Lezioni condivise 56 – Complessità dei testi traditi.
27 Ago 2011 @ 1:14 PM
Nove anni per riprendere in mano e concludere questa lezione non sono pochi, ma è già un segnale di ripresa, peraltro gratuito. Non chiedo, come confindustria, finanziamenti a fondo perduto per coprire profitti da loro sempre realizzati sfruttando la manodopera dei lavoratori, i quali peraltro si genuflettono al padrone, mentre dovrebbero mettere le cose in chiaro: il profitto a chi lavora!
Questa lezione avrebbe dovuto trovare spazio in Diary nell’agosto 2011, al suo posto fu pubblicato questo:
Officium in festis
27 Ago 2011 @ 1:14 PM
Ille autem dixit eis: «Reges gentium dominantur eorum; et, qui potestatem habent super eos, benefici vocantur.
Vos autem non sic, sed qui maior est in vobis, fiat sicut iunior; et, qui praecessor est, sicut ministrator. Quis enim maior est: qui recumbit, an qui ministrat? Nonne qui recumbit? Ego autem in medio vestrum sum, sicut qui ministrat.
… Ma ora vorrei porre rimedio. E’ evidente pertanto che la lezione è inedita, sebbene programmata e giacente per tutto questo tempo in forma di bozza.
Siamo al termine delle lezioni di Filologia Romanza… Presenze altre, o meglio altra, mi hanno distolto talvolta dal poter riferire ciò che avrebbe maggiormente giovato alla conoscenza, confondendo scienze affatto similari: l’erudizione e l’analisi con l’azione e la contemplazione. Demordere giammai, tuttavia; così, grazie al solo orecchio teso all’eloquio del docente riporto elementi men che d’estremo interesse.
Obscura in fundo. E’ in realtà una delle lezioni più complesse, in quanto va oltre apparentemente la vicenda del “Guillaume d’Angleterre” per aspetti molto tecnici, che pure nella loro farraginosità e contraddittorietà, mirano a restituirci il senso originario del romanzo.
Per un riepilogo potrete giovarvi delle lezioni precedenti. Tuttavia ricordiamo che il romanzo è sostanzialmente una fusione tra un tipo di narrazione agiografica e la tradizione greco-bizantina.
I testimoni diretti pervenuti a noi sono due: il manoscritto P (Parigi, Bibliothèque Nationale) del Duecento, in piccardo e il C (Cambridge, St. John’s College) del Trecento, in un misto di varianti francesi dell’est.
Il nostro testo segue il ms. P nell’edizione Wilmotte 1927, rilevando le varianti principali di C, applicando l’esigenza di giungere a un’edizione critica tra i due testimoni pervenuti.
Da segnalare in questo senso gli studi di Patrizia Serra dell’Università di Cagliari, in “La parola del testo” vol. XIV/2 (2010).
Si tratta dunque di compiere un’analisi scientifico filologica dei due testimoni nelle lezioni in cui divergono, per pervenire a proposte di emendatio che rendano il senso del testo affidabile.
Non è un’operazione semplice e non possiamo certo farla qui, peraltro non sarà possibile trovare l’unanime consenso degli studiosi considerato che potrà sempre esserci più di una soluzione accettabile a seconda della logica e del procedimento adottato.
Possiamo solo fare degli esempi per comprendere qualche difformità tra i due codici e il senso delle ipotesi di emendatio, tenuto conto che le divergenze sono notevoli.
Esaminiamo la versione P e C dei versi 912 e segg.
En tel torment est covoiteus 901
k’en abondance est souffraiteus,
tout ausi comme Tantalus,
qui en infer soeffre mal us ;
moult i use mal et endure,
car la pume douce et meüre
li pent si pres c’au nes li touce
et s’a l’eve dusqu’a la bouce,
s’estaint de soif et de fain muert;
si se debat et se detuert
et s’estent por la pume prendre
n’onques tant ne se pot estendre 912
que la pume autant ne li fuie
por cou que plus li face anvie. enuie in C (v con u o non c’è rima)
En tel torment, en tel justice anvie > anuie – enui – ennuie
sont li plusor pa covoitise
qui ont a muis et a sestiers
plus que ne lor seroit mestiers.
Trop a, qui rien n’onour ne sert, versi che mancano in C (singolare!)
ja tant n’ara que noiens ert;
n’a pas l’avoir qui l’enprisone,
mais cil qui le despent et done: 922
cil l’a et si le doit avoir,
amis et honour et avoir.
Al di là dei casi, come detto, assai complessi, specie nei ragionamenti che portano a prediligere una versione o l’altra, riportiamo quelli che ricorrono, sia dal punto di vista tecnico, sia dal conseguente impatto sul significato del testo.
Una considerazione che si tiene presente è la mancata semplificazione del testo in fase di copiatura, ovviamente in riferimento a una lezione poco attendibile (come nel caso del verso 914).; se il testo sia troppo conservativo (C), a rischio di banalizzazione, o troppo prudente (P, rimaneggiato ove vi sono parti difformi); alcune lacune o sostituzioni connesse a motivazioni morali, come il caso di misoginia (vv. 326-333), sostituiti in C da
bien est vois che temme derise
tant ce que l’on li contscrise (contscrit, cuotscrit).
Nei versi sopra citati si scontrano due visioni: quella di testi similari contro il peccato di avarizia (brama di possesso) e l’etica del “dare per Dio”, come rinuncia per la salvezza (del Guillaume).
Dubbio è se questa visione fosse nel testo originale o sia stata indotta, specie in P, come glossa moralistica.
(Filologia romanza – 8.5.1996) MP

Commenti (15), 12 persi o spam
Officium in festis
3 #
jane
g@alice.it
82.61.16.77
Inviato il 12/09/2011 alle 20:21
La virtù non sta nel mezzo, ma in mezzo, dentro, insieme a noi. (?) j
Officium in festis
2 #
sally brown
innellama@tiscali.it
79.8.92.181
Inviato il 30/08/2011 alle 19:23
la virtù sta nel mezzo? ole/.)
Officium in festis
1 #
notimetolose
notimetolose.myblog.it
notimetolose1@gmail.com
151.41.151.24
Inviato il 26/08/2011 alle 14:05
Dove sono i giovani che un tempo scendevano in piazza? Ad un happy hour o in un villaggio vacanze o su FB?. Che pena quando vedo in tv pensionati con cartelli che inneggiano all’occupazione. Anche la rivoluzione stanca?
