SENSI DI SQUALLORE LETTERARIO FASCISTA

Lezioni condivise 82 – Ungaretti e Soffici

31 Ott 2013 @ 11:59 PM

Si scandalizza qualcuno se affermo che la produzione di poesia italiana nel Novecento, e in particolar modo nella prima metà del secolo, è stata minore? E’ tale proprio nei poeti più celebrati, e se c’è stata Grande poesia, è sommersa, tiratela fuori! Salverei solo qualche poeta, ma dalla caduta del fascismo in poi, ma mai all’altezza dei narratori del secolo scorso, che giganteggiano.

E’ triste che la poesia, tendente all’arte pura, sia stata imbrigliata nelle maglie del fascismo, mentre per attitudine naturale avrebbe dovuto essere resistente, partigiana; ruolo che è toccato prevalentemente al romanzo neorealista.

Per questo è desolante parlare di Ungaretti e di alcuni suoi amici, che formatisi nell’avanguardia francese più anticonformista, finirono per aderire al fascismo, accettandone i favori ed essendo assorbiti dalla sua peggiore propaganda reazionaria.

Ho già trattato questo argomento, ma devo rincarare la dose parlando del suo amico Ardengo Soffici. Questi, toscano, più grande di Ungaretti di nove anni, si dedicava a pittura, scrittura e critica letteraria, collaborando con varie riviste tra cui “Il Leonardo”, “La voce” e “Lacerba”, di cui fu cofondatore con Papini.

Soffici e Ungaretti si conobbero nel 1914, alla vigilia della guerra ed ebbero una fitta corrispondenza dal 1917 al 1930, avviata sul comune terreno del simbolismo francese; discussione che in seguito, pur restando amici, li divise sul piano artistico.

Le loro lettere trattano di letteratura, novità e giudizi sugli autori, ma soprattutto di Ungaretti uomo e soldato, di politica e guerra. In esse, il poeta lucchese, esprime simbologie che ricompariranno nei suoi versi.

Alla vigilia dello scoppio della grande guerra Ungaretti era interventista. Nel 1917 si arruolò nel 19° fanteria e fu spedito all’ufficio censura, che lasciò volontariamente per il fronte. Presto però si stancò della guerra, scrisse le note poesie dal fronte, criticò la gestione del conflitto e chiese ripetutamente il congedo e l’intervento di Soffici per ottenerlo.

La prof, molto indulgente sulle scelte politiche di Ungaretti, è riuscita ad attribuire valore letterario, perfino tecnico, a certe lettere di questo tenore; a mio avviso, in esse viene espressa in modo penoso e per certi versi meschino, la sua paura e angoscia, che cerca di mascherare in modo ridicolo. A motivo della richiesta di esonero sostiene che lui è poeta, dunque più adatto a scrivere brani di critica letteraria; che conosce il francese come fosse la sua lingua materna (sic!), pertanto potrebbe lavorare in Francia per diffondere la cultura italiana all’estero; che tra i soldati c’era consapevolezza della sua superiorità intellettuale e lo chiamavano “signore”.

Imbarazzante commentare se si tiene presente che si arruolò volontario. Sarebbe stato molto più dignitoso riconoscere l’errore e la brutalità oggettiva della guerra, di ogni guerra; si limitò invece ad esprimerla in versi anche ermetici, aderendo contemporaneamente al fascismo, responsabile tra le altre cose della II guerra mondiale e dei crimini razziali. Pertanto anche la poesia scritta nel dopoguerra, “Non gridate più”, assume un valore sinistro e grottesco, in quanto non distingue tra vittime e carnefici, ma soprattutto in riferimento alla sua mancata condanna della dittatura: sembra quasi che l’invocazione sia rivolta agli ebrei e alle vittime del nazifascismo in genere.

Soffici visse a Parigi dal 1899 al 1907, frequentandone gli ambienti letterari e artistici, tornato in Italia, a Firenze, aderì al futurismo, ma ne uscì nel 1914. La sua produzione letteraria, soprattutto autobiografica, non eccelle, il suo miglior lavoro è considerato Kobilek: giornale di battaglia del 1918, insieme alla sua opera critica, tra cui un saggio su Medardo Rosso, pittore torinese e un altro su Rimbaud.

Soffici fu il recensore de “Il porto sepolto” e “Allegria di naufragi”, ma non condivise i lavori successivi di Ungaretti.

Figura controversa e altalenante, passò da uno spirito giovanile rivoluzionario, all’adesione al fascismo, dove pensava potesse svilupparsi l’ordine morale che perseguiva; dal regime ottenne la nomina di Accademico d’Italia.

In una lettera del 1918 Ungaretti manifestava a Soffici l’ammirazione per la sua intelligenza ed eleganza superiore. Lo riteneva maestro d’arte e di vita. Eppure Soffici andava manifestando punti di vista differenti da quelli di Ungaretti anche sul senso dell’immergersi nel Porto Sepolto, dunque sul modo di scrivere versi.

Nel 1920 Ungaretti si schierò contro le scelte artistiche di Soffici. Il dissidio verteva sul ritorno alla classicità da parte di Soffici, mentre per Ungaretti il recupero della tradizione doveva riguardare esclusivamente la musicalità del verso, secondo i dettami del simbolismo francese.

I vociani intendevano recuperare il classicismo alla Carducci, quello dei poeti morti da tempo come ad esempio Petrarca, cosa che Ungaretti giudica la scelta peggiore, riproporre il passato senza nulla di nuovo. Gli stava bene prendere dai classici come dai moderni, ma non riprodurre pedissequamente il loro stile. Citava dunque insieme a Petrarca, Ronsard, Leopardi, Parini, Rosine, Baudelaire, Mallarmè.

Soffici sosteneva invece il ritorno all’ordine italiano e rinnegava poetiche come quelle di Mallarmè e Valery, simbolisti considerati decadenti, che pure erano stati i suoi maestri. Secondo Soffici i due avevano tagliato con il passato senza costruire nulla di nuovo. I punti di vista sono dunque opposti. Il caso scoppiò nel 1929, quando Ungaretti scrisse un articolo ove elogiava Mallarmè e contestava le scelte di Soffici, il quale a sua volta non apprezzava le scelte fatte da Ungaretti con il Sentimento del tempo e i successivi lavori.

La posizione di Soffici rispetto al fascismo è anche peggiore di quella di Ungaretti. Entrambi nel 1925 firmarono il Manifesto degli intellettuali fascisti e più o meno silenziosamente rimasero fedeli al regime fino alla sua caduta. Ma nel 1938 il nome di Soffici compare addirittura nel manifesto, pubblicato sui giornali, firmato da molti intellettuali in appoggio alle leggi razziali appena emanate. Nel 1943, dopo l’8 settembre, nella Firenze occupata dai nazisti, insieme a Barna Occhini, fondò la rivista “Italia e civiltà”, che uscì per ventitré numeri; aderì anche alla repubblica di Salò, blaterando di amor patrio, di carattere sociale del fascismo e fedeltà ai tedeschi. Dopo la Liberazione fu internato per collaborazionismo e assolto per insufficienza di prove. Graziato dunque dalla cecità della classe dirigente postfascista, in parte impregnata di fascismo, in parte poco lungimirante nel sottovalutare gli effetti del travaso di fascisti e fascismo nella società del dopoguerra.

(Letteratura italiana moderna e contemporanea – 28.2.1997) MP

Commenti (4)

Sensi di squallore letterario fascista
4 #
sally brown
innellama@tiscali.it
151.72.251.125
Inviato il 13/12/2013 alle 13:30
spiritosa jahira, convieni? scherzi e battute facili a parte, non ci pare ma questo tuo post apre ad una marea di riflessioni. Prima su tutte, se guardo all’Italia con prospettiva storica vedo due cose: l’impero romano, mastodontica macchina di conquista e di produzione di diritto; il terreno di battaglia prediletto da tutta l’europa e non solo, le scorribande di popoli di tutte le razze. L’italiano di oggi a chi è figlio? Secondo me ha fatto secoli di pratica a imparare a sopravvivere tra dominatori stranieri, soldati di ventura di passaggio e clero in casa: ha imparato l’ambiguità e l’alternanza. Altro che partigiani. Dico sempre che di ogni Paese, per quanto detestabile e ignobile sia la sua politica, c’è sempre almeno una cosa da salvare, dell’america salvo la letteratura e l’indipendenza della stampa. La letteratura Italiana al contrario, risente molto dei venti politici, dei padroni della critica e del mercato letterario( e più in generale dell’arte). Ma l’arte non dovrebbe essere libera? Eppure c’è stato un periodo in cui se non eri fascista non pubblicavi e non vendevi, non mangiavi neanche. Nonostante questo, oggi ho molto rivalutato i repubblichini di Salò, avevano più idee e dignità dei nostri politici attuali, molto più fegato di Badoglio….

Sensi di squallore letterario fascista
3 #
jahira
uff
jahira@virgilio.it
79.7.34.136
Inviato il 19/11/2013 alle 23:07
😀

Sensi di squallore letterario fascista
2 #
jahira
uff
jahira@virgilio.it
79.7.28.105
Inviato il 12/11/2013 alle 20:24
Non si puo’ fare di tutta l’erba un fascio (ehm…..)

Sensi di squallore letterario fascista
1 #
jahira
uff
jahira@virgilio.it
79.10.247.207
Inviato il 24/10/2013 alle 10:37
mah, io non ho piu’ voglia di scrivere delle beghe politiche. Sto aspettando le barricate che verranno, amen

UNDER THE SIGN OF J

Lezioni condivise (V) – A day in Venice

24 Ago 2010 @ 1:20 PM

I due mezzi viaggiavano quasi affiancati su strade parallele, poi uno si attardò, bloccato dall’intenso traffico estivo.

Edgar era emozionato, tranquillizzò se stesso, scese dal treno, uscì dalla stazione e vagò per qualche minuto su e giù, scrutando attentamente i volti della folla che si muoveva avanti e indietro. Figure improbabili si susseguivano, qualche sussulto, finché non la vide apparire, salire le scale, di una bellezza solare, abbagliante, color del grano, occhi mare.

“Ma… sei bellissima…”

Lei strascicò uno “s-ciao” e il suo viso si illuminò; lui aveva come calcolato il tempo necessario a proferire quelle parole, affinché nell’immediato abbraccio, la sua bocca potesse unirsi a quella di Anna.

Un lungo attimo, emozione alle stelle, sorrisi incapaci di parlare, balbettare forse disinvoltura, parole sconnesse dal cervello, in cui aveva aperto i battenti una confusionaria discoteca abusiva (dum dum dum sflash… dum dum dum sflash…).

I paesani li vedevano perduti negli sguardi sorridenti, passo veloce, ancheggianti…

Edgar l’abbracciava e aveva fatto suo il deltoide destro di Anna, che baciava ripetutamente inebriato da quella pelle morbida e vellutata, che a contatto con le sue labbra gli dava impensabili sensazioni erotiche che lo pervadevano di dolcezza.

Camminavano e camminavano, entrarono qui e là, un ufficio, una cartoleria, una libreria, l’università, strade strette, che si aprivano improvvisamente in piazze e giardini, per poi chiudersi ancora in vicoletti ombreggiati, percorsi incessantemente da gente di ogni parte del mondo, alla ricerca dei segreti di una città bellissima. Nulla di meglio al mondo per battezzare un amore. Edgar viaggiava oltre se stesso, voleva fermarsi, compiacersi del suo abbraccio, cercare l’estasi nei suoi baci.

Trovò quanto cercava sugli scalini di una chiesa barocca, dove il loro amore trovò sfogo incurante di altre presenze, quasi complici e partecipi, accompagnato da musiche medievali di un artista di strada, musiche discrete, dolci, come i loro baci che si susseguivano uno dopo l’altro.

Anna parlava, parlava, la sua voce armoniosa, le sue labbra calde, desiderabili; Edgar si perdeva nei suoi occhi, avrebbe voluto baciarli e mordere il suo nasino delizioso, colse i suoi simpatici intercalari, scorse in lei la bimba che era stata e la donna presente.

Quei baci, quell’unione primaria, quel gusto di miele colto dalle papille e le labbra umide che si attardavano a sfiorarsi e imprimersi in un gioco eccitante di sensazioni. Quando la mano di Edgar carezzò il suo seno, ne iniziò un altro, ben più oltre… più oltre… Amorini invisibili danzarono intorno ed Eros scoccò la sua freccia. L’amore fu scritto sulle pagine dei libri, era scritto e attestato dal tempo che aveva fermato infiniti attimi e li proiettava ai testimoni, a loro piacimento, per l’eternità. L’amore fu riprodotto in immagini, in passi veloci e leggeri, in meraviglie e ristori.

Canaletti, calli, ponti, lei tra il bordo e lui, schiacciata al ventre…

“Andiamo al Lido…” e già è lì sulla spiaggia affollata, in cerca di un deserto lontano da raggiungere avvinghiati e cadenti sulla sabbia bianca, mettono metri tra loro e l’ultimo ombrellone, crollano, via le vesti… nostromo, vira a dritta… la prende, la ama, geme con lei…

Lei pensava…

Il lido è un giardino dove domò ogni sua resistenza, la richiamò all’amore prendendola per i fianchi, si appiccicò a lei percependo ogni sua morbidezza, ebbe chiara la nudità del suo corpo, del sesso, del seno… e baci… e baci… proponimenti, promesse, speranze e ancora baci, abbracci… eternità fai spazio!

(Scienze angeliche – 24.8.2009) MP

Commenti (14) persi 4

Under the sign of J
10 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
giuliapenzo@alice.it
87.2.244.106
Inviato il 30/11/2012 alle 23:39
Portogallo per me me è “Sostiene Pereira” e Tabucchi e la lotta per la libertà. E la colonizzazione dell’africa che è partita da qua.

Under the sign of J
9 #
emma
giuliapenzo@alice.it
87.9.241.6
Inviato il 05/05/2011 alle 23:17
Mah… scusa, forse interpreto in maniera sbagliata ma Giuditta taglia la testa ad Oloferne, nn lo lascia morire di sfinimento… una scelta ben definita con una volontà precisa che nella bella di sanluri nn mi sembra presente.
Diciamo che sesso e potere spesso vanno a braccetto, in quanto si basano entrambi su rapporti di forza e purtroppo ne vediamo le conseguenze dappertutto. Mi viene in mente proprio l’inizio de La storia della Morante oppure le marocchinate, per citare casi in Italia.

Under the sign of J
8 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
giuliapenzo@alice.it
82.58.221.99
Inviato il 28/09/2010 alle 18:45
e il bello (anzi brutto) è che gli stessi sono a Roma da 20nni!
Possibile che nn se ne rendano conto!
Indian, vai tu a ristabilire un po’ d’ordine e cerca di fare un vero lavoro di storico…
giulia

Under the sign of J
7 #
ivy phoenix
edera.fenice@tiscali.it
109.113.148.238
Inviato il 18/09/2010 alle 09:49
come va? ormai dovrebbe essere vicino un tuo nuovo post eh? lo spero
ciaoooo

Under the sign of J
6 #
gip
gip@alice.it
87.8.246.156
Inviato il 16/09/2010 alle 21:02
L’arte non può morire, finché ci saranno persone che amano.

Under the sign of J
5 #
celia
radioribelle.blog.tiscali.it
celiasanchez@tiscali.it
78.15.173.118
Inviato il 07/09/2010 alle 16:29
Belli come sempre i tuoi racconti caru Angiul 🙂 Ti mandai una mail tanto tempo fa ma boh… sei scomparso nell’infinito de sardigna 🙂
Sempre un piacere passare di qua.
Unu basu mannu 🙂 under the sign of j

Under the sign of J
4 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
paolasixsix@yahoo.it
159.213.40.5
Inviato il 31/08/2010 alle 09:11
…quasi quasi faccio un giretto a venezia…;-D

Under the sign of J
3 #
ivy phoenix
edera.fenice@tiscali.it
109.115.142.231
Inviato il 29/08/2010 alle 22:53
questo non fa parte delle lezioni condivise eh?
ottimo racconto!

Under the sign of J
2 #
terry
terry@ap.it
87.14.240.13
Inviato il 25/08/2010 alle 00:43
http://www.youtube.com/watch?v=MMQUu-KCXGA&feature=related

Under the sign of J
1 #
veneredischiena
venere1973@tiscali.it
79.52.24.169
Inviato il 24/08/2010 alle 22:29
..se ne avanzasse almeno un metro quadrato..di eternita’ dico:)…

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