SOVVERSIVI INSEGNAMENTI

31 Dic 2016 @ 9:45 PM

Lezioni condivise 119 – Geo “alla cerca” di uno spazio.

Lo studio della geografia, già di per se complesso, è reso sorprendente, non da oggi, ma anche oggi, dall’essere scienza alla ricerca di spazi, già di per se paradossale per la disciplina dello spazio, della terra. Riesce perfino difficile credere che discipline così popolari, per quanto digeste o indigeste, a seconda dei gusti, possano trovarsi nelle condizioni di trovare nuovi spazi, non li hanno? Il cammino della scienza è appunto un movimento, esso smembra, crea nuove discipline che finiscono per prendere il sopravvento su altre, ti tolgono lo spazio, lo fanno proprio, ti svuotano…

Pare un discorso piuttosto inverosimile, lo è per noi gente comune, non lo è dove si consumano le “battaglie” scientifiche o pseudo tali… E ci sarà una ragione se qualche anno fa divenne quasi di pubblico dominio che l’insegnamento della geografia sarebbe dovuto sparire dalle scuole di grado inferiore, per essere accorpato probabilmente in qualche altra materia o smembrato in più di una.

Mi rendo conto che tra storia, economia, geologia, scienze umane e fisiche, antropologia, linguistica e via dicendo, gli spazi si siano ristretti, ma direi in riferimento a studi superiori, non alla scuola dell’obbligo.

Che fa allora la geografia, o meglio i geografi, se ancora così li possiamo chiamare; invadono a loro volta spazi? e non è che così si possa fare chiarezza. Già possiamo osservare che in differenti insegnamenti universitari si studiano argomenti simili, questo non è di per se negativo, anzi, studiare uno stesso argomento da diversi punti di vista, con approfondimenti differenti, può essere altamente formativo e specializzante.

E fin qui parliamo della scienza in se; nella politica delle scienze la situazione diventa cronaca, gli atenei esibiscono neppure troppo velatamente guerre tra dipartimenti e interdipartimenti, fino allo scontro personale, fino a contendersi gli studenti e adottare conflitti che potremmo immaginarci tra bancari o in una redazione giornalistica, piuttosto che in una università.

Eppure meditare di eliminare la geografia sembra impensabile, la scienza della terra, dello spazio in cui viviamo, se proprio fosse necessario ci sarebbero studi molto più vaghi e generici, non riesco a pensare che sia la geografia a dover cercare spazi. La scienza deve inseguire un po’ di logica: storia e geografia, tempo e spazio, che spesso si intersecano, ma sono l’elementare primitiva distinzione.

La Storia come totalità della vita umana, la geografia come sede in cui essa si svolge. Non è tutto così semplice in realtà, né si può tornare all’errore della divisione netta tra le scienze, la scienza moderna “predica” l’interazione, l’epistemologia, la cui applicazione distorta porta poi agli effetti anzidetti. Il sorgere di un problema non dovrebbe mai essere risolto moltiplicando i problemi all’infinito, fino al caos.

Così una inventiva, una visione anche eccezionale dello spazio e del tempo, quasi inimitabile, come quella di Fernand Braudel, riaccende la polemica: era storico o geografo? Entrambe le cose, perché solo storico e non anche poeta… Siamo alla banalizzazione dolosa delle discipline di studio.

Quando arriveremo a discernere di Geografia storica (tra complessità, interesse e assestamenti sottili), potremo anche scoprire che è più importante l’oggetto di studio del nome in cui viene racchiuso.

In realtà in questi anni c’è stato perfino qualcunƏ che ha tentato di mettere sotto attacco la Storia, gente inconsistente per fortuna, quellƏ che imaginano tunnel infiniti ove passano gli elettroni o roba simile, specie di micro-gasodotti scavati all’insaputa di chiunque… La Storia non è nemica di nessuno, riporta i fatti del tempo vissuto dall’uomo, ma la Storia a volte è percepita come il tuo avversario, scienza che ti opprime e che autorevolmente si pone in una posizione di disturbo rispetto alle scienze umane e anche rispetto a quelle fisico naturalistiche. E questo non è detto da gente qualsiasi, si mettono in moto filosofi per giudicare le scienze e chi le muove, il confine tra soggettività e oggettività è sempre vago, come il giudizio su tesi interessanti e non.

L’ambito di ricerca della storia è stato lo stesso di altre scienze dello spirito (filosofia e altre), questo sotto certi aspetti è naturale, tuttavia gli storicisti si posero il problema della necessità di differenziarsi, di centrare un particolare, anzi essere la scienza del particolare, lasciando alle altre scienze umane un ruolo più generale, delle ripetitività. Questa dicotomia è passata nel mondo scientifico: Storia come particolarità, totalità della vita umana, dell’azione e del pensiero; le altre scienze umane e fisiche, relative alla generalità. L’evento storico allora viene definito da tre caratteri peculiari: unicità (irrepeatability): ogni evento storico è definito nello spazio e nel tempo perciò è irripetibile; correlazione: ogni evento storico è correlato con un altro fatto o evento storico, dunque i fatti storici sono correlati tra loro; significato: capacità di apportare modificazioni, dunque, senso dell’evento. Gli storicisti devono distinguere anche per opportunità pratica, per la contrapposizione che c’è tra scienze umane e scienze fisiche per avere maggiore potere contrattuale da parte dei docenti, borse di studio e via dicendo, dunque necessità anche pratiche.

Wilhelm Windelband (1848-1915) e Wilhelm Dilthey (1833-1911), filosofi, sono tra i maggiori esponenti della scuola storicista di Heidelberg (detta anche scuola del Baden). I due storicisti fanno la migliore teorizzazione della differenza tra le scienze naturali e dello spirito. Nelle scienze naturali, il soggetto della conoscenza è esterno (diverso) dall’oggetto della conoscenza. L’uomo si pone in relazione con qualcosa di diverso da lui che apprende per conoscenza causale: metodo induttivo o empirico. Nelle scienze storiche il rapporto con la storia da parte dell’uomo e nello stesso tempo anche oggetto della conoscenza; l’uomo è compreso nella realtà storica, che deve essere studiata dall’uomo stesso.

La comprensione della realtà storica per Dilthey avveniva attraverso un’analisi dell’uomo come individuo (psicologia). Prima occorre partire da una base psicologica, conoscenza dell’uomo, poi dal suo ruolo di animale sociale.

Dilthey, fondatore dello storicismo tedesco, nell’Introduzione alle scienze dello spirito delineò le differenze dell’oggetto di indagine delle scienze dello spirito rispetto a quello delle scienze naturali.

Riaffermò l’importanza della storicità nella scoperta dell’influenza delle cause sociali sulla formazione dell’uomo e del mondo, e sostenne il primato e l’autonomia dei fatti nella storia.

Mentre le scienze naturali tendono a rivelare le uniformità del mondo grazie al loro oggetto che è esterno all’uomo e viene compreso attraverso la spiegazione di un fenomeno, le scienze dello spirito tendono a vedere l’universale nel particolare indagando all’interno dell’uomo e sono capaci di comprendere un fenomeno.

Nell’opera Il contributo allo studio dell’individualità, Dilthey afferma che l’oggetto del comprendere è l’individualità. Negli Studi per la fondazione delle scienze dello spirito e nella Costruzione del mondo storico lo stesso Dilthey afferma: “Il comprendere è il ritrovamento dell’io nel tu”.

Per Dilthey il processo della comprensione risiede all’interno delle scienze dello spirito, e il comprendere non è un comportamento teorico, ma il rapporto che l’uomo intrattiene con sé stesso. Spiegare e comprendere sono solo due diverse direzioni della coscienza che giungono a costituire due differenti categorie di oggetti (agli oggetti dello spiegare corrispondono le scienze empiriche; agli oggetti del comprendere, le scienze storico-sociali). L’ermeneutica.

Windelband è più preciso di Dilthey: egli pone una differenza tra scienze nomotetiche (nomos e regola, legge), generalizzanti, che tendono a scoprire il funzionamento del mondo fisico, causalmente (secondo il rapporto di causa ed effetto) e scienze idiografiche (idios, individuo), individualizzanti, che puntano a cogliere il particolare, l’irripetibile, unico, originale, circoscritto nello spazio e nel tempo, che deve essere compreso e non spiegato causalmente.

Questa distinzione la fa in Storia e scienza della natura (1894), le nomotetiche (dal greco nómos e thetikós: «che stabilisce leggi») e le idiografiche (dal greco ídios e graphikós: «che descrive il particolare»: le prime sono le scienze della natura che, descrivendo fenomeni che si ripetono esattamente nelle stesse condizioni, possono formulare «leggi» generali, mentre le seconde sono le scienze storiche che, studiando fenomeni che accadono una volta sola, unici, non ripetibili e particolari, non formulano leggi generali, ma esprimono «figure» individuate dal loro «valore» (ad esempio, immagine idiografica), perché «solo ciò che è unico ha valore». Storia di valori, dunque.

La filosofia in quanto scienza critica della storia esprime giudizi di valore, o critici, ovvero esprime le relazioni tra i fatti e la coscienza giudicante, acquisendo validità oggettiva. Il suo compito è stabilire le «norme» sulle quali si fondano i tre giudizi critici fondamentali (valori universali): il giudizio logico, il giudizio etico e il giudizio estetico, ovvero della “coscienza normale” o normativa.

Le idee dei due entrano nella riflessione geografica grazie a Alfred Hettner. Egli ha una visione moderna della geografia che condivide in pieno le tesi storiciste, ma non ha trovato seguito. Per Hettner la geografia è un modo per osservare la realtà. Tutta la storia produce variazioni nello spazio e nel territorio. E’ la storia che produce spazio (Kant: non esiste nè spazio nè tempo, se non quello che noi viviamo – viriamo, dalla nostra mente). L’elaborazione concettuale geografica, nel tentativo di fare ordine, diventa piuttosto oscura ed è una posizione pericolosa perché condividendo le tesi storiciste mette in pericolo l’esistenza della geografia stessa, in favore della storia (in ambito accademico) che si fa forte del rischio di suo stesso smembramento.

Siamo a concezioni sostanzialmente filosofiche. Hettner, in uno dei tentativi di salvataggio, opta per il regionalismo (benché non fosse una novità), in senso di spazio, di definire l’irripetibile, l’unico, l’originale. Egli riteneva lo spazio un prodotto della storia, che nel presente veniva esercitato dall’uomo nel suo spazio vitale. Egli si è occupato intensamente di geografia del paesaggio. Ramo dell’insegnamento fondato nel 1919 da Siegfried Passarge, perché ci fosse uno sviluppo rispetto all’approccio meramente morfologico, verso orografia, geologia, geomorfologia, climatologia, della flora e della fauna. Egli ha valutato i precedenti Länderkunde (studi nazionali) più che sufficienti, benché contraddicano Passarge per una coreografica visione del paesaggio: corrispondente a una scala compartimentazione di Erdräume (spazi terrestri), divisioni dimensionali tra continente, paese, paesaggio e, infine, località, la più piccola unità di classificazione dimensionale, intendendo come tale un limitato spazio territoriale, ove avvengono modifiche temporali (per lo storico), nello spazio (per il geografo), ad esempio la viticoltura, soggetta a nuove tecniche e modifiche nel tempo e nello spazio.

Hettner ha aggiornato molto questi concetti, specie quello corologico, lo studio dei luoghi e delle regioni, un concetto che ha influenzato sia Carl O. Sauer che Richard Hartshorne.  Lo stesso Alfred Hettner ha pubblicato nel 1907 il libro L’Europa, ove sostiene che la geografia è una scienza corologica (studio della distribuzione geografica di organismi viventi) e si basa sullo studio di regioni. Ha respinto l’idea che la geografia può essere o generale o regionale. Anche la Geografia come gli altri campi del sapere, deve fare i conti con la relazione tra unico e universale, regionale e generale, ma lo studio delle regioni è il campo principale della geografia.

(Geografia – 21.1.1998) MP

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ashlyn
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… CHIAMALA, SE VUOI, EMOZIONE

Lezioni condivise 46 – La congiura di Palabanda

30 Ott 2010 @ 10:47 PM

Nel periodo rivoluzionario sardo – che viene solitamente indicato come un decennio, ma che va in realtà dai primi echi in Sardegna della Rivoluzione francese fino al 1812 e passa – a Cagliari si formarono dei club giacobini, alcuni moderati altri più radicali. Uno di questi era quello di Palabanda, dal nome della località in cui si riuniva, nel quartiere di Stampace a Cagliari.

Il 30 ottobre 1812 sarebbe dovuto partire da lì quello che è da considerarsi l’ultimo tentativo insurrezionale contro il dominio piemontese, passato alla storia come Congiura di Palabanda o “borghese”, essendo i sovversivi appartenenti in buona parte all’inquieto ceto medio: avvocati e altri professionisti.

E’ sintomatico che questa emozione nascesse a Stampace, quartiere vivace e temuto, sanguigno, il fulcro della resistenza all’oppressore, dunque quello più anelante alle idee di libertà.

Il catalano Ramon Muntaner (1265-1336), che aveva partecipato all’assedio di Cagliari da parte dell’infante Alfonso nel 1325, nella sua Cronica scrisse: “Il Borgo di Stampace, popolato dalla più maledetta gente del mondo… Non vi sono maggiori peccati che un uomo possa commettere che non siano stati commessi a Stampace…lì albergano orgoglio ed arroganza…”. Fermo il prezioso supporto storico tramandatoci, non capisco cosa pretendesse questo soldato, di essere forse accolto con una mesada de malloreddus e proceddu arrustu?

La sommossa fu tradita, il capo della rivolta individuato nell’avv. Salvatore Cadeddu, segretario dell’Università e tesoriere del comune, recidivo, in quanto ebbe parte nella sollevazione più importante e almeno in un primo momento vittoriosa, del 28 aprile 1794.

Sul fatto, che portò alla condanna a morte i principali congiurati, esiste pochissima documentazione anche nei registri segreti, gli atti del processo sparirono quasi subito dagli archivi.

Si dice che la documentazione sia stata portata via dai Savoia, in ultimo da Umberto II nell’esilio portoghese.

Lo studio più completo sulla vicenda è quello della professoressa Maria Pes, La rivolta tradita. La congiura di Palabanda e i Savoia in Sardegna, ed. Cuec, Cagliari 1994.

Della valle di Palabanda com’era allora è rimasto poco, un po’ inghiottita dalla città, resiste solo qualche segno, come il portale che fungeva da accesso ad una corte abitata da povera gente e che dà sul corso. Lo citò in un articolo Francesco Alziator, intorno al 1977, preoccupato perché a qualche sciagurato non venisse in mente di demolire l’ultima memoria architettonica di quel pezzo di storia, ultimo concreto impeto d’orgoglio di un’avanguardia del popolo sardo, che meriterebbe piuttosto salvaguardia e sa giustìzia si ddu crùxiat a chi oserà toccarlo.

In quel cortile e nel giardino retrostante, di proprietà del Cadeddu, si riunivano da tempo i cospiratori: là si divertivano, discutevano di politica, del predominio in città dei piemontesi, al seguito di Vittorio Emanuele I, costretto in Sardegna dall’occupazione napoleonica e la cui presenza aveva significato un inasprimento delle tasse per i sardi.

Scrive lo Spano nel 1861: “Era questo un predio dell’infelice avvocato Salvatore Cadeddu, il quale l’aveva adornato di sedili e di altre comodità per ricrearsi. Quivi soleva trattenersi quotidianamente nelle ore d’ozio, dove concorrevano gli amici più cari che aveva, e distinti cittadini. All’ombra di due cipressi di morte, che allora vi sorgevano, seduti tutti solevano biasimare gli atti del Governo, e quindi meditavano di farlo crollare. Ma non ebbero effetto, perché fu scoperta la trama, e parte di essi terminarono la vita con supplizj e parte nell’esilio” e lo descrive come luogo di grande fascino per il giardino “ordinato con lusso di opere d’arte”. Cagliari non pativa la siccità che per anni l’ha tormentata grazie anche ai pozzi di quell’area periferica: quello dei Cappuccini profondo trenta metri, la cui acqua, “è buona e molto leggera”. Non meno importanti erano “la bellissima fontana di acqua salmastra di cui si provvede la città” e la “grande cisterna scavata nella roccia” dove già si progettava di aprire l’Orto Botanico.

Nei pressi erano anche is osterieddas, descritte dall’Alziator come “Miserevoli osterie, con stuoie al posto di letti; più tardi abitazioni per le famiglie più povere”.

La parte alta della valle, trasformata in vigneto dai Cadeddu, è oggi l’orto botanico, impiantato nel 1862 per volontà del prof. Giovanni Meloni Baylle, docente di Scienze Naturali presso l’Università cagliaritana, che acquistò il terreno. Esso in alcune parti conserva uno scenario di natura archeologica di epoca punico-romana e ambientale, “grazie” anche al fatto che dopo la congiura, la stessa località, caduta in disgrazia e malfamata, fu trasformata in discarica. Oggi nel piazzale centrale è posta una lapide in ricordo di quel moto.

Il malcontento persistente, si esacerbò durante il viceregno di Carlo Felice, detto Feroce, durato fino al 1806. Dopo il primo periodo di repressione, egli si legò a certi ambienti cagliaritani, dando qualche contentino alla Reale società agraria, agli asili, ai collegi; fece qualcosa per la sanità, erogò borse di studio… Bastò per incantare alcuni ambienti, tra cui proprio quelli che organizzarono la rivolta, vedendo peggiorare la situazione con la presenza del re nell’isola.

Il 1812 fu l’anno della fame e della peste (vaiolo), l’anno in cui la carestia produsse gli effetti più nefasti, come descrisse il futuro duca di Modena Francesco d’Austria-Este. Era il periodo in cui le prefetture cominciavano ad esercitare il proprio controllo e si tentava invano la leva dei sardi. La zecca veniva trasferita in Sardegna e abolito il valore del denaro cartaceo, si coniò quello in argento.

In questo contesto – con un popolo che era già riuscito a liberarsi dal giogo straniero, ma al quale aveva di nuovo ceduto gratuitamente; con i patrioti impiccati ed esposti alle porte delle città o morti in esilio e in prigione, la gente affamata, morente nelle strade, oberata dalle tasse, i posti ai sardi promessi e non concessi – si sviluppò l’idea di un sovvertimento dell’ordine costituito, di un’altra cacciata dei piemontesi, forse definitiva, da parte della famiglia dell’avv. Salvatore Cadeddu, oltre a lui i figli Gaetano e Luigi, il fratello Giovanni, Giuseppe Zedda, docente nella facoltà di Legge, gli avvocati Francesco Garau e Antonio Massa, il sacerdote Antonio Muroni ed altri insigni professionisti di Cagliari. Ma era rappresentato anche il popolo con il conciatore di pelli Raimondo Sorgia, il sarto Giovanni Putzolu, il pescatore Ignazio Fanni e il panettiere Giacomo Floris.

L’insurrezione era prevista per la notte tra il 30 ed 31 ottobre 1812. Si dovevano occupare le porte di Stampace e Villanova, entrare nel quartiere Marina dalla porta di Sant’Agostino, lasciata aperta dai soldati di guardia, complici, per poi espugnare Castello, arrestare Giacomo Pes di Villamarina, comandante militare della città, ed espellere i pubblici funzionari e i cortigiani, che stavano portando la Sardegna alla rovina.

Ma la notizia della cospirazione arrivò all’avvocato del fisco Raimondo Garau che informò il re ed il colonnello Villamarina che allertò i militari ai suoi ordini.

Il fallimento fu dovuto a tradimento, delazioni, indecisioni ed imprudenze; i congiurati furono in gran parte arrestati.

Il panettiere Giacomo Floris fu uno dei primi a rinunciare quando incontrò una pattuglia di piemontesi e così fecero alcuni suoi amici. Il sarto Giovanni Putzolu e alcuni compagni mentre si aggiravano nelle stradine di Stampace furono intercettati dal colonnello Villamarina e Putzolu, vistosi perduto, puntò una pistola contro il comandante, ma i suoi amici gli impedirono di sparare.

Sorgia e Putzolu furono arrestati e impiccati, Salvatore Cadeddu ebbe la stessa sorte qualche mese dopo.

Gaetano Cadeddu, Ignazio Fanni, Zedda e Garau furono condannati a morte in contumacia

Giovanni Cadeddu, e il Massa morirono in carcere scontando la pena dell’ergastolo; Floris e Pasquale Fanni al remo a vita. Gli altri furono esiliati o banditi.

Per il Martini il Cadeddu “Amato come egli era e riverito dai concittadini per la gravezza degli anni, per le cariche onoratamente coperte, non fuvvi uomo d’animo sensitivo che non ne compiangesse l’infortunio, in quel giorno soprattutto che perdette miseramente la vita nelle forche istesse, dove mesi prima l’avevano lasciata Sorgia e Putzolu”. La patria non li condannò, prosegue il Martini, Storia della Sardegna, Cagliari 1852: “… tra l’immensa turba degli avversi al potere dominante, uomini furono nel medio ceto che a novità politiche anelavano, per impeto di buon animo e santo desiderio di sanare i mali della patria”.

(Storia della Sardegna – 26.4.1996) MP

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Inviato il 09/01/2013 alle 02:47
La lingua è viva perchè muta come il diritto positivo. Guai se così non fosse.

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andreapac
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Inviato il 26/08/2012 alle 20:13
Direi che sarebbe sufficiente andare a Gerusalemme e entrare nella basilica di S.Elena e la rappresentazione diventerebbe un rivivere una pagina triste della storia di una fede che non è stata ancora consumata dal temo. Blasfema l’immagine del nudo femminile dinanzi a una rievocazione tutt’altro che ipocrita. Buona settimana

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Nelle insurrezioni bisognerebbe coinvolgere o il popolo o essere in pochi fidati. Da una parte diventa un’azione politica importante, dall’altra un atto rivoluzionario d’esempio.
La congiura di palabanda da come la racconti sembra non rientrare in nessuna di queste categorie. Che ne dici?

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giulia
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Inviato il 06/11/2010 alle 17:50
ma se arrivo a cagliari, vengo accolta con una “mesada de malloreddus e proceddu arrustu?
Mica tanto bene sono accolti gli stranieri lì da voi! 🙂 )

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Paola
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Inviato il 02/11/2010 alle 15:59
Ciao Angel…non sapevo di questa sommossa…non si finisce mai di imparare…
però a dir il vero a scuola non sono mai stata una appassionata di storia…e solo ora mi mordo le mani per le mie lacune, che difficilmente riesco a colmare…:-(

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sally brown
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Inviato il 26/10/2010 alle 23:36
eppure lui o n’amico suo disse…”invero è la moneta la miglior musa che rende l’uom poeta”. Mercenari non motivati da ideali? Non ci crediamo oggi e non ci credevano allora. Vinceva chi batteva cassa, e aveva mercenari a iosa da pagare.
I problemi cominciavano quando le casse si svuotavano e i mercenari se la filavano alla spicciolata…eh sì. Son tornata. ole/.)

SA DIE DE SA SARDIGNA

Lezioni condivise 8 – … e …il senno di poi…

1.07.2007

Vi assicuro che è un mero caso questo passaggio dai vespri siciliani a “sa die de sa Sardigna”, il giorno che qualcuno usa definire “vespri sardi”; peraltro i due episodi storici accadono a distanza di ben 512 anni tra loro e le analogie sono davvero poche, nel bene e nel male.
Lascio a voi l’eventuale minuzioso esercizio di confronto, dal quale io mi astengo, se non per qualche osservazione incidentale… diciamo ad esempio che qui non troviamo “arme nel petto” di nessuna donna, né sarda, né piemontese… Gli episodi licenziosi si fermano alla “bella di Sanluri” (1409 – vedi post )… essi pare siano prerogativa del basso medioevo.
Quello dal 1792 (considerando l’attività dei primi club giacobini) al 1802 viene chiamato nella Storia di Sardegna “decennio rivoluzionario” (in Francia 1789-1799); un decennio stretto (o largo, a seconda del punto di vista), considerato che per alcune code, si allunga fino al 1812, anno della congiura di Palabanda, sventata da un “pentito” ante litteram.
In Sardegna dal 1789 al 1792 non accadde molto di rilevante, se non una certa preparazione del successivo decennio, con la nascita di alcuni club giacobini, nel loro piccolo però ben differenziati (per maggiori dettagli vi rinvio alla mia tesi di laurea, che tratta questo argomento).
Le idee della Rivoluzione tardarono ad attecchire in Sardegna, contrastate dalla Chiesa e dal governo.
Il 21 gennaio 1793, tra Cagliari e Quartu S.Elena, i francesi avviarono il loro terzo tentativo di occupare la Sardegna o almeno di tastare se ciò fosse possibile con una certa facilità, viste le forze poste in campo. Gli altri due tentativi erano avvenuti a La Maddalena, ove peraltro vi fu anche la partecipazione del giovane Napoleone (che pare lanciò una “bomba” senza esplosivo) e nell’Isola di San Pietro (7 gennaio 1793), dove si insediò una piccola repubblica giacobina.
In quel frangente, la popolazione di Carloforte, non fece alcuna resistenza, anzi calò dal piedistallo (secondo scene che siamo stati abituati a vedere nell’est europeo e da ultimo in Irak) e seppellì la statua di Vittorio Emanuele III, al cui posto venne prontamente innalzato l’albero della libertà. Alcuni sostengono che le cose andarono così perché non avrebbero potuto resistere, ma c’è da considerare che lì la popolazione non era sarda, bensì di origine ligure. Inoltre c’era con i francesi Filippo Buonarrotti, pisano, discendente di Michelangelo, che in seguito diventerà uno degli ideologi del socialismo comunistico, vicino prima a Robespierre, poi a Babeuf, e tra gli ispiratori del giovane Marx.
Fu lui che a Carloforte dettò la costituzione (misteriosamente sparita) della “Prima” repubblica illuminata; era ancora il giovane Buonarrotti, non ancora comunista rivoluzionario, ma lo spirito c’era, come pure nella rivoluzione francese. Lo stesso Gramsci rivalutando una certa storia del risorgimento, ne fa risalire gli esordi a questo periodo.
La repubblica dell’Isola della libertà decadde con l’arrivo di una flotta spagnola, cinque mesi dopo (25 maggio 1793), non è chiaro se in funzione antirivoluzionaria o in appoggio ai Savoia.
Questi episodi costrinsero il governo sabaudo, peraltro sempre parsimonioso in Sardegna, a costruire alcune fortificazioni a Cagliari: Monte Urpinu e il Forte di Sant’Ignazio (S. Elia).
A parte questo, che potrebbe suonare come una sorta di salvarsi il culo da parte dei piemontesi, paradossalmente la difesa di Cagliari fu organizzata dai cittadini, dai sardi e non dal governo. In quell’occasione i francesi non vennero visti come liberatori, ma come minaccia al Regno, all’autonomia dello Stato sardo, che pure era occupato dai Savoia, rappresentati da un viceré. Questi, nell’occasione, si eclissò, probabilmente disposto ad arrendersi, tanto è vero che la sua inerzia assoluta provocò un fatto inedito dall’inizio dell’occupazione sabauda: la risoluzione dello Stamento militare di avvalersi dell’antico diritto di autoconvocazione e di provvedere alla difesa per sopperire all’inerzia del governo viceregio. Una dimostrazione di forza che sicuramente sarebbe stata più utile in ben altri frangenti.
La storia non si fa con il senno di poi, ma probabilmente se i sardi avessero lasciato fare, sarebbe cambiata la Storia della Sardegna e io non penso in peggio, anche perché non ci sarebbe voluto molto a far meglio. Tuttavia la storia dimostra che i francesi non erano interessati più di tanto, insomma sembrava dicessero “o ce la date gratis oppure arrangiatevi”. Essi, secondo l’ideologia rivoluzionaria, intendevano liberare l’isola dalla tirannia sabauda e verosimilmente instaurare una repubblica indipendente, senza mire coloniali, militari o economiche.
In effetti avevano informazioni secondo cui i sardi non amavano affatto i Savoia e prevedevano un loro sollevamento; non tennero conto di un certo orgoglio irrazionale. Fu così che a Cagliari, specie per volontà di un tribuno del popolo quale Vincenzo Sulis (ripagato poi con il carcere duro, praticamente a vita, salvo l’evasione e l’esilio finale), si costituirono dei gruppi armati spontanei, fatti provenire anche dall’interno dell’isola in seguito a una grida.
I francesi sbarcarono, il 14 febbraio, in una sorta di stagno/pantano, tra Margine Rosso e Foxi, completamente disorientati, in mezzo alle siepi di fichi d’india, si spararono tra loro, per poi incasinarsi ulteriormente nelle saline presso il Poetto, alla fine, stanti anche le particolari condizioni temporalesche, risultarono sconfitti.
Suppongo per questione dei fichi d’india… s’intenda l’avvenimento appena citato, a meno che non sia Balbiano ad essere stato gettato in mezzo a una siepe spinosa… qui mi serve il vostro aiuto… (è stato solo un attimo di disattenzione nell’ammirar le colleghe… fatale!).
Esiste anche una versione secondo cui non fosse volontà dei sardi respingere i francesi, ma che ciò avvenne per un fatto accidentale avvenuto il 23 gennaio 1793.
Quel giorno la flotta francese, prima di attaccare, chiese la resa e inviò una scialuppa parlamentare con a bordo, tra gli altri, il Buonarrotti. Alcuni miliziani di stanza sul porto li presero però a fucilate, costringendoli a ripiegare velocemente. Lo sgarbo, esecrato peraltro dai sardi, fece insorgere nella popolazione e nei miliziani stessi, la paura di una dura reprimenda da parte francese. Da lì sarebbe nato o perlomeno si sarebbe rafforzato tutto il movimento per resistere.
Partiti i francesi, i sardi tirarono le somme: il viceré Balbiano non aveva difeso l’isola e in primo luogo Cagliari; l’isola fu protetta da miliziani sardi su iniziativa degli stamenti e da civili armati per la difesa dell’ordine pubblico (diversi dai Barracelli, che tutelavano la proprietà privata).
Insomma i sardi erano incazzati, si resero conto che avevano solo salvato i Savoia… e allora che fossero ripagati! Gli stamenti in autoconvocazione permanente, decisero di inviare una delegazione a Torino, dal Re, per chiedere la giusta ricompensa per aver respinto i francesi. Vennero formulate cinque domande, non erano richieste eccezionali, si chiedeva: 1) il ripristino delle antiche istituzioni sarde, previste nel trattato di Londra e in altri; 2) la regolare convocazione del parlamento sardo (gli stamenti o cortes), mai avvenuta da parte dei piemontesi, accentratori; 3) l’istituzione di un Ministero per gli affari di Sardegna; 4) l’affiancamento al viceré di un Consiglio di stato, in quanto egli, militare, era slegato dai problemi reali della Sardegna; 5) conferimento di tutti gli impieghi del regno ai sardi (questa domanda veniva rivolta già dal seicento agli spagnoli con la minaccia di non pagare il donativo, adesso veniva chiesta come concessione).
La delegazione partì per Torino alla spicciolata, erano in sei, due rappresentanti per ogni braccio stamentario (gli stamenti erano tre: militare [nobili e feudatari], ecclesiastico, reale [civile, governatori delle città regie]). La missione si trasformò in una sorta di vacanza, il re non li riceveva, temporeggiava, ammorbidiva i più decisi con favori e premi; i sardi cominciarono a perdere la pazienza, finché scoppiarono. Il pretesto fu l’arresto di alcuni esponenti di un club rivoluzionario, accusati di sovversione e il concomitante spargersi della notizia che il re aveva rifiutato le richieste dei sardi.
Il 28 Aprile 1794, Cagliari insorse, i borghi occuparono il Castello, quartiere ove risiedeva la corte piemontese. La rivolta si estese nei giorni successivi a tutta l’isola. I piemontesi venivano individuati (“nara cixiri” – sa die, prima dell’istituzione ufficiale con legge, era nota come sa die de s’acciàppa [il giorno dell’acciuffare]), sistemati sulle navi ferme in porto, armi e bagagli e cacciati via ad uno ad uno.
Ho già parlato dei vespri siciliani… i sardi furono signori o un’altra cosa che finisce in modo assonante; non ci fu violenza, né rapina, ma ciò in disprezzo ai piemontesi: si rifiutava insomma qualsiasi cosa fosse loro appartenuta… si salvò solo l’arcivescovo Melano, unico piemontese a restare sull’isola…
Chiudiamo qui per ora, godiamoci questa parentesi di costante resistenziale

(Storia della Sardegna – 8.3.1996) MP
Per approfondimenti: “La Sardegna sabauda nel settecento” di Carlino Sole

Commenti (31)

1 #
bob
sinngail.blogspot.com/
84.223.9.124
Inviato il 31/07/2007 alle 21:33
We are waiting for you in Ireland.
Bye

2 #
themirror
87.2.148.238
Inviato il 31/07/2007 alle 16:35
Purtroppo..mio caro..è tutta realtà..nuda e cruda..
Avvicinarmi a lui..non credo di averne più il coraggio..ho paura che possa accadere ancora e..non so se riuscirei a sopportarlo..comunque..grazie..

3 #
come alice
come_alice.blog.tiscali.it
85.20.17.150
Inviato il 31/07/2007 alle 14:45
Ciao Angel, scusa se non leggo il tuo post ma vado di frettissima…Il periodo non è dei migliori e non sono molto presente sul blog…solo questo. Nessun “adiramento” di nessun tipo. Ti prometto che appena posso, torno a leggerti e cerco anche di rispondere a qualcuna delle tue domande sul mio blog. Ma guarda che non sono un’esperta, sono andata a tentativi…Ciao e buona giornata 🙂

4 #
jolinne
81.208.83.231
Inviato il 30/07/2007 alle 18:00
Ciao
scusa l’assenza
ma sto incasinata di lavoro e poi tiscali non attrae dopo tutte le modifiche
non sto su myspace ma su spaces.live.com
jolinne.spaces.live.com
spero di tornare presto
un bacio
Angie/Jolinne

5 #
Barbara
insideofme.blog.tiscali.it
217.169.121.9
Inviato il 30/07/2007 alle 14:47
Ciao, passo solo oggi a ringraziarti per la poesia che hai lasciato nel mio mondo… Sei stato molto carino 🙂
Tornerò a trovarti anche perchè non sono riuscita a leggere tutto il tuo post, vado sempre di fretta…
Buona settimana

6 #
odinooooooooooooo…
82.187.59.82
Inviato il 30/07/2007 alle 14:27
O tiskali quando finirà questo stato di precarietà? Ma proprio d’estate si doveva fare sta cosa? Ovvero quando il personale è in ferie…
sa die

7 #
Flyer
cotidievivere.blog.tiscali.it
87.19.221.184
Inviato il 28/07/2007 alle 17:38
ma ciao angel… come va nella bella sardegna… so che c’è molto sole e molto caldo… come vedi sono tornata… non appena ho visto le migliorie di Tiscali ovviamente… si sono salvati in calcio d’angolo! tutto dalle mie parti procede… nè bene nè meglio ma l’importante è non fermarsi mai!

8 #
MissMagda
missmagda.blog.tiscali.it
82.84.215.232
Inviato il 27/07/2007 alle 22:05
Silvietta che dico io aveva il blog quartaeffe.blog.tiscali.it
Inutile che clicchi, l’ha chiuso come già ho detto!

9 #
lumachina
87.18.204.98
Inviato il 27/07/2007 alle 15:48
ciao a te e alla tua meravigliosa isola.
buona giornata da lumachina

10 #
Gio
incontrieaffini.blog.tiscali.it
62.10.234.93
Inviato il 26/07/2007 alle 11:49
Ciao Angel il tuo cmmt è invece solo uno e bino…
Un saluto

11 #
infondoaimieiocchi
infondoaimieiocchi.blog.tiscali.it
84.223.114.83
Inviato il 26/07/2007 alle 10:53
Buongiorno Angel:-)…
dopo la tua rivelazione credo che verrò a trovarti dall’altra parte :-), mi pare doveroso!
Ti auguro una serena giornata ciao 🙂

12 #
MissMagda
missmagda.blog.tiscali.it
62.10.229.15
Inviato il 26/07/2007 alle 09:37
SOlvietta si che è sarda eccome!
A parte le paroline in sardo dei suoi post, c’era la foto nel bastione con l’Ichnusa in mano!!!
Più sarda di così!!!
A parte questo, vedo la crisi ormonale in atto, ma non ti preoccupare, tra poco arrivano le ferie e potrai “matare” quanto vuoi!
Miss

13 #
Grazia
ilgiardinodelcuore.blog.tiscali.it
62.10.142.213
Inviato il 25/07/2007 alle 22:47
grazie del saluto che ricambio piacevolmente, anche io sono alle prese con l’uragano Tiscali….
buona estate….ciao

14 #
Gio
incontrieaffini.blog.tiscali.it
62.10.234.93
Inviato il 25/07/2007 alle 21:48
Ciao Angel ben ritrovato… e interessante la stiria(la nostra storia) che racconti.

15 #
Gio
incontrieaffini.blog.tiscali.it
62.10.234.93
Inviato il 25/07/2007 alle 21:48
Ciao Angel ben ritrovato… e interessante la stiria(la nostra storia) che racconti.

16 #
Gio
incontrieaffini.blog.tiscali.it
62.10.234.93
Inviato il 25/07/2007 alle 21:43
Ciao Angel ben ritrovato… e interessante la stiria(la nostra storia) che racconti.

17 #
MissMagda
missmagda.blog.tiscali.it
82.84.215.232
Inviato il 25/07/2007 alle 21:10
Non penso sia grave, sempre che non avessi in mano un foglio ed una penna con l’intenzione di chiedermi un autografo!
Io credo continuamente di vedere Silvietta, che tra l’altro ha chiuso il suo blog da un giorno all’altro senza preavviso, uno di questi giorni saluterò una sconosciuta pensando sia lei!
Eppure non ha un viso comune!!!
Sono cose che capitano, fortuna che non l’hai fermata perchè sai che figura… o forse no, magari lei era single e rimorchiavi pure ehehehehhee
Miss

18 #
diotima47
diotima47
213.140.18.136
Inviato il 25/07/2007 alle 12:29
ciao, dolce compagno invisibile, ma presente nel mio angolo di mondo!

19 #
MissMagda
missmagda.blog.tiscali.it
62.10.229.15
Inviato il 25/07/2007 alle 12:01
Si è vero giro per feste quindi non è solo Pabilon che ho girato 🙂
Non è proprio nella mia zona, infatti quella sera sono tornata a casa alle 3 :S
In ogni caso non mi spaventano i complimenti… ma a pensarci nemmeno gli insulti 😀
Te sei delle “rivers of Pabilon”?

20 #

falivenes.blog.tiscali.it
87.22.217.167
Inviato il 25/07/2007 alle 07:12
…Dipende dalle disposizioni della pagina e anche dal lavoro di ripristino dati che i programmatori della Tiscali.it stanno facendo(hanno rimesso l’archivio, però in molte piattaforme manca ancora il “contatta autore”, a me è stato ripristinato da qualche giorno da te ancora no.Le figurine in maglietta credo siano stati posti per identificare in futuro i vari admin che commentano le pagine degli autori per esempio al posto del mio dovrebbe comparire Mafalda, a te la tua foto ecc.Ciao Angel

21 #

falivenes.blog.tiscali.it
87.22.217.167
Inviato il 24/07/2007 alle 08:48
…Bene amico mio, vedo che qui siamo alla normalità, un kiss veloce e un sorrisone alla tua Sardegna;-)

22 #
Verdana
suamaestainfernale.blog.tiscali.it
84.222.133.166
Inviato il 23/07/2007 alle 10:05
Buongiorno Angelo, stai scoppiando di caldo si? Scommetto che staresti meglio nel mio inferno, ce ne sono tanti di angeli caduti, sarà colpa della pressione bassa? 🙂

23 #
ivy phoenix
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
84.222.94.46
Inviato il 20/07/2007 alle 20:44
sì, ma se hai scoperto un indirizzo valido dei vecchi link, ti prego, svelami come si fa

24 #
ivy phoenix
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
84.222.94.99
Inviato il 20/07/2007 alle 16:53
voi angeli…
i link non mi sono ancora riapparsi e non so se per caso è che non sono passata ancora ai nuovi template o cosa, ma mi secca perdere lo sfondo dell’edera.
rimandami la mail, ho dovuto lasciare il mio vecchio pc e nel nuovo portatile devo rifarmi la rubrica, quando hai tempo.

con me… sempre casini… pazzesco… magari ti racconterò via mail.. storiacce davvero fetide.. bleah!

25 #
Angel
themirror
87.15.131.95
Inviato il 20/07/2007 alle 14:41
certo che noi angeli..ne vediamo di cose..un abbraccio..

26 #
ivy phoenix http://donotpanichereiam.blog.tiscali.it
84.222.95.10
Inviato il 17/07/2007 alle 15:20
mannaggia vorrei sapere che url hanno i miei vecchi post, tu hai scoperto come si fa?
ufffa

27 #
ivy phoenix
84.223.67.171
Inviato il 16/07/2007 alle 17:50
eccomi!
ma quanto la ami la tua sardegna eh?
prima o poi devo vederla cagliari, su questo non ci piove.
io periodo tormentoso.. mi hai lasciato il commento quindi hai letto che mi capita..
e poi torno in tiscali e trovo tutto cambiato.
come hai trovato l’archivio dei post?
i link dei miei vecchi non corrispondono più e la cosa mi scoccia alquanto davvero…
e poi non riesco a raggiungere chi mi lascia i commenti perchè non c’è l’url
soru mi stava simpatico, ed ero in tiscali per quello… ma se davvero resta così la miglioria… mah?
abbraccione

28 #
odisseo
84.222.213.234
Inviato il 15/07/2007 alle 20:20
… più che altro è n’apocalisse

29 #
diamanta
88.36.114.88
Inviato il 02/07/2007 alle 11:13
Ciao ^__^ buon inizio lunedì Angel…. ma quale Angel!??! heheheh
Non conosco nessuno che il blog qui, a meno che non sia la Angel che conosco io e allora vuol dire che ha un blog anche qui ^__^

30 #
Verdana
84.222.132.83
Inviato il 02/07/2007 alle 01:11
ma guarda chi è passato dall’inferno 😉 , io non sono mai incazzata, tutt’altro. E poi per gli angeli ho sempre un trattamento di favore.

31 #
sally brown
79.10.0.101
Inviato il 01/07/2007 alle 02:08
hai ragione hai fatto molto più di una goccia di post…speriamo di non perderci di nuovo di vista.

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