennero i Carmina nella necropoli di Tuvixeddu (Grotta della Vipera): Dalle tue ceneri, Pontilla fioriscano viole e gigli… gli scritti di San Lucifero e Sant’Eusebio, nonché San Fulgenzio, in età vandalica, diversi codici, le Passioni dei martiri San Saturno, San Lussorio e San Gavino, le vicende agiografiche di Sant’Antioco e San Giorgio.

Intorno al 1000 il sardo venne usato nei documenti ufficiali dei Judikes, in atti notarili, nella stesura delle leggi, nei Condaghi. I documenti cominciarono a essere tanti, tra cui gli Statuti Sassaresi, e nel Trecento il documento più noto la Carta de logu.

La prima opera letteraria pervenuta a noi in lingua sarda può essere considerata Sa vita et sa morte, et passione de sanctu Gavinu, Prothu et Januariu di Antonio Cano ed è un poemetto del Quattrocento.

Del Cinquecento si conservano più scritti: Los diez libros de Fortuna de Amor di Antonio Lo Frasso, citata anche nel Don Chisciotte di Miguel de Cervantes; in quel periodo molti autori scrivevano anche in Castigliano, come Sigismondo Arquer, Giovanni Francesco Fara, Gerolamo Araolla, con l’eccezione di Pietro Delitala (italiano).

Ed eccoci al Seicento, il secolo del nostro testo, tra gli autori, Giuseppe Delitala y Castelvì, Josè Zatrilla, lo storico Francesco Angelo de Vico, Salvatore Vidal, e siamo quasi in epoca contemporanea con una storia letteraria conosciuta e documentata.

Non bisogna dimenticare la poesia estemporanea sarda che rappresenta un patrimonio che nel corso di tanti secoli in parte si è perso. Ne trattò Matteo Madao nel 1787 ed è da citare la meritoria opera dell’altrettanto estemporaneo editore Antonio Cuccu (1921-2003). Diversi autori hanno trattato l’argomento in passato e l’hanno sviscerato nel presente.

Il segno letterario non può prescindere dal suo sostrato, che è il codice linguistico.  Ciò ha permesso di rivalutare tutte le lingue naturali e di studiare con maggiore competenza le lingue e le letterature delle minoranze.

Oggi non ha più senso parlare di letteratura italiana o di letteratura sarda, quanto semmai di comunicazione letteraria degli italiani e dei sardi, ossia di sistemi letterari policentrici la cui identità si è storicamente e geograficamente affermata grazie al contributo di più lingue e di più culture.

I poemi agiografici non furono marginali nella cultura umanistico-rinascimentale, come potrebbe far pensare la scarsa attenzione che oggi si riserva loro. Sono un’opera contigua, non incardinata alla liturgia, che sta dentro la ricca produzione devozionale legata alla celebrazione dei santi. La linea di demarcazione che separava i non alfabetizzati dagli alfabetizzati, almeno fino agli inizi del Settecento, doveva essere più o meno la stessa che divideva i sardofoni da coloro che parlavano altre lingue. La competenza degli altri codici, come il catalano e il castigliano, era patrimonio di una minoranza. Per la comunità di parlanti esse esistevano prevalentemente come lingue scritte, veicolo del potere e della cultura dotta.

Non è improbabile che, per lungo tempo, i testi che venivano scritti fossero destinati alla recitazione e al canto e nello stesso tempo concepiti in previsione di una duplice diffusione: scritta e orale.

Il Cano, mediante la variante logudorese adottò una via mediana tra l’accento fortemente religioso delle Passiones e i modi della tradizione orale della poesia religiosa sarda.

Anche Gerolamo Araolla scrisse in logudorese, un poema sacro di duecentocinquanta ottave in rima alternata e baciata, dal titolo (simile a quello del Cano) Sa vida, su martiriu et morte dessos gloriosos martires Gavinu, Brothu et Gianuariu, pubblicato nel 1582 a Cagliari, in quel periodo opere del genere furono numerose fino a Seicento inoltrato.

Il sardo costretto sempre più nei contesti comunicativi propri dell’oralità, trovò canali, spazi espressivi e circolazione testuale (orale e scritta), soprattutto negli ambiti della cultura e religiosità popolare. Soprattutto il clero continuò a parlarlo con la massa dei fedeli. L’ecclesiastico di rango poteva conoscere, oltre il latino e il sardo, anche il catalano, il castigliano e l’italiano: il castigliano perché lingua ufficiale dei nuovi dominatori, il latino in quanto cardine della funzione sacra, oltre che fondamento della classicità, veicolo della cultura scritta e principale serbatoio di modelli sintattici e retorici.

Tra Cinquecento e Seicento la poliglottìa degli intellettuali sardi, chierici e laici, costituiva, dunque, un elemento fondamentale per la generale comprensione della comunicazione letteraria in Sardegna.

Tra questi, e siamo al punto, frate Antonio Maria da Esterzili (1644-1727), il cui nome resta legato all’opera in versi Representacion del desenclaviamento de la cruz, compose in sardo-campidanese con didascalie in castigliano.

Le opere di molti autori, a partire dal XV secolo, attestano questo plurilinguismo e i loro testi risultano permeati, soprattutto nel contingente lessicale, di elementi allogeni. Latinismi, italianismi e iberismi non di rado coesistono in un rapporto simbiotico col mutante elemento indigeno e con le sue strutture organizzative più profonde. Una questione filologica legata al rapporto tra sistema grafematico e sistema fonematico. Quale contenuto fonico corrisponde a talune realizzazioni grafiche? Quale scrittura? Quale lettura? Quale pronuncia? La lingua sarda solo nella seconda metà del Novecento ha iniziato a conoscere una sia pur minima normalizzazione grafica e ortografica grazie ai premi letterari.

Di fra Antonio Maria da Esterzili sappiamo poco, non conosciamo il cognome, né abbiamo notizie certe sui luoghi ove visse e si formò, escluso il fatto che sicuramente trascorse dei periodi della sua vita a Iglesias, Sanluri e Cagliari. Tra le poche notizie pare certo che il frate venne accusato e punito dagli organi ecclesiastici per un “crimine pessimo”. Secondo alcuni studiosi si tratta di un reato politico oppure a sfondo amoroso. Eppure il frate occupa un posto importantissimo nella storia letteraria della Sardegna in quanto è da considerarsi il primo drammaturgo e commediografo della storia del teatro in lingua sarda. L’Archivio storico di Cagliari ha conservato diverse opere a lui riconducibili che hanno un inestimabile valore culturale. Il titolo completo di questa raccolta è il Libro de comedias escripto in sardo por Fray Antonio Maria de Estercili, sacerdote capuchino en Sellury, año 1688: Conçueta del nascimento del Christo, Comedia de la Pasion de N.ro Señor Christo, Representacion de la comedia del desenclavamiento de la cruz de Christo nuestro Señor, Versos que se representan el dia de la resurreccion, Comedia grande sobre la Assumption de la Virgen Maria Señora nuestra a los cielos.

(Storia del teatro e dello spettacolo – 12.5.1997) MP

Commenti (1)

REPRESENTACION DEL DESENCLAVAMIENTO DE LA CRUZ
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Dominique
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LA SANCTA NICHILITATE

1.03.2007

Città del Vaticano, estate 2006, visita ai musei vaticani, particolare atmosfera, tombe dei papi, moderata folla, ampio capannello in lontananza: è la tomba di Giovanni Paolo II, breve raccoglimento; papi contemporanei, altri all’istante anonimi dietro il loro numero ordinale; Giovanni XXIII, la folla sosta davanti… poi mentre avanzo, che ti vedo? Bonifacio VIII!

Che ci fa qui Bonifax? Incredulo, mi indigno! Non è certo una cosa da far passare sotto silenzio… Medito iniziative, un po’ sconvolto. Bonifax squalifica le altre presenze, specie le migliori… non so se ci sia uomo chiamato “papa” che abbia fatto di peggio. Sappiamo che molti papi non sono stati stinchi di santo, ma c’è anche un limite all’indecenza…

A chi non lo capisse, spiegherò meglio i motivi del mio sdegno… (segue…)

Nel frattempo potete leggere L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone e Mistero buffo di Dario Fo…

torno subito…

Negli ultimi anni delle scuole superiori scoprii Silone, ma avvenne in un modo particolare; in quegli anni soprattutto non cercavo l’autore, ma argomenti, decidevo della mia formazione… basta vedere alcuni titoli di allora, ma soprattutto il loro contenuto: Storia di Gesù (Rops), Lettera ad una professoressa (don Milani), L’obiezione di coscienza (A. Coletti), Vita di Gesù (Renan), Volete andarvene anche voi? (Santucci)….. L’avventura d’un povero Cristiano di Ignazio Silone. Non conoscevo il libro, fosse stato L’avventura d’un Cristiano, probabilmente non l’avrei preso, l’attributo di povero fu determinante, ma non potevo certo immaginare quanto quel libro avrebbe contato per me, insieme ad altri del periodo ed in più letti nonostante il tentativo di dissuasione della prof.

Vi è una storia del Cristianesimo popolare italiano che non coincide con quello della gerarchia… meraviglia per i miei occhi… poche settimane dopo aver assistito a teatro a Mistero buffo di Dario Fo. La sensazione fu quella di un bambino che impara a camminare… la piacevole sorpresa di veder scritto in un libro ciò che già pensavo… I ribelli alla gerarchia sono senza dubbio più vicini a Cristo!

Non sto qui a ripetere nei dettagli la storia di Pietro Angeleiro di Isernia o dintorni (trovate notizie e riferimenti nel link qui sotto). Ricorderò solo che era un colto eremita in odor di santità, ritirato in un eremo del Morrone (Maiella), eletto papa nel 1294, da un conclave bloccato da tre famiglie potenti e corrotte del periodo: Colonna, Orsini e Caetani. Era stata una scelta di passaggio, per prender tempo, considerato che l’eremita aveva superato gli ottanta anni.

Pietro dal Morrone era molto legato ai Francescani spirituali (così detti per distinguerli dai conventuali, che secondo i primi avevano tradito la regola del santo, accumulando ricchezze superflue. I francescani spirituali conducevano una vita libertaria, umile, egualitaria. Quella che l’abate Gioacchino da Fiore chiamava Sancta Nichilitate e che per Silone non si estinguerà mai, perchè nel mondo ci saranno sempre uomini che la perseguiranno.

Silone considera il Concilio Vaticano II un passo avanti, ma come accadde nell’Unione Sovietica, con il XX congresso, si riconobbero gli errori dello stalinismo, ma non ci fu il recupero del Comunismo.

Nel maggio del 1294 una grande crisi, non solo morale, travagliava la gerarchia ecclesiastica: in sostanza i veri credenti erano perseguitati da atei che si erano impossessati della chiesa, i cognomi di certe famiglie erano ricorrenti tra i cardinali.

Celestino V, accettò di diventare Papa perchè pensava di poter risanare la chiesa dal suo interno, non tardò ad accorgersi che questo non era possibile. Le continue pressioni e richieste assurde di Carlo II D’Angiò, Re di Napoli e del cardinale Benedetto Caetani furono determinanti perchè maturasase la volontà di tornare nel suo eremo: la cancrena era troppo diffusa e non c‘era più nulla da fare. Fu costretto alla fuga e nel Gennaio 1295 fu spiccato un ordine di cattura contro di lui, arrestato tutti i francescani spirituali suoi collaboratori, Angelo Clareno venne ucciso in un carcere ecclesiastico e anche Celestino V, fu preso mentre cercava di imbarcarsi per la Grecia.

Celestino V, papa, fu fatto prigioniero da Cardinale Caetani, che usurpò il papato con il nome di Bonifacio VIII e chiuse Celestino nella Rocca del Fumone, dove le celle avevano la grandezza di una bara, vi si entrava carponi, non c’erano finestre, infine fu ucciso, sul suo cranio fi scoperto un foro procurato da un chiodo. Era il 19 maggio 1296, aveva 81 anni.

Nel 1303 Bonifax fu fertito in un attentato e morì cinque giorni dopo.

Un personaggio simile che ci fa in Vaticano in mezzo agli altri papi?

Nel 1313 Pier Dal Morrone fu proclamato santo.

Commenti (35)

  1. alescrive:

27 Ottobre 2008 alle 17:26

ciao, complimenti per il bellissimo, originale e profondo sito.

Volevo chiederti se mi puoi inviare per mail il sistema che hai usato per inserire la musica di sottofondo (e evntuale stringa/codice da inserire dove…)

IL MIO SITO PER LA CRONACA E’ http://www.azfootball2003.blog.tiscali.it

se vuoi ti posso dire come inserire i collegamenti con altri siti con eventuali foto/immagini che rimangano fisse sulla destra dello schermo.

GRAZIE MILLE !!!

  1. novaragiacomoscrive:

16 Aprile 2007 alle 12:02

Alcuni errori molto gravi Wojtyla li ha fatti anche nella seconda parte del Pontificato dopo il crollo dei regimi comunisti.

Il sempre più riconoscimento di movimenti ereticali come COMUNIONE E LIBERAZIONE del reietto Don Giussani. La beatificazione (17 maggio 1992) e la Canonizzazione (6 ottobre 2002) dell’amico franchista Josemaría Escrivá de Balaguer fondatore del famigerato OPUS DEI. DUE MOVIMENTI DANNOSI PER IL VANGELO!

Il riconoscimenti di movimenti giovanili squallidi ed anticristiani come i PAPABOYS definiti il Sale della Terra!!!! MA SIAMO MATTI!

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO E’ MERITO ESCLUSIVO DI GORBACIOV! ALTRO CHE WOJTYLA CHE SOSTENEVA PINOCHET!!!! ED ERA AMICO DEL MAFIOSO ANDREOTTI!

Nel 1997 don Giussani ha affermato che i ciellini sarebbero i «balilla, gli irregolari che tirano le pietre», mentre quelli dell?Opus Dei «hanno i Panzer: vanno avanti ben corazzati, con i cingoli, anche se li hanno rivestiti di gomma. Il rumore non si sente, ma ci sono, eccome. E ce ne renderemo conto sempre di più» SIETE FASCISTI!!!!!!!!!!!

  1. flyerscrive:

30 Marzo 2007 alle 23:54

fargetta?? eh eh… che uomini!
cmq salutino… giorni duri questi… speriamo ci sia tregua per Pasqua!!!
bacetti

  1. paolapglscrive:

26 Marzo 2007 alle 13:47

grazie per essere passato sul mio blog. scusami adesso non ho tempo di leggere il tuo post, ma lo faro’ prima possibile!

  1. dany637scrive:

26 Marzo 2007 alle 01:00

Grazie del tuo PREZIOSO commento ho apprezzato moltissimo!

  1. mscrive:

25 Marzo 2007 alle 23:09

grazie. Il suo blog e` ricco. Mi ci ficco

  1. infondoaimieiocchiscrive:

25 Marzo 2007 alle 21:56

Prima il post di un demone ora quello di un angelo:) La vita è bella perchè è varia;)
E’ una bellissima poesia!
Grazie per averla scritta sul mio blog:)
Un bacione e buona serata:)
Domani con più attenzione leggerò il tuo Articolo, la storia mi piace particolarmente e mi piace quella tua definizione NaziAmerikani;)
Basireddu

  1. chatto.netscrive:

25 Marzo 2007 alle 17:21

Caro amico, scusa l’intrusione, ma avrei piacere che tu leggessi il post del mio Blog http://mondochat_ditutto_dipiu.blog.tiscali.it/cr3237849/, in quanto ho visto che hai postato un commento ad un articolo sul blog http://ilgattoelavolpe.blog.tiscali.it/ . Scusa ancora e spero che per tua scelta democratica e umanamente giusta, possa commentare anche i miei articoli con la stesso sincero interesse di sempre. Ben accetti anche commenti dei tuoi lettori… Grazie e a presto !

  1. gioscrive:

25 Marzo 2007 alle 14:36

Ciao Angel, no, non ho ancora letto Atzeni… nemmeno comprato, ancora.
Domani, in congedo per l’incidente passo al centro di Via Carpaccio… dopo le radiografie… spero non ci sia nessuna brutta novità!

  1. ivy phoenixscrive:

24 Marzo 2007 alle 19:57

in realtà io sono molto attaccata a questa mia cultura, sia nel dialetto, sia nelle usanze, sia nella cucina..
diciamo che trieste è mitteleuropea e io a questo ambiente simpatizzo
ciao angel
abbraccione

  1. ivy phoenixscrive:

24 Marzo 2007 alle 17:00

non la conosco ma trieste è giuliana non friulana.
in friuli sì, tengono molto al dialetto loro, lo insegnano anche a scuola.. sono legatissimi alla loro tradizione.
trieste è diversa… siamo in italia dal 1954, prima era territorio libero sotto il controllo degli Usa… siamo porto di mare..
non abbiamo questo sentimento della nostra cultura perchè siamo mescolati.. molto tedeschi, asburgici.. sloveni, italiani.. qui si parlano più lingue.. ci sono le scuole italiane e le slovene una vicino all’altra, e per lavorare bisogna sapere il tedesco.. il triestino è la lingua universale, ma in città, nelle zone del carso già si usano i dialetti sloveni.
siamo contenti di essere italiani ma non facciamo altro che ripetere che sotto l’austria si stava meglio e che quando eravamo territorio libero, era una vera manna….

  1. anets72scrive:

24 Marzo 2007 alle 12:03

Buon giorno,
grazie per il passaggio. No non Paoloil caldo quello di cui parlo nel mio post. E? più semplicemente un povero diavolo senza scrupoli che vive ingannando le persone. Purtroppo è arrivato all?età di 42 anni in questo modo e credo che sia proprio impossibile fargli cambiare atteggiamento. Io mi ero illuso di poterci riuscire ma ne ho pagato le dure conseguenze.
Ho letto con interesse il tuo post e mi ha incuriosito molto, dato che dovrei dare un esame di storia della chiesa a partire proprio da Celestino e Bonifax!
Mi ha incuriosito tanto quel libro che hai citato: L?avventura d?un povero Cristiano di Ignazio Silone. Mi piacerebbe leggerlo e magari avere gli stessi frutti che hai avuto tu.
Passerò più spesso a leggerti. Ciao e buona domenica.

  1. gattomiaowscrive:

24 Marzo 2007 alle 04:52

io sono sempre in giro con la mia bancarella ..un gg passerai?
dai un saluto…buonanotte.
martymarta

  1. invisibiliscrive:

24 Marzo 2007 alle 03:37

UN FURTO NELLA REDAZIONE DI CASABLANCA

IL 18 marzo scorso ignoti sono entrati nella redazione catanese del mensile Casablanca ed hanno rubato solamente un computer che conteneva gran parte dell’archivio del giornale.
A Riccardo Orioles, Graziella Proto e a tutta la redazione di Casablanca la piena solidarietà di ANTIMAFIADuemila.
Non sarà certo un atto vile di questo tipo a fermare il grande lavoro della redazione di Casablanca.
La redazione

Solidarietà con la redazione di Casablanca
Giacomo Alessandroni
Taranto, 22 marzo 2007

L’Associazione PeaceLink esprime la propria solidarietà alla redazione del mensile catanese antimafia Casablanca (http://casablanca.motime.com/) dove domenica 18 marzo, approfittando dell’assenza dei redattori, ignoti sono penetrati nella redazione e – senza apparenti segni d’effrazione o di scasso – hanno trafugato un computer.
Il danno economico per una piccola redazione autogestita ed autofinanziata è rilevante, non solo per il valore economico del computer in sé, ma soprattutto per le informazioni in esso contenute. In questi mesi, in un panorama informativo regionale sempre più desolante, Casablanca è stata una delle poche voci di denuncia sociale e civile dell’intera Sicilia. Si teme quindi che il gesto sia un’intimidazione verso il lavoro svolto da Casablanca.
Il mensile è nato l’anno scorso su iniziativa dei giornalisti antimafia Riccardo Orioles, Graziella Proto ed altri giornalisti indipendenti, tra cui molti provenienti dall’esperienza degli anni ’80 de I Siciliani, mensile fondato e diretto da Giuseppe Fava (ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984). Casablanca intende riprendere l’eredità de I Siciliani e di Avvenimenti – anch’esso fondato da Giuseppe Fava e Riccardo Orioles – sin dagli esordi.
L’Associazione PeaceLink sostiene l’informazione antimafia ospitando sul suo portale La catena di San Libero, diretta da Riccardo Orioles (di cui citiamo solo un piccolo passo del primo numero: “Non so su che mezzo stai leggendo, in questo momento, queste righe. Al momento in cui scrivo, non so se esse verranno pubblicate da un giornale, e da quale, o se le diffonderò tramite Internet, o se mi stai leggendo grazie a una stampante laser a 300 dpi – o su un volantino. Faccio il giornalista antimafia da vent’anni, e al ventunesimo anno non sono affatto sicuro di potermi far leggere da te con mezzi regolari”), le denunce di Carlo Ruta, autore del sito http://www.leinchieste.com/ e anch’egli vittima, in questi anni, di varie intimidazioni, per aver dedicato un’intera sezione del proprio sito alla cultura della legalità e all’impegno contro le mafie.

Chiediamo a tutti di essere solidali con la redazione di Casablanca. Chi volesse è invitato a scrivere un messaggio di solidarietà all’indirizzo riccardoorioles@gmail.com.
Adesso stiamo raccogliendo abbonamenti per evitare una ulteriore spesa a chi già sta dando tutto in cambio di niente. Serve un altro computer. Se qualcuno ha un computer in più, casablanca raccoglie (che sia funzionante, però)

A Riccardo Orioles, Graziella Proto e a tutta la redazione di Casablanca la piena solidarietà
di Censurati.it e Desaparecidos.it

Casablanca lo potete richiedere in abbonamento a: *Grazia Rapisarda –
Casablanca – via Caronda 412, 95128 Catania*.

bonifico bancario:
di euro 30 (1 anno)a:
Graziella Rapisarda
Banca Popolare Italiana Catania
CC 183088 ABI 5164 CAB 16903
causale: “abbonamento a Casablanca ”

Oppure :
inviare assegno bancario
nn trasferibile di euro 30 a:
Grazia Rapisarda- CASABLANCA
Via Caronda 412 , 95125 Catania
info : 095.0932490

  1. iltovscrive:

22 Marzo 2007 alle 23:06

Ho letto i “Racconti con colonna sonora”, sono partito dagli esordi (anche se pubblicati postumi). Ho trovato le basi, forse l’embrione, di una scrittura che già si annuncia importante. Ho appena cominciato la lettura di “Il quinto passo è l’addio” e “Apologo del giudice bandito”, contemporaneamente, come spesso mi capita in una insensata frenesia di conoscere un autore. Dalle prime pagine è chiaro che quell’embrione si è evoluto, ha preso la sua forma, per dirti quale essa sia (ai miei occhi) devo finire la lettura. Con rammarico devo confessarti di non essere riuscito a trovare “Passavamo sulla terra leggeri”, il libro che più mi aveva incuriosito, continuerò la ricerca. A presto.

  1. flyerscrive:

22 Marzo 2007 alle 13:38

bacino

  1. ivy phoenixscrive:

22 Marzo 2007 alle 00:47

sono stanchisssssima e vado subito a dormire..
ripasso domani
intanto
buona notte a te massimo!

  1. Jean harlowscrive:

19 Marzo 2007 alle 13:42

Hi,forse dovrei cambiare foto al post,,,o forse no,il velluto che mi circonda fa parte del mio essere.
abnegazione.
ma non sono sparita,tornerò presto a scriverti,anzi,forse lo farò oggi o chissà,ma tornerò.io nn sparisco mai mio diletto.lin

  1. falivenesscrive:

19 Marzo 2007 alle 10:45

Ciao cucciolo d’uomo un saluto a te.

  1. ivy phoenixscrive:

18 Marzo 2007 alle 17:44

ripasso a salutarti
abbraccione!

  1. Jean Harlowscrive:

15 Marzo 2007 alle 02:44

Mio doletto A.
ho letto i tuoi versi al lume della mia nuova candela, una delle poche sere in cui la vita mi concede pace,finito il lavoro, mi cucio un vestito e guardo un film,e ti scrivo,,,eclettica no??
un bacio
deliziosi versi,deliziosi davvero e son più che onorata,,,
a presto!

  1. ivy phoenixscrive:

13 Marzo 2007 alle 23:30

ciao angioletto! un salutino…
già… papa borgia l’hai visto?

  1. fiorescrive:

13 Marzo 2007 alle 22:03

Alessandro VI l’hai visto?

  1. jennynutellascrive:

13 Marzo 2007 alle 20:24

Grz per aver fatto una capatina da me. Un bacio

  1. Sweet Silviascrive:

8 Marzo 2007 alle 11:10

Sono in ufficio ed ho pensato di visitare anche questo tuo blog. Molto interessante!

  1. novaragiacomoscrive:

7 Marzo 2007 alle 15:56

GIOVANNI PAOLO II non è un santo ma un impostore amico di Pinochet, OPUS DEI, DON GIUSSANI, MADRE TERESA CHE SONO DEI FARISEI IPOCRITI SPECULATORI!

  1. ivy phoenix scrive:

6 Marzo 2007 alle 15:00

amico mio… il poco tempo lo capisco benissimo..
con ticchia fu una storia di alti e bassi..
ma ho imparato tanto sui sentimenti vivendola..
inoltre avevo socio al mio fianco..
anche ora, la sento, anche se, la dimensione in cui sta è cambiata.
abbraccio e buon lavoro

  1. lady.angyscrive:

5 Marzo 2007 alle 23:50

Ti ringrazio del commento, ogni tanto passo sempre a leggerti.Testi critici, mi piacciono molto.
Vai avanti così. Un bacioneeeeeeeeeee

  1. zahirscrive:

5 Marzo 2007 alle 12:47

ciao

  1. ivy phoenixscrive:

3 Marzo 2007 alle 23:41

……
curiosavo se avevi di nuovo cambiato foto
salutino….
tornata ora e stanchissssssima

  1. ivy phoenixscrive:

3 Marzo 2007 alle 14:16

vedo che fai le prove con le immagini
ciao a te massimo
bacione

  1. ivy phoenixscrive:

2 Marzo 2007 alle 20:10

sì? mai stata alle tombe dei papi.. mi pare ora sia visibile anche un pezzetto di quella di san paolo.
ciao a te

  1. falivenesscrive:

2 Marzo 2007 alle 11:21

Sì anch’io!Sà

  1. arteepartescrive:

1 Marzo 2007 alle 15:39

sì, dico a te!

  1. flyerscrive:

1 Marzo 2007 alle 12:00

nel Vaticano c’è di tutto, infondo il papa è stata sempre un’istituzione politica prima ancora che religiosa e morale… quanto è valso davvero un uomo non saranno certo i poteri a stabilirlo ma noi persone comuni.

ZÎZNASE

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Racconti Ondivaghi

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VERSUS VERSO

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