UNGAREXIT

27 Giu 2016 @ 10:05 AM

Lezioni condivise 113 – Last but not least. Critica.

Lo stato italiano fatica a condannare in pieno il fascismo, nonostante la sua Costituzione, che in qualche modo da tanti anni delegittima favorendo, di fatto, la nascita e la proliferazione di organizzazioni fasciste. Gli esempi sono tanti e si ripetono quotidianamente, non solo da parte di fascisti dichiarati, ma anche di fascisti di fatto, sia nei mass-media sia nella vita di ogni giorno.

E’ una storia lontana, paradossalmente precedente alla caduta del fascismo, che probabilmente va a toccare le radici illiberali e antidemocratiche dello stato italiano. Ma cosa è successo dopo la Liberazione?

Sappiamo che gli artefici della Liberazione sono tanti, ma in essa ha avuto un ruolo determinante la Resistenza partigiana e in questa prevalentemente, quella di sinistra: comunista, socialista e azionista.

Eppure Togliatti, già nel 1946, da ministro della giustizia, portò all’approvazione un’amnistia che estingueva le pene per i reati commessi dai fascisti anche durante il periodo repubblichino. Il risultato fu la scarcerazione di massa di tutti coloro che erano stati coinvolti criminalmente con il fascismo,  e ciò accadde nonostante le proteste partigiane e popolari.

Questo provvedimento evitò che in italia venissero processati e condannati i responsabili maggiori della dittatura fascista (come invece accadde in Germania), ma comportò addirittura che molti venissero reintegrati nelle loro funzioni… In breve la Repubblica si ritrovò un apparato burocratico e di controllo di tante funzioni basilari – tra cui l’istruzione – fascista.

I fascisti, senza alcun percorso di pentimento, né di educazione alla democrazia, fecero a gara a intrufolarsi nei partiti costituzionali e ovunque venivano accolti. Non solo li riabiliti, ma gli dai pure nuovo potere! Tutto ciò non è spiegabile con la fase di emergenza, ove si ebbero più perdite tra i Partigiani, presi di mira da un esercito ancora fascista.

Non sostengo affatto che i fascisti dovessero essere sterminati adottando il loro stesso metodo, ma questo modo di agire ha creato danni per decenni… fino alla ricaduta attuale.

Così fu lo stesso Togliatti e l’URSS di Stalin, ormai zero sovietica e interamente dittatura di un solo uomo, a bloccare la giustizia partigiana, non solo rispetto al blocco di ogni rigurgito fascista, ma anche relativamente al farsi giustizia da sé. Fu impedito ai partigiani di organizzare un processo simile a quello di Norimberga, cioè in sostanza di superare il fascismo; non solo: fu ricostituito sotto altro nome il partito fascista e si fece finta di niente, in spregio a quanto scritto nella stessa Costituzione.

Il governo Bonomi e il CLN avevano predisposto il necessario per spazzar via quanto rimaneva del fascismo, ma all’indomani della Liberazione, anche i fascisti condannati lo erano a pene lievi e in breve si verificò un liberi tutti scandaloso che salvò quasi interamente anche tutta la magistratura fascista. Questo fu favorito soprattutto dall’avvento della DC al potere, in essa si rifugiarono la maggior parte dei fascisti per sfuggire a qualsiasi tipo di condanna e ciò culminò con il decreto Togliatti del 22 giugno 1946, che di fatto superò il senso di giustizia partigiano anche al di là del Decreto stesso. In qualche modo l’amnistia fu concessa anche a militari della RSI che avevano compiuto gravi reati e omicidi; i reati fascisti furono amnistiati ai gerarchi, mentre la magistratura si inaspriva contro i partigiani e più che con i maggiori responsabili del regime, trascinava i processi con i pesci piccoli, alla fine assolti pure loro. I fascisti in carcere alla metà degli anni ‘50 sono stati stimati in poche decine. Furono bloccate le epurazioni dall’Amministrazione pubblica e abolito l’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo. Questo comportamento nei confronti del fascismo ha riguardato esclusivamente l’Italia.

Questa interpretazione estensiva del decreto provocò proteste anche tra la popolazione comune. Già condannati a morte, poi all’ergastolo, gli assassini fascisti si ritrovarono in poco tempo liberi come le loro vittime, che invece subirono il carcere e la tortura, e i loro figli e le loro madri costretti spesso a camminare al fianco degli assassini dei loro congiunti.

Si ebbe pertanto lo scollamento del Partito socialista e della base PCI dal suo segretario, mentre DC e gerarchia vaticana apparvero tolleranti. Con i partigiani, invece, specie nel cuneese, si rischiò lo scontro, non mancarono azioni partigiane e delle popolazioni ai danni dei fascisti.

Nel 1948 un decreto proposto da Andreotti – sottosegretario alla presidenza del consiglio – estingueva completamente tutti i reati fascisti ancora pendenti.

Si spiega così perché l’Italia restò ideologicamente fascista soprattutto negli apparati militari, burocratici e governativi e peggio nella Pubblica Istruzione di qualsiasi grado. Di questo stato di cose subiamo ancora oggi effetti nell’opinione pubblica e nella politica, giacché la dottrina fascista riuscì a sopravvivere anche al decennio sessantottesco.

Gli storici hanno ormai accertato che Togliatti ebbe le sue responsabilità personali nella cancellazione della giustizia sui reati dei fascisti: non avvertì il suo partito e sottovalutò il ruolo della magistratura ancora nostalgica, al punto che si può affermare che l’Italia repubblicana ereditò l’apparato amministrativo fascista. Alcuni cercarono di giustificarlo debolmente, in realtà era abbastanza dentro il modus operandi e i suggerimenti dello stalinismo, anch’esso scollato dalla rivoluzione comunista sovietica e più simile a una dittatura liberticida, per cui paradossalmente molti fascisti aderirono al PCI.

Insomma il fascismo e i suoi crimini furono archiviati e i responsabili premiati, lo stesso accadde per i reati dei cosiddetti “alleati” (specie USA) responsabili di crimini inenarrabili contro i civili, senza contare l’occupazione militare del territorio che ancora persiste.

Per questo è inutile vantarsi di avere una bellissima Costituzione se essa non viene applicata e più di tutto il reato di ricostituzione e apologia del partito fascista, visto che il paese è pieno di fascisti e organizzazioni fasciste, anche criminali. Per non parlare della stampa fascista, già in attività dal 1945. Tutte le attuali posizioni tolleranti nei confronti del fascismo nascono dalla propaganda di questa stampa e sono state assorbite in modo più o meno estremo anche in opinioni cosiddette democratiche. I crimini del fascismo sono stati accantonati del tutto, dallo squadrismo, agli assassinii, all’abolizione dei partiti, all’arresto degli oppositori, dal confino alle leggi razziali, l’attacco a paesi sovrani in Africa e in Europa, la guerra al fianco di Hitler e via dicendo, mettendo in evidenza aneddoti ridicoli: Mussolini che zappa, bonifica, fa ruvide carezze, l’alibi anticomunista e cazzate varie.

La stampa fascista dopo la Liberazione (Il borghese, L’uomo qualunque, Candido) arrivò perfino a difendere l’organizzatore dell’assassinio Matteotti o a chiedere l’eliminazione del 25 aprile come memoria della Liberazione dal fascismo, giustificare la shoah come crimine di guerra, delegittimare il tribunale di Norimberga.

Un’osservazione che va tenuta presente per chi cerca alibi a Hitler, Mussolini e co., assimilandoli a Stalin, conseguentemente nazifascismo a “comunismo”, spesso anche persone universalmente considerate democratiche, è che occorre avere il senso delle proporzioni della crudeltà, della ferocia e dell’orrore. Stalin è da sempre l’alibi per gli anticomunisti per denigrare l’ideale comunista, che è un ideale umanitario che nulla ha a che fare con il totalitarismo e lo stalinismo. Stalin lungi da essere considerabile comunista, ha distrutto la rivoluzione sovietica, al punto che è stato condannato da ciò che ne rimaneva dopo la sua scomparsa. D’altra parte, ragionando tolstojanamente, il merito della liberazione di Auschwitz non spetta a Stalin, ma agli uomini dell’armata rossa. Detto questo, Stalin, per quante efferatezze abbia compiuto contro gli stessi compagni, non può mai essere accostato agli orrori compiuti dai nazifascisti e in primo luogo dai loro capi.

Lo stesso dicasi per l’antislavismo nazifascista, a loro era consentita qualsiasi ferocia, mentre gli slavi erano costretti a subire e non è percepita una loro lecita ribellione e ancora oggi l’alibi e l’orrore delle foibe, si cerca di metterlo come contraltare all’olocausto, benché sia evidente la sproporzione reale e storica: gli ebrei non avevano mosso un dito per giustificare la repressione contro di loro e gli slavi resistevano semplicemente all’aggressione nazifascista.

Questo tentativo anticomunista e fascista di delegittimazione della Liberazione è rimasto costantemente presente tra i neofascisti salvati dai governi post resistenza, fino alla completa legittimazione anticostituzionale di quel Berlusconi, che ancora oggi è considerato liberale e non fascista quale è sempre stato, benché conviva con questo il suo egocentrismo leaderistico utilitarista.

Da questo momento, in barba alla Costituzione, si è cercato di emarginare l’antifascismo militante, anche con una serie di decisioni che hanno inciso sulla formazione delle giovani generazioni, in una scuola che antifascista non è mai stata e con atteggiamenti arroganti che si sono spinti fino all’apologia del fascismo e in diverse occasioni alla ricostituzione di partiti fascisti, puntualmente tollerati con alibi vari. Da questo stato di cose è nato il razzismo nei confronti dei migranti e il nuovo nazionalismo reazionario.

Questo contesto è tanto più grave in quanto ha investito Presidenti della repubblica e governi, nonché altre istituzioni a vari livelli, senza che alcuno sia stato perseguito a termini di legge, dalle nomine di fascisti a suo tempo condannati come tali, alle lodi del fascista Rauti. Penserete che questo riguardi solo i Salvini, Meloni, Tajani e co., riguarda invece anche insospettabili che passano per antifascisti, e il riferimento è a scelte poco meditate dei Mattarella, Franceschini, Violante…

Recentemente Tomaso Montanari, storico antifascista, ha sostenuto molti di questi pensieri, essendo immediatamente attaccato dai fascisti che si nascondono sotto la definizione “destra”. Solidarietà a lui e a tutto l’antifascismo militante.

Questa lunga quanto necessaria esposizione, oggi che il fascismo – salvato da chi ha gestito il potere dopo la Liberazione – rialza la testa in modo insopportabile, non fa che confermare il giudizio espresso sulle riabilitazioni massicce del dopoguerra, compresa quella di Ungaretti, visto che dobbiamo pur tornare al nostro tema letterario.

Non stiamo parlando del peggiore gerarca, eppure di uno che ha avallato anche con la sua firma gli atti più atroci del regime e non ha mai ritrattato le sue scelte ad avvenuta Liberazione.

La poetica di Ungaretti è una “scala”, un cammino che con il tempo muta. La sua prima fase è stata quella di “poeta della guerra”, una fase iniziata ancora prima del 15-18 e durata almeno cinque anni, che gli si è appiccicata come un’etichetta, sgradita più che altro ai critici ossequienti e che in qualche modo si collega alla sua fase finale, un po’ involuta sotto il profilo letterario, perché meno naturale e più tecnica, ove affronta sempre più profondamente il tema della morte, legato anche a vicende personali.

Ungaretti si avvicina al Petrarca nel periodo Brasiliano – secondo i critici, dopo la perdita del figlio e del fratello -, un interesse che riflette anche sui più vicini a lui temporalmente, Leopardi, Manzoni e Foscolo, specie il primo nella “Terra promessa”, dopo il ritorno in Italia. Petrarca (più statico) lo riflette in Leopardi (più dinamico) e questo in se stesso, con i suoi rimpianti e la memoria del passato fanciullesco.

Egli vede in Petrarca il dramma esistenziale del suo tempo, il dolore, lo considera infatti “il poeta dell’oblio”, ne coglie la genericità, non le particolarità.

Per Tetrarca, Laura da terrena si è eterizzata con la morte (si è resa pietosa, più umana): l’imperfezione terrena/ rende perfetta la morte/.

Ungaretti non condivide l’idea di Besson secondo cui attraverso la memoria si può ricostruire il passato, per lui la memoria può ricordare solo alcuni fatti.

Anche rispetto all’ermetica poetica leopardiana vi sono dei distinguo, coglie rovina e decadenza, ma trasforma l’infinito in finito, cioè lo rende mondano.

Nella sua esperienza a “La voce” conobbe Umberto Saba (Poli), triestino di origine ebraica, costretto all’esilio, poi alla clandestinità. Li univa Leopardi; in Saba, in un contesto ermetico e simbolista, si scorge gioia, amicizia fanciullesca, ma anche sofferenza e dolore, visti da un lato positivo rispetto al passato e pessimistico riguardo al presente, non così in Ungaretti, che tuttavia lo apprezzava.

Saba si colloca un po’ tra Ungaretti e Montale, quest’ultimo molto empirico, materialista, ma lievemente pessimista; mentre Ungaretti era idealista, cercava sollievo nella natura di cui si sentiva parte.

Con De Robertis, che della rivista era il direttore, ebbe un rapporto sporadico legato all’apprezzamento reciproco per il frammentismo. Egli segue l’estetica crociata, legata al gusto personale – la Sanjust ritiene invece che la critica si debba fondare sulla filologia.

“La terra promessa” (1950) è terra della memoria, ove l’uomo supererebbe il finito per l’infinito, cosa impossibile, perché secondo Ungaretti, l’infinito esiste solo nel finito. Nei suoi ultimi anni pare perdere quella sorta di ispirazione cristiana che vantava, per una serie di vicissitudini personali. Eppure, prescindendo dalle vicende umane personali, non ritengo si possa separare in un giudizio, la critica letteraria da ciò che si è stati come uomini (è questo il senso della lunga premessa), e in Ungaretti le ombre non sono poche, si scorgono già nell’epistolario (se ne è fatto cenno) e nel suo rapporto con la guerra, ma esplodono con evidenza nell’adesione cosciente al fascismo, nella totale assenza di autocritica, e stante questo, nella pretesa di trovare attenzione dopo la Liberazione, come se nulla fosse accaduto.

(Letteratura italiana moderna e contemporanea – 15.5.1997) MP

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Michaela
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Inviato il 26/07/2017 alle 15:45
This is over…

ORA E SEMPRE RESISTENZA

Lezioni condivise 99 – W il soldato Masetti

30 Apr 2015 @ 11:24 PM 

Ritorno alla ricerca di parallelismi tra Ungaretti e Leopardi, che come già detto mi appare un poco artificiosa e di scarso interesse. Ungaretti lesse e studiò Leopardi ed è dunque naturale che vi sia stata una minima contaminazione, tuttavia meno determinante di quanto si vuol far credere.

La mia impressione è che nonostante Leopardi abbia ideologizzato il pessimismo, traduca questo suo stato d’animo in versi generalmente giocondi, vivaci e relativamente solari, mentre l’approccio Ungarettiano appare lugubre ed è semmai più vicino al Foscolo. Ammetto che questa percezione possa essere in buona parte personale, legata anche a reminescenze d’infanzia, quando certe parole e sensazioni sono come sassi, pesano.

Consideriamo ancora Il sentimento del tempo, “Memoria d’Ofelia d’Alba” in Leggende:
“Da voi, pensosi innanzi tempo,/ troppo presto/ tutta la luce vana fu bevuta,/ begli occhi sazi nelle chiuse palpebre/ ormai prive di peso,/ e in voi immortali/ le cose che tra dubbi prematuri/ seguiste ardendo del loro mutare,/ cercano pace,/ e a fondo in breve del vostro silenzio/ si fermeranno,/ cose consumate:/ emblemi eterni, nomi,/ evocazioni pure…/.

Un epitaffio! forse lo è, ma la dicotomia è tra chi si raffigura i campi elisi come distese di grano o praterie e chi tali a sepolcri marmorei venati di grigio, affini piuttosto alla teoria kafkiana del pugno sul cranio al lettore.

Se Ungaretti ha colto dei concetti del recanatese (tutto è vano, inconsistente, si disperde), il modo in cui li espone fa la differenza.

“Notte di marzo”, sezione “La fine di Crono”:
Luna impudica, al tuo improvviso lume/ torna, quell’ombra dove Apollo dorme,/ a trasparenze incerte./ Il sogno riapre i suoi occhi incantevoli,/ splende a un’alta finestra./ Gli voli un desiderio,/ quando toccato avrà la terra,/ incarnerà la sofferenza./

Qui immagini positive vengono fatte crollare senza scampo, si usano il sogno e il desiderio come maschere della sofferenza.

Il pessimismo di Leopardi viene espresso in racconti di vita, figure realistiche, per cui potremmo anche confutare il suo parere, averne un’altra visione, meno drammatica, dal toscano abbiamo invece dei flash senza scampo, più vicini ai monumenti funebri degli antichi egizi, mio terrore di bimbo nel cinema paesano, che evocano più scongiuri che un ragionamento.

“Stelle” in Sogni e accordi:
Tornano in alto ad ardere le favole./ Cadranno colle foglie al primo vento./ Ma venga un altro soffio,/ ritornerà scintillamento nuovo.

Ci risiamo: le favole, che incarnano speranze e desideri, cadranno al primo vento: è rappresentata la capitolazione dei sogni, apparenze che non durano. Tuttavia, visto il contesto generale, questa sembra quasi ottimista.

Nella sezione “Sogni e accordi” de Il sentimento del tempo, si tratta dei sogni legati al cielo, la luna, gli astri, ma sotto una luce inquietante, come in “Ultimo quarto”:
Luna,/ piuma di cielo,/ così velina,/ arida,/ trasporti il murmure d’anime spoglie?/
E alla pallida che diranno mai/ pipistrelli dai ruderi del teatro,/ in sogno quelle capre,/ e fra arse foglie come in fermo fumo/ con tutto il suo sgolarsi di cristallo/ un usignolo?”

“Rosso e azzurro” in Sogni e accordi:
Ho atteso che vi alzaste,/ colori dell’amore,/ e ora svelate un’infanzia di cielo./ Porge la rosa più bella sognata. Il sogno continua ad essere visto con una accezione illusoria, negativa.

Non si salva neppure il “Primo amore”, contrapposto alla notte” in Leggende:
Era una notte urbana,/ rosea e sulfurea era la poca luce/ dove, come da un muoversi dell’ombra,/ pareva salisse la forma…/
Era una notte afosa/ quando improvvise vidi zanne viola/  in un’ascella che fingeva pace./
Da quella notte nuova ed infelice/ e dal fondo del mio sangue straniato/ schiavo loro mi fecero segreti./

Nella sezione La fine di Crono vi è un “Inno alla morte”…:
“Amore, salute lucente,/ mi pesano gli anni venturi./

Altro aspetto che certa critica avvicina alla poetica leopardiana è la presenza della natura in modo mitico e drammatico (“Paesaggio”, “Le stagioni”, “Di luglio”, “D’agosto”), i temi dell’innocenza e della memoria (“Ti svelerà”, “Dove la luce”), la contrapposizione finito-infinito.

L’avvicinamento a Leopardi non è visto soltanto in una mera appropriazione di temi, ma anche nella condivisione della sua filosofia. Ungaretti ne ripropone l’ideologia usando metafore e immagini. La natura mitica e drammatica del “Sentimento” si svilupperebbe come in Leopardi nella “Ginestra”. Il condizionale è d’obbligo, giacché il marchigiano, pur con un sole cupo, non trascende e soprattutto, almeno nel passato trova qualche elemento positivo, mentre per Ungaretti la memoria è una iattura (vedi lezione 90).
Questi terreni, cosparsi/ di ceneri non produttive, e ricoperti/ di lava fattasi pietra,/ che risuona sotto il passi del viandante;/ dove il serpente si annida e si contorce/ sotto il sole, e dove il coniglio torna/ all’abituale tana tra le caverne;/ furono pieni di città ricche e campi coltivati,/ biondeggiarono per i campi di grano e/ risuonarono per i muggiti delle mandrie… (da “La ginestra”).

Tra le attenzioni che Ungaretti ha per Leopardi vi è quella religiosa, egli la riscontra nei versi e la certifica nelle parole del poeta al padre, ove afferma di non essere mai stato ateo. Il presunto ateismo di Leopardi andrebbe cercato nella sua filosofia estrema, ove l’assenza di Dio serve da avvallo ai suoi argomenti, giacché la sua presenza sarebbe consolatoria.

Argomento controverso anche in Ungaretti che lo incrocia in un percorso quasi opposto e trasversale, che si incontra, ma infine diverge, perché dalla riflessione leopardiana sull’inutilità della fede consolatoria, nasce infine “La preghiera” (Inni):
“Signore, sogno fermo,/ fa che torni a correre un patto./ Oh! rasserena questi figli./ Fa’ che l’uomo torni a sentire/ (…) Vorrei di nuovo udirti dire/ che in te finalmente annullate/ le anime s’uniranno/ e lassù formeranno,/ eterna umanità,/ il tuo sonno felice.”/

La ripresa di parole della lingua quotidiana, riferibili anche a Leopardi: buio, quiete, notte, ombra, mare, isola, amore e morte, felicità, sogno, favola, luna, è talmente comune che dubito non ci sia poeta mediamente prolifico che non le abbia usate.

La presenza di Leopardi viene vista anche nel “Dolore” e ne “La terra promessa”, ma valgono le considerazioni già fatte, non vi è respiro, vita, solo negatività senza scampo e questa è una presa d’atto, non un giudizio; può anche essere una scelta questo buio senza soluzione, ben comprensibile per il dolore negli affetti, meno nei lamenti di altra natura. Contrariamente a certa critica non vedo bene il messaggio lanciato in “Non gridate più”, ove non attacca affatto la guerra, ma chi grida per condannarla.

La guerra, oggi è diventata spudoratamente un business, da una parte per i signori della guerra, dall’altra per chi di celebrazione in celebrazione perde la misura di ciò che è stata, è e sarà; non ha bisogno di essere fatta perché si capisca che cosa terribile sia; non ritengo possa considerarsi un’esperienza da fare, come se si facesse un campo di lavoro, per dire… Ungaretti partì volontario in guerra, qualunque possa essere la ragione, patriottismo o robe ancora peggiori, non è certo un fatto positivo. Una volta in trincea, ho già detto cosa accadde, piagnistei per essere esonerato e quant’altro. Altri in trincea ci rimasero e non dico fossero migliori. Peraltro sarebbe troppo bello se il mondo fosse popolato da disertori e i militari felloni e tutti gli amanti delle armi a qualunque titolo potessero essere presi facilmente a cazzotti.

Questa frenesia di fare le guerre, di causarle e di subirne le conseguenze, di non imparare mai nulla dalla storia e peggio educare i bambini alla fatalità di esse, decontestualizzadone il ricordo: poveretti i cadutiche disastro! come fosse una fatalità e non ci fosse chi la guerra la promuove e ci specula.

Leggete “L’obiezione di coscienza” di Alessandro Coletti. Io sono nonviolento e pacifista, sarà per questo che penso che i veri eroi siano il soldato Masetti e non un Garibaldi… e più di costui anche il marine “Palla di Lardo” di Full Metal Jacket, la cui unica pecca fu di sparare anche contro se stesso. Certo sono discorsi limite, ma rendono l’idea.

Allora da quale pulpito arriva il “Non gridate più”, invece che “Non sparate più”.

Di Ungaretti si conservano diversi epistolari, la cui lettura è molto utile per conoscere il suo modo di lavorare in poesia e il mondo che lo circonda, le amicizie, la fatica fatta, le prime prove, la sistemazione dei versi, i contatti con gli editori, i tempi di composizione. Alcune pagine sono liriche: “Quando io dico cose…”, altre mettono in mostra debolezze, magagne e meschinità.

Grazie agli epistolari i critici possono evitare errori. E’ esemplare il caso di D’Annunzio quando scrisse a Barbara Leoni e raccontò di essere sceso al lago, di aver raccolto fiori, di averla pensata… Ma il giorno dopo scrisse la stessa cosa (testuale) a Olga Ossani (da non confondere con la Brunner). Quell’immagine viene usata dal D’Annunzio nell’elegia “Il viadotto”, e se non ci fossero gli epistolari, la realtà potrebbe essere travisata . In questo caso l’autobiografia non è direttamente trasposta nella poesia, ma è presente, vi è lo spunto autobiografico, ma la trasposizione è unicamente letteraria.

La sua formazione ad Alessandria d’Egitto è stata francese. Le letture italiana sono venute più tardi, Papini, Pea… Sono seguiti i suoi soggiorni in Italia e Francia, l’adesione alle idee di alcuni scrittori. L’amicizia con la Boniver gli procurò quella dei francesi, tra cui Mallarmè e Apollinaire.

Dal contatto con Giuseppe De Robertis, filologo, maturò l’idea dell’edizione critica e commentata per le scuole della sua produzione, un modo anche per monetizzare il suo impegno in un periodo evidentemente magro dal punto di vista economico.

L’edizione critica, compendiata definitivamente in “Vita di un uomo” è stata anche l’occasione per apportare modifiche ad alcuni suoi brani, cosa molto frequente in Ungaretti. “Il capitano” nell’edizione critica è stata ampliata prima di una strofa, poi di nuovo ridotta (tre stesure)…

Grazie alle amicizie politiche, fasciste, venne nominato professore universitario a Roma, poi in Brasile. Alla caduta del fascismo, sospeso dagli incarichi, fu Attilio Piccioni che lo salvò, in quanto fu reintegrato nel suo incarico universitario a Roma.

Fatti che mi riportano amaramente al presente e spiegano perché la Resistenza non sia conclusa e non possa concludersi. Ora e sempre Resistenza non è dunque solo uno slogan, ma una realtà.

Alla caduta del fascismo i fascisti e soprattutto la loro forma mentis, si sono infiltrati nella società e nella politica, nella DC e non solo, non era certo auspicabile che continuassero a essere presenti anche nella scuola, ma così è stato. In 70 anni non si sono rimossi neppure simboli evidenti del fascismo, ma neppure scritte che inneggiano al duce. Hanno ragione di rammaricarsi i partigiani dell’ANPI. Siamo invece arrivati al punto che in barba all’apologia del fascismo e al reato di ricostituzione del partito fascista, la presidente della camera ha dovuto dare assicurazioni che nulla sarà rimosso. Ho sempre difeso la Boldrini, ma oltre alla scorta avrebbe necessità di essere affiancata da uno storico, magari antifascista, meglio se partigiano.

(Letteratura italiana moderna e contemporanea  – 18.4.1997) MP

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ORA E SEMPRE RESISTENZA
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Kate
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Inviato il 19/02/2016 alle 23:00
Now what happens?

… L’ITALIA S’È SOPITA

Lezioni condivise 69 – Sminuiti dal “risorgimento”

30 Set 2012 @ 7:52 PM

Per un sardo consapevole della propria identità nazionale, pertanto a conoscenza della storia della sua terra e del suo popolo, dunque capace sotto il profilo intellettuale di rimuovere i condizionamenti coloniali di diversa provenienza: scuola, istituzioni, mass media e – per difetto di quel bagaglio culturale -, dalla famiglia stessa, confrontarsi con la storia del risorgimento italiano è comprensibilmente sgradevole per più di una ragione, ad esempio, perché si tratta del “risorgimento” dello stato che ti occupa, ti colonizza, ti discrimina… Perché studiare a scuola, all’università o nella vita, il risorgimento italiano e non poterlo fare con i tentativi, almeno, di un risorgimento sardo? E cos’è il prodotto di questo risorgimento: uno stato prima in mano a dei nobilacci senza scrupoli che ebbero il regno con una squallida politica di alleanze e voltafaccia, di fama feroce nei confronti del popolo sardo, che regalarono vent’anni di fascismo al loro stesso stato arlecchino, unito a forza con violenze e stragi e i cui eredi moderni, borghesi, hanno dilapidato l’unica degna eredità, che è stata la Resistenza e da anni sguazzano tra corruzione e ruberie.

Mi pare ce ne sia abbastanza per non gradire questo insegnamento non solo da parte dei sardi, ma degli stessi italiani. Per quanto mi riguarda non lo inserii nel mio piano di studi, ma dovetti recedere da questa volontà per ragion di stato, ovvero di dipartimento, ma la mia originaria volontà non passò inosservata…

Dopo questa doverosa premessa, noto con piacere che l’argomento è soggetto a importante revisione storica, o meglio a demistificazione, seppur lenta; crollano “eroi” che si rivelano ben altro e “miti” che non erano tali, per la verità non si dovrebbe parlare neppure di risorgimento… cosa, chi risorse?

Si tratta di una serie di eventi storici che riguardano più stati, alla fine uniti a forza; si tratta soprattutto di pochi borghesi, di pochi, se vogliamo, intellettuali, alla guida di manipoli di uomini e soprattutto dell’esercito dei Savoia, mercenario; non si tratta di popolo, le poche eccezioni che lo riguardano furono rivolte contro la fame e l’oppressione.

Molto spesso il “risorgimento” mette insieme fatti che nulla hanno a che vedere tra loro nel tentativo di rendere credibile un corpus unico, un’azione complessivamente unitaria, allora è anche difficile districarsi tra quanto è stato costruito dalla propaganda e la verità.

Penso ai personaggi messi in luce, posti uno accanto all’altro e spesso aventi poco a che fare tra loro (come per l’abusato binomio Mazzini – Garibaldi), alcuni dei quali ampiamente mistificati ad uso dello stato, talmente intrisi di retorica che fatichiamo a riconoscerli nella loro immagine reale emersa di recente, “grazie” a una ricerca più seria e almeno consapevole della metodologia scientifica.

Nel contesto delle cosiddette guerre d’indipendenza, ove in effetti chi aveva in mano l’azione era l’esercito sabaudo comandato dal governo sardo (che di sardo aveva solo il nome), alcuni coltivarono delle illusioni e anche agendo in un contesto europeo più ricco di fermenti rivoluzionari, elaboravano teorie sul futuro di uno stato in mano ai Savoia.

Giuseppe Mazzini, genovese (1805-1872), avvocato, carbonaro, repubblicano, fondatore del movimento “Giovine Italia”, in realtà cospirava per rovesciare i Savoia, che lo incarcerarono e costrinsero alla latitanza e all’esilio per tutta la sua vita. Come possa essere annoverato tra gli “eroi” del “risorgimento” è un mistero.

Per Mazzini la repubblica era l’unica legittima forma di stato che può garantire la libertà – intesa come partecipazione responsabile – ed esprimere un governo democratico. La contrapponeva al regime monarchico allora vigente, che considerava irresponsabile.

Egli era considerato un pericoloso estremista (fonte: manuale ed. Saint Paul – Svizzera), insieme ai suoi compagni, perché vi era grande diffidenza nei confronti dei repubblicani.

Carlo Cattaneo, milanese (1801–1869), di formazione umanistica, si laureò in giurisprudenza e si occupò di politica, guidando il movimento anti austriaco durante la rivolta delle 5 giornate. Rifiutò l’intervento dei Savoia, che considerava tiranni di uno stato reazionario. Da allora, dopo la breve esperienza della “Repubblica romana” visse esule in Svizzera e non rientrò neanche dopo l’Unità, salvo visite sporadiche, benché eletto più volte deputato, per non giurare fedeltà alla monarchia sabauda.

Per Cattaneo valgono le stesse considerazioni fatte per Mazzini. Ci si ostina a voler mettere sullo stesso piano chi lottò contro l’oppressore, chiunque esso fosse, e chi invece fu esclusivamente servo dei Savoia, come ad esempio Garibaldi.

Anche Cattaneo era un repubblicano radicale, ma in più era federalista, gradiva il modello della confederazione svizzera, non amava il centralismo: è il popolo che deve fare le leggi, come fu per la chiesa della prima ora e in polemica con la chiesa-stato di allora.

A differenza di Mazzini, di un romanticismo un po’ logoro, Cattaneo era piuttosto pragmatico, illuminato, positivista, credeva nell’arengo (le assemblee antifeudali di popolo), lasciava al potere centrale solo la difesa (con un esercito popolare) e il conio monetario.

Per Cattaneo una repubblica centralista non era meglio di una monarchia. Nel 1850, prima del golpe di Luigi Napoleone scriveva “La Francia, si chiami repubblica o regno, nulla monta, è composta di ottantasei monarchie che hanno un unico re a Parigi. Si chiami Luigi Filippo o Cavaignac, regni quattro anni o venti, debba scadere per decreto di legge o per tedio di popolo; poco importa: è sempre l’uomo che ha il telegrafo e quattrocentomila schiavi armati”.

Parole che potevano essere rivolte anche allo stato sabaudo.

Cattaneo, rappresenta un esempio di coerenza e onestà politica mantenuto durante tutta la sua vita. Era amico di Crispi, siciliano, del quale non si può dire la stessa cosa, repubblicano, partecipò all’attentato contro Luigi Napoleone (Napoleone III) e mantenne idee antisabaude fin oltre i quarant’anni, poi l’incontro con Garibaldi, lo rese improvvisamente reazionario (nel 1894 sciolse il Partito socialista) e divenne il più grande tiranno d’Italia (represse ovunque le manifestazioni operaie), tanto che i fascisti lo considerarono un precursore.

Cattaneo invece lanciava scomuniche ai Savoia e a chi sacrificava la libertà per aiutare l’esercito regio. Sperava invece che “il principio della nazionalità che l’esercito mira a distruggere, dissolverà i fortuiti imperi dell’Europa orientale e li tramuterà in federazioni di popoli liberi. Avremo pace vera, quando avremo li Stati Uniti d’Europa”.

(Storia del risorgimento – 5.2.1997) MP

Commenti (4)

… L’italia s’è sopita
4 #
afterhours
https://thefappeningnews.com/
clairehutchings@emailengine.org
199.15.234.86
Inviato il 31/10/2012 alle 09:10
It’s really very difficult in this active life to listen news on TV

… L’italia s’è sopita
3 #
daysy
KaitlynVictoriu
katiasquire@yahoo.com
222.124.178.98
Inviato il 23/10/2012 alle 22:04
I use most recent news.

… L’italia s’è sopita
2 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
paolasixsix@yahoo.it
159.213.40.5
Inviato il 17/10/2012 alle 13:26
…mi sa che sto Cattaneo se tornasse ora si sentirebbe male…:-)

… L’italia s’è sopita
1 #
emily
http://www.emilytarver.com/
emilytarver@gmail.com
199.180.114.145
Inviato il 16/10/2012 alle 22:17
In the UK is an ecstasy.

SERVIRÀ UN’ALTRA PIAZZALE LORETO…

Lezioni condivise 55 – La Resistenza al fascismo

31 Lug 2011 @ 10:08 PM

A parlare oggi di Resistenza si prova tutta una serie di sensazioni contrastanti, tra le quali poi prevale la rabbia. Ci sono stati anni in cui il solo pensiero della Resistenza ha rappresentato una sicurezza per i democratici e un monito per i neofascisti e il loro universo, lo stesso (universo) che permise al fascismo di nascere e di prendere il potere. Ha ragione Gianni Simoni, e lo sanno tutti, ma è necessario che qualcuno ogni tanto ce lo ricordi: oggi il capo del governo italiano è un esponente della P2 di Licio Gelli, oggi le logge massoniche deviate si moltiplicano, i loro esponenti fanno parte del principale partito di governo; sono coinvolti ministri, lo stesso premier, e la si butta sul ridere; non succede nulla e tutta questa organizzazione che agisce ancora quasi alla luce del sole – P4, struttura delta, mafia, agganci impensabili (complice la RAI occupata e mediaset), con i loro giornaletti (la sera ed è grottesco, cartaccia come “Chi?” e similare, passa nella rassegna stampa del TG5 e compari) – vorrebbe farci credere che la magistratura stia facendo chissà che cosa, mentre se la facesse davvero sarebbero tutti già in galera.

E mentre nel dopoguerra, fino ai controversi anni ottanta, la mobilitazione popolare, sebbene a caro prezzo, difendeva i diritti e le libertà faticosamente conquistati, la presa del potere da parte degli scampati a mani pulite, passo dopo passo, sta demolendo la Repubblica nata dalla Resistenza e la sua Costituzione, tant’è che a poco più di un mese dalla loro sconfitta elettorale e sui referendum, si permettono di approvare una legge che gli garantisce l’impunità, senza che l’indignazione popolare li travolga una volta per tutte.

L’indignazione che si è levata non è davvero proporzionale alla gravità di quanto sta accadendo, sia a livello economico, sia a livello di democrazia. Si fa un gran parlare di Magistratura attiva, di Napolitano attento, di condanne in parlamento, e intanto l’ometto se ne frega, trama nell’ombra e continua a fare i suoi interessi, mentre la gente comune è alla fame e continua a pagare al posto della casta.

Tanta rabbia per questa stasi, questa impotenza, nonostante il vaso trabocchi da tempo. Cosa deve accadere perché la gente dica basta davvero e li cacci via a pedate? Probabilmente si aspetta che la situazione diventi di non ritorno. Che si debba tornare davvero a Piazzale Loreto, ma quando?

Questa sorta di regime anomalo in cui viviamo, per cui dentro un sistema costituzionale democratico si è instaurata una sorta di dittatura mediatica, per quanto a tratti surreale e ridicola, sta purtroppo producendo danni enormi anche sotto il profilo culturale: istruzione, università, cultura, informazione sono da tempo sotto attacco e da tempo se ne avvertono le conseguenze; non è un caso che costantemente venga presa di mira con particolare veemenza la Storia contemporanea, si vorrebbe togliere dai libri di scuola la parola Resistenza e anche Liberazione. I nostalgici borghesi vorrebbero farci credere che la guerra di Liberazione, dunque anche Partigiana, sia stata una “guerra civile”, cercando di imporre un colossale falso storico: in realtà i fascisti erano ormai un numero esiguo, Mussolini era tenuto su dai tedeschi e la guerra fu sostanzialmente contro l’occupante, appunto di liberazione.

La Resistenza al fascismo si sviluppò nell’Italia del nord, al di là degli Appennini. La creazione della repubblica di Salò, dopo la fuga di Mussolini dagli arresti di Campo imperatore (L’Aquila), comportò l’inasprimento della guerra contro l’occupazione nazista e i residui del fascismo.

La Resistenza coinvolse oltre 200.000 combattenti partigiani, di tutte le classi sociali, ma appartenenti soprattutto agli strati proletari; lo scopo era di raggiungere un ampio rinnovamento sociale e politico. A nord i partigiani godevano di un vasto appoggio popolare. La lotta non si sviluppò esclusivamente con attacchi armati, ma vi era anche la componente resistenziale passiva (la rete degli informatori, dell’accoglienza: chi ospitava e nascondeva i partigiani, chi gli forniva il cibo).

E’ vero che una buona parte della popolazione fu attendista, non si schierò per paura degli uni e degli altri. Molti avevano sostenuto il fascismo e non volevano esporsi prima che si capisse chi sarebbe stato il vincitore. Questi non parteggiavano per la resistenza, ma non si esprimevano nemmeno in favore del regime. In questo clima poterono avvenire l’eccidio di Boves (Cuneo) del 19 settembre 1943, la strage di Marzabotto e Monte Sole (Bologna) dell’autunno del 1944, e tante altre rappresaglie nazi-fasciste.

Lo sciopero generale di otto giorni del Marzo del 1944, che dal nord ovest si estese in tutto il territorio ancora occupato dai nazisti, fu il segno dell’appoggio crescente alla lotta partigiana da parte della classe operaia e rappresentò un colpo decisivo per il regime.

Subito dopo la caduta di Mussolini, l’8 settembre 1943, i rappresentanti di tutti i partiti fino ad allora clandestini, si costituirono in Comitato di liberazione nazionale, pochi mesi dopo si sentì l’esigenza di un coordinamento dell’attività partigiana anche al nord e nacque il CLNAI (CLN Alta Italia) che funzionò come governo provvisorio in accordo con il CNL, con il riconoscimento degli alleati e del governo centrale (Bonomi).

I partigiani, in sostanza, vennero coordinati come il resto dell’esercito e chiamati Volontari di libertà, sotto il controllo e il comando del generale Cadorna, ma in sostanza le formazioni partigiane più organizzate continuarono ad agire in modo autonomo o sotto il comando di Luigi Longo e Ferruccio Parri, sulla carta vice comandanti.

L’operazione garantì ai partigiani il riconoscimento ufficiale, dovendo solo in teoria limitare le azioni e subordinarsi alle decisioni degli alleati.

La guerra di liberazione si protrasse fino all’Aprile del 1945, l’epilogo fu rappresentato dallo sfondamento della Linea gotica (retta ideale e irregolare che va da La Spezia a Rimini – o da Massa a Pesaro – che costituiva la linea difensiva dei tedeschi) da parte degli alleati sul lato orientale, sull’Adriatico. Fu di fatto un segnale per i partigiani, che precedendoli occuparono le principali città del nord, scendendo dalle montagne. Il 25 aprile vennero liberate Milano, Torino e Genova e questo giorno è stato scelto per rappresentare la Liberazione dal nazifascismo.

Mussolini alcuni giorni prima aveva abbandonato Salò e si trovava a Milano; lo stesso giorno con una colonna di mezzi e la presenza di tedeschi, ripiegò per Como, dove cercò di concentrare le forze fasciste residue, ma ormai sentendosi braccato fuggì a nord costeggiando il lago fino a Menaggio. L’idea di espatriare in Svizzera fu scartata perché era certo non sarebbe stato accolto, tanto è vero che alla frontiera fu respinta anche la moglie; vi è notizia tuttavia di un suo tentativo di espatrio clandestino con Claretta Petacci non andato a buon fine. La mattina del 27 si accodò a una colonna tedesca diretta a Merano, travestito da soldato; il convoglio venne intercettato dai partigiani e scortato fino a Dongo, dove durante la perquisizione, il dittatore venne riconosciuto dai partigiani e arrestato con gli altri gerarchi.

La notte del 28 aprile Mussolini venne trasferito con la Petacci a Mezzegra (allora Tremezzina), poco più a sud, e là fucilato; in circostanze non ancora chiarite del tutto restò uccisa anche la Petacci, sulla quale non pendeva condanna.

Quasi contemporaneamente a Dongo vennero fucilati anche gli altri gerarchi fascisti arrestati, trasportati poi a Milano con il duce e la Petacci ed esposti a piazzale Loreto per vendicare la strage fascista del 10 agosto 1944, quando nella stessa piazza vennero trucidati quindici partigiani.

Il persistente dubbio sull’esatto svolgersi dei fatti è dovuto alla testimonianza più tardiva della presenza sul posto di almeno un agente servizi segreti inglesi, che avevano interesse a far sparire un carteggio evidentemente compromettente detenuto da Mussolini, tra lui e Churchill. Da qualche anno viene infatti accreditata una versione dei fatti che vorrebbe Mussolini eliminato dai servizi segreti inglesi, e alla conoscenza di ciò sarebbe da ricondurre l’uccisione di decine di partigiani nelle settimane successive.

In tempi recenti, l’avvento al potere della destra e i tentativi di revisione e oscuramento della Resistenza, hanno prodotto diversi interventi sull’argomento da parte di diversi storici. Ne cito alcuni significativi.

Pietro Scoppola, cattolico, nel suo libro 25 aprile. Liberazione (Einaudi, Torino 1995), sostiene che ha senso celebrare il 25 aprile, sia perché è la giornata simbolo della resistenza, sia perché segna la fine del fascismo, ma soprattutto perché è da lì che è nata la Repubblica. Alcuni storici contemporanei, revisionisti, a volte ex fascisti, criticano il concetto di guerra partigiana e vorrebbero contrapporgli quello di guerra civile, ma sabbiamo bene che il popolo era tutto da una parte.

ll 25 aprile è dunque una data fondamentale per lo stato, che da lì è nato con la sua Costituzione, frutto dell’accordo tra le forze politiche antifasciste, che facevano parte del CNL. Come festa nazionale è dunque spoglia da faccende di parte; in questo senso, sempre secondo Scoppola, non è giustificabile l’utilizzazione politica della resistenza, anche se è comprensibile che chi l’ha vissuta abbia mitizzato quel giorno, perché non bisogna dimenticare che la gente ha subito il fascismo e se ne è liberata grazie alla guerra partigiana.

L’intento di Scoppola è dunque recuperare gli elementi unitari, contro una consuetudine storiografica che spesso mette in luce maggiormente gli aspetti di divisione.

Gian Enrico Rusconi, storico e intellettuale laico, in Resistenza e postfascismo (Einaudi, Torino 1998), sostiene che una democrazia vitale mantiene viva la memoria della propria origine. Non importa quanto dolorosa e controversa sia, purché alla fine tramite essa si generi tra i cittadini un sentimento di reciproca appartenenza.

Gran parte degli italiani vedono la Resistenza come un episodio genericamente positivo, ma remoto, qualcosa di rituale, che non è diventato solida memoria collettiva dei suoi cittadini. Il persistere di reticenze e cautele, impediscono che la Resistenza sia riconosciuta come l’evento fondante della democrazia italiana, come un momento importante di una storia comune.

Renzo De Felice, ex comunista, le cui tesi sul fascismo sono state contestatissime e accusate di revisionismo, benché con pareri contrastanti anche a sinistra, ritiene che il consenso al fascismo non mancò neanche all’inizio del conflitto mondiale. La popolazione voleva soprattutto uscire dalla guerra, prima sperando in una vittoria del fascismo, poi comunque anche in una vittoria degli alleati: purché si uscisse dalla guerra.

Egli ritiene che l’antifascismo non incise in maniera sostanziale sulla visione della vita inculcata dal fascismo. Infatti ci fu subito una sorta di riciclaggio e peggio, la nascita di partiti sostanzialmente neofascisti. Si parlò quasi subito di restaurazione.

Molte cose che scrive De Felice sono vere e verificabili, tranne alcune ambiguità che hanno dato spazio alla strumentalizzazione della stessa destra. In realtà il primo trentennio post fascista ha visto uno stato in libertà vigilata ed esposto a pericoli golpisti, nonostante il sessantotto e gli anni settanta, grazie ai quali la democrazia si è salvata, benché non siano mai stati sconfitti del tutto i settori deviati dello stato, che anzi continuano a tramare.

I partiti dell’arco costituzionale furono soggetti a infiltrazioni di stampo reazionario e lo stesso PCI mutuava la realpolitik di un PCUS che non era certo più quello della rivoluzione di ottobre.

I duri e puri della resistenza sparirono, sotto la voce “indipendenti di sinistra” e si dovette aspettare il 68 per avere sulla scena una sinistra, ma extraparlamentare, degna di essere chiamata tale. Il partito d’azione denunciò il venir meno dello spirito della resistenza da parte del PCI, che per salvaguardare il governo e l’unità antifascista, tradì appunto lo spirito partigiano, le riforme economiche promesse.

La partecipazione al governo del PCI durò poco, solo fino al 1957. A ciò il PCI addebitò il dissolversi dell’antifascismo. In buona sostanza vi furono errori strategici da parte della sinistra, che si divise, ma anche di condizionamenti reazionari dettati dagli pseudo marxisti stalinisti o neostalinisti del PCUS.

Le sinistre si dissero allora le uniche rappresentanti della resistenza. Ciò provocò un atteggiamento di ridimensionamento della Resistenza da parte dei cattolici moderati, i quali misero più l’accento sulla lotta contro l’invasore tedesco e che sulla lotta antifascista, mettendo sullo stesso piano nazisti e stalinisti (che al di là della figura di Stalin, furono decisivi per sconfiggere il nazismo). In questo giudizio senza distinguo includevano anche il PCI, ed era già guerra fredda.

Alcuni storici attribuiscono a questi contrasti la mancata nascita di una chiara identità nazionale. Resta per fortuna il baluardo della Costituzione, attaccata dai postfascisti e difesa dagli eredi della resistenza.

E’ doveroso chiosare questa lezione osservando che sono passati quindici anni, volati, e il baluardo anzidetto resiste ad assedi sempre più pesanti portati da gente che parla con ignoranza – per citare una spassosa battuta di qualche tempo fa – e anche gli storici sono parecchio disorientati da variabili impazzite… proprio ieri uno cantava “Berlusconi no, non lo avevo considerato…”.

(Storia contemporanea – 8.5.1996) MP

Commenti (29), di cui 23 tra spam e persi

Servira’ un’altra piazzale Loreto…
6 #
quick
ansbba.co.uk/
fml@viy.com
91.232.96.10
Inviato il 16/12/2012 alle 03:54
muxi

Servira’ un’altra piazzale Loreto…
5 #
day
miracle.co.uk/
lizzie_briones@freenet.de
176.31.7.170
Inviato il 27/09/2012 alle 08:40
approval

Servira’ un’altra piazzale Loreto…
4 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
g@alice.it
87.8.240.165
Inviato il 02/04/2012 alle 22:05
Quest’argomento mi piace di più del precedente, per mia incompetenza storica 🙂
Uh, Ungaretti fascista non si direbbe dalle sue poesie.
Questo mi fa pensare che la poesia è proprio falsità.

Servira’ un’altra piazzale Loreto…
3 #
sally brown
innellama@tiscali.it
79.8.76.178
Inviato il 17/08/2011 alle 21:57
be’ a piazzale loreto io spero che non ci si torni mai. la storia ne è piena anche negli ultimi tempi, di accanimento verso il tiranno e non mi sembra segno di civiltà. del resto in momenti come questo è facile fare dietrologia, ma continuo ad essere convinta che le attuali manifestazioni di governo siano di gran lunga peggiori ( dal punto di vista politico) del governo di mussolini (sempre dal punto di vista politico) di cui non vorrei che si dimenticassero( come sempre) i natali socialisti e la politica sociale, al stabilità di governo e il benessere ritrovato dopo la prima guerra mondiale. Poi venne il nazismo, e questa è un’altra storia. Forse per capire come uscire da tutto questo dovremmo capire come ne siamo entrati a far parte, come mai siamo capaci di indignarci ma non di organizzarci.
ole/.)

Servira’ un’altra piazzale Loreto…
2 #
kala
kala@lib.it
82.61.16.195
Inviato il 01/08/2011 alle 22:22
Come non essere d’accordo con te? Il capo del governo italiano è un esponente della P2 di Licio Gelli: come dici tu, questo, forse, spiega tutto.
Il problema è come uscire da tutto questo.

Servira’ un’altra piazzale Loreto…
1 #
sally brown
innellama@tiscali.it
95.239.77.209
Inviato il 20/07/2011 alle 18:28
ivy…sei impazzita?
http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio_2nd_action/?copy
tutto per voi
ole/.)

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO

24 Lug 2009 @ 1:18 AM

Ho apprezzato l’iniziativa del 14 luglio scorso, non si farà mai troppo per contrastare il decreto Alf-ano, per contrastare un governo che spudoratamente dice di agire in nome della “libertà”, e sappiamo la libertà di chi…

Tuttavia penso che la risposta a chi, da una parte approva una legge contro le intercettazioni al premier arcorense (…al ministero del condom e affiliati) e dall’altra vorrebbe approvarne un’altra per limitare il libero uso del telefono a tutti gli altri cittadini, meriti una risposta almeno uguale ed opposta…

Ad un tentativo di golpe, alla dittatura latente, si risponde con la resistenza… Se ronde ci devono essere che siano ronde che vigilino sul governo, prima che sia troppo tardi e la dittatura diventi palese e irreversibile.

Già qualche anno fa ebbi occasionre di far notare come il Membro supremo attentasse alla democrazia, oggi, complice un popolino di triste memoria, la sua azione si fa sempre più spudorata… Ormai il “conflitto di interessi” è diventato un fatto accettato da questa repubblica delle bananas, si fanno cose ben più gravi e incontrastate, opposizione zero… mi fa pena il povero indigente Fassino (ormai liberale malagodiano) che per esprimere una contrarietà fa un giro di parole assurdo come se dovesse contrastare il consiglio di amministrazione dell’accademia della forca o di qualche circolo filosofico snob e non un governo di subdoli fascisti, non affatto in sonno, ma attivi.

Insomma penso che l’iniziativa del 14 Luglio sia almeno servita a sensibilizzare i blogger rispetto al disegno liberticida di un governo che può stringere la mano in tal senso solo a quello iraniano.

Questo governo non solo ha fatto carta straccia della costituzione, imavagliando gli altri poteri centrali dello stato, ma sta negando anche i fondamentali diritti civili, di associazione e della persona.

Non è necessaria dunque una battaglietta e timidi slogan: le cose bisogna chiamarle con il proprio nome.

I blogger dunque non siano la trasfigurazione di Fassino e di altri come lui, non si potrà incidere contro il decreto anti-internet – che è solo uno degli atti generali contro la libertà di stampa, ormai ampiamente negata (basti vedere l’ossequiosità di stampa e Tv, il lecchinaggio infinito nei confronti dell’impotente puttaniere di regime) – se si conduce una battaglia ritenendo di essere in una normale situazione democratica.

Siccome non è così, bisogna passare dalla difesa all’attacco. E’ necessario in qualche modo sostituirsi a quella parte di parlamento che è stato eletto per contrastare l’opera del pseudo-duce e adottare tutti gli strumenti necessari a ripristinare le libertà e la democrazia.

L’unica arma di cui dispongo sono le mie idee, ma i dittatori sanno che le idee sono più pericolose delle armi.

E’ necessaria una mobilitazione dei blogger dal basso, dalla base, con il passa parola, con il coinvolgere di blog in blog i propri contatti, e noi sappiamo cosa si può fare con questo sistema, con la rete, proprio quella che vorrebbero chiudere, attaccando per prime le voci vive, i web-log.

Organizziamo qualcosa di più forte per Ottobre, che comporti scendere in piazza ovunque, ma con rumore-rumore questa volta, non dobbiamo protestare contro la regina Elisabetta o i suoi lord…

Propongo a tutti i miei contatti, che elaborino idee e proposte, se vogliono con questo testo, parti o anche testi originali e le trasmettano a loro volta ai loro contatti e così via, in modo da creare una informazione e una volontà di lotta capillare che non potrà essere più fermata.

Il decreto Alfano si contrasta non più con il silenzio (che ha avuto il pregio di infromarci, allertarci), ma andando a toccare qualcosa che per il Grande capo possa essere scomodo… i suoi “non mi fanno paura”, che significa che gli hanno già cambiato diverse volte il pannolone…

TROVIAMO SOPRATTUTTO UNA DATA IN CUI SI ALZI DAVVERO UN URLO DA OGNI BLOG, NON DI SILENZIO MA DI SCRITTURA SCOMODA, TESTO LIBERO O CONCORDATO, IN PARTE O MENO… PROVATE A IMMAGINARE UN GIORNO IN CUI OGNI BLOG HA UN NUOVO POST, THE BLOGGER DAY, COINVOLGIAMO TUTTE LE PIATTAFORME, I BLOG ESTERI, FACEBOOK, OGNI SITUAZIONE RAGGIUNGIBILE CON LA NOSTRA ADSL…

CONTO SU DI VOI PER L’AVVIO DI QUESTA RETE. SE SI VUOLE VINCERE, BISOGNA CREDERCI!

COMITATO “IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO”.

Commenti (13)

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
13 #
celia
78.15.206.208
Inviato il 19/08/2009 alle 10:21
Beh ci si organizza o no? 🙂 Come ben dice Diotima troviamo la data.
Che fai Angel? Dove sei? Con chi sei? Non dirmi che studi ancora pedagogia. 🙂
Basitteddu.

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
12 #
jean
69.181.34.122
Inviato il 12/08/2009 alle 07:06
Eccomi

http://whitesavethepink.blogspot.com/

Il DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
11 #
ivy
79.41.236.236
Inviato il 11/08/2009 alle 12:15
uhm sbaglio o la foto è cambiata dall’ultima volta che son passata per di qua?
buon ferragosto!

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
10 #
diotima47
93.46.64.77
Inviato il 31/07/2009 alle 20:17
troviamo la data!

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
9 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
159.213.40.5
Inviato il 29/07/2009 alle 11:06
…mi piace tantissimo lo slogan!!!…:-)

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
8 #
iris.m
nuvolacotton.blog.tiscali.it
79.22.65.114
Inviato il 27/07/2009 alle 13:28
ciao angel,
sai cosa diceva oscar wilde?ma certo.credo…….diceva…?amo prendere il te’ con i politici o in parlamento…..l’unico luogo dove Non si parla di …Politica!…..vedi tu cosa succede dopo 200 anni nel ns paese ancora una volta.non ci sono parole….tutto è finto dalla politica alla vita quotidiana….anche le nuvole sono di cartapesta perfino ilcielo,il sole la luna….sono di carta.la tua lettrice affezionata..iris.

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
7 #
ivy
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
78.12.159.1
Inviato il 26/07/2009 alle 23:43
decreto assurdo! è da giugno dell’altr’anno quando è stato proposto che lo sto dicendo io come lo stanno dicendo tutti… ma qui si fa orecchie da mercante

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
6 #
emma
87.5.243.202
Inviato il 25/07/2009 alle 14:09
tu vuoi fare sul serio? adesso? ottobre è adesso.
E’ fattibile…

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
5 #
Timo
192.87.16.130
Inviato il 24/07/2009 alle 18:38
ho appena notato che non ti ho nel mio elenco di blogs preferiti e non so perchè.. ti ho inserito ma non compari!boh?

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
4 #
Timo
192.87.16.130
Inviato il 24/07/2009 alle 18:32
Bello, son daccordo!ora fuggo ma vedrò di postare qualcosa sul mio blog e facebook. Io sarò ancora all’estero alle prese spero con la mia tesi di master, che è confusa perfino quanto al tema!ma se si tratta di informare ci sono.
saluti e buone vacanze o comuqnue buon tutto

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
3 #
Grazia
lafontedeglidei.it
88.35.39.73
Inviato il 24/07/2009 alle 12:58
Caro amico anche a fronte di tutto questo baillamme ho deciso di farmi un sito (a pagamento con spazio illimitato), trovo in parte giusto il commento di Celia nel dire che la gente è stanca ed ha voglia di leggerezza (vedasi gli account su Facebook e simili), da parte mia dico che non basta la parola, occorrono i forconi, purtroppo non bastano gli asini per portar via tutta questa gentaglia.
Caro Angel, ho sempre detto di non essere nè di destra nè di sinistra e neppure del centro, lo ribadisco ed anzi dico che sto diventando sempre più anarchica perchè sia in passato che nel presente nessuna fede politica mi attrae, nessuna simpatia, tranne per il premier che mi fa scompisciare con sue gaffe e i balletti rosa…
su un pò di humor …Berlusconi è una ludoteca ambulante!
Un caro saluto
Grazia.

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
2 #
faraluna
speranzadivita.blog.tiscali.it
78.15.218.21
Inviato il 24/07/2009 alle 02:29
Cassatooo!! 🙂 )))
Stavo graficando e prima di andare a ninna sono passata per vedere i titoli degli ultimi post pubblicati; il primo della lista eri tu!:-)))
Ed eccomi qui!Urlare?? Bohhh!!??? Non so se serva a qualcosa….uniti e decisi questo sì!!
Un abbraccio, comitato “il decreto mettitelo nell’alfano”!!
🙂 ))))) faraluna

IL DECRETO METTITELO NELL’ALFANO
1 #
ivy
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
78.12.160.252
Inviato il 22/07/2009 alle 22:57
ciao bello, tutto ok?

comunicato stampa

Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.

Accadrà domani, 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l’informazione in Rete.

Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant’anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.

Domani 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.

L’iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.

Hanno aderito all’iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni.

Tra gli altri: Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Antonio Di Pietro (Idv): Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI).

Hanno aderito a titolo personale anche Giuseppe Civati, Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino.

Anche alcuni parlamentari della maggioranza (come Antonio Palmieri e Bruno Murgia), seppur non verranno in piazza, hanno espresso la loro contrarietà alla norma imbavaglia-Rete presente nel ddl Alfano.

Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.

Diritto alla Rete
Alessandro Gilioli
Enzo Di Frenna
Guido Scorza

ECCO COSA FARE
il 14 luglio sul tuo blog
1 – pubblica sul tuo blog il logo col megafono che vedi a lato:
SCARICA IL LOGO E PUBBLICALO.jpg
2 – Titolo del post: “Oggi sciopero”
3 – Pubblica la tua foto col bavaglio, se puoi.
4 – Segnala il link a “Diritto alla Rete” per le nuove adesioni
Scrivi ad esempio: “Adesione all’appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana”.

Come è nata l’idea

Blogger e giornalisti-blogger, attraverso uno scambio di telefonate ed e mail, hanno deciso di agire. Per dare un segnale forte attraverso la Rete. Gli Usa hanno eletto la prima volta un presidente di colore grazie alla libera condivisione delle informazioni in Internet. Barack Obama ha creduto nella Rete e sta facendo la differenza con un messaggio forte di cambiamento. In Italia, al contrario, una politica “vecchia” vuole impedire la libertà d’informazione attraverso giornali, siti internet e blog. Con leggi ad personam come il DDL Alfano che sono un attacco alla democrazia.

Alessandro – Guido – Enzo

L’APPELLO
Aderisci alla giornata di silenzio per la libertà d’informazione on line
REGISTRATi al Network (in alto a destra) e ADERISCI scrivendo a:
dirittoallarete@gmail.com
1.579 iscritti

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il logo banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

NOTA – per informazioni e contatti stampa usate le nostre mail.

Per problemi al sito scrivete a Enzo

Diritto alla Rete: l’appello di Byoblu.com

Claudio Messora (byoblu) è il primo caso di blog che ha ricevuto nei giorni scorsi una richiesta di rettifica da parte dell’avvocato Marazzita. Se il DDl Alfano fosse già legge, e se Claudio per 48 ore non avesse aggiornato il blog o letto la posta, rischiava una multa fino a 13 mila euro.

Byoblu intervista Enzo Di Frenna su Diritto alla Rete, sciopero dei blogger, manifestazione del 14 luglio a Roma in piazza Navona (ore 19), libertà d’informazione, televisione e Rete.

Guido Scorza, avvocato

————————-

IMPORTANTE NOVITA’

Se il ministro della Giustizia Angelino Alfano, come ha annunciato in queste ore, in Senato non chiede la fiducia sul DDL, la strada dell’emendamento torna ad essere quella da battere in via preferenziale. Si sono resi disponibili alcuni parlamentari del PDL. Vedremo nelle prossime ore cosa accade. Intanto QUI potete leggere la lettera da inviare ai capi

gruppo del Senato, insieme alle 2.500 firme già raccolte.

NEWS

Guido Scorza: a rischio anche i canali You Tube

A lanciare l’allarme non è uno qualunque. Avvocato, esperto di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, docente presso il Master di diritto delle nuove tecnologie della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, presso il Master in Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche dell’Università La Sapienza di Roma, presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e presso il Corso di Laurea in tecnologie informatiche dell’Università La Sapienza. E’ inoltre membro del Consiglio scientifico e del Consiglio dei docenti del Master di diritto delle nuove tecnologie dell’Università degli Studi di Bologna. Guido Scorza ha le competenze necessarie per sostenere le sue affermazioni. Gli abbiamo chiesto se il DDL Alfano mette a rischio anche i canali aperti su You Tube, utilizzati spesso dai blogger per fare informazione audiovisiva.

Chi ha un canale su You Tube deve preoccuparsi? Rischia multe e la chiusura?

«Il Decreto Alfano certamente riduce la libera espressione attraversi i siti informatici e i blog. Per quanto riguarda You Tube la questione è controversa: bisognerà chiarire se il diritto di rettifica spetta al sito di videosharing o all’utente. Per ora la palla è al centro».

Ma visto il rischio di multa un blogger potrebbe decidere l’autocensura…

«E’ la logica della nuova norma»

Oppure, per non aver guai, potrebbe anche essere You Tube a bloccare il canale?

«Questo può accadere al 99 per cento.»

Attività RecentiAdesso Claudio Messora è amico di Canale Autunno08 e Lorena Melis

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Silvia, la tua risposta non era una risposta da pubblicare. Ho pubblicato invece la vostra rettifica (senza rimuovere l’articolo perchè questo non è contemplato da nessuna parte), con altissima evidenza, sia sul post in questione sia su un nuovo p…

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Scudo fiscale e balle spaziali

Negli Stati Uniti esiste un sito (politifact.com) che confronta le parole e le promesse dei politici con le loro azioni, per monitorare il loro lavoro e vedere se e quanto mentono al popolo americano. In Italia un sito del genere ancora non esiste…

2 ore fa 0 ha commentato un post del blog di Silvia Frezza ‘Diritto di Rettifica’

Non c’è dubbio che la rettifica sia un diritto. Qui non si discute sulla questione per la quale potrebbe avere ragione uno o l’altro. Il prblema è nel fatto che spesso chi chiede rettifiche chiede la rimozione completa dell’articolo dal web, e imp…

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8 ore fa RSS ChatModifica

Sign up to chat on this social network!

Info su Enzo Di Frenna ha creato questo social network su Ning.

L’incontro in piazza

IL PRIMO SCIOPERO DEI BLOGGER AL MONDO SI E’ TENUTO IN ITALIA!

14 LUGLIO 2009

Roma, piazza Navona

ore 19 – porta un bavaglio di stoffa e la tua videocamera!

Partecipate in tanti!

—————

DIRITTO ALLA RETE

sui principali media

  • La Repubblica
  • L’Espresso
  • Corriere della Sera
  • Adn Kronos
  • Ansa
  • Il Sole 24 Ore
  • Panorama
  • Il Giornale
  • Punto Informatico
  • Sole24OreNOVA

(a breve la lista completa anche con i blog)

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DIRITTO ALLA RETE – APPUNTAMENTO 14 LUGLIO 2009 – PRIMO SCIOPERO DEI BLOGGER
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DIRITTO ALLA RETE – ADERISCI – 14 LUGLIO 2009
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NON ELIMINEREMO MAI IL TERRORISMO UCCIDENDO TERRORISTI

31 Ago 2006 @ 12:48 AM

RAN RAN RAN resistenza attiva nonviolenta

“Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere…”

“Non possiamo pensare di eliminare il male, innanzitutto perché chi definisce il Male? Gli altri dicono che noi siamo il Male, noi diciamo che loro sono il Male: se cominciamo a cercare di eliminarci l?un l?altro finiremo che ci elimineremo tutti perché oggi i mezzi di distruzione sono spaventosi. Allora l?unico modo non è uno scontro di civiltà, ma un dialogo di civiltà. Dobbiamo capire chi sono, dobbiamo capire che cosa fa di un uomo un terrorista. Non elimineremo mai il terrorismo uccidendo terroristi, ma soltanto eliminando le ragioni che portano un uomo come noi, che nasce per vivere, per essere felice, a fare quell?atto più innaturale, più disumano, che è quello di uccidersi e di uccidere”.

Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra

DIALOGO SU ISRAELE: uno stato come gli altri, con uguali diritti e doveri.

– Il Partito Radicale Transnazionale ha elaborato un manifesto appello per il primo grande satyagraha mondiale per la pace (http://www.radicalparty.org/welcome_it.html)…

– Da nonviolento e pacifista (“nulla può giustificare una strage di innocenti” [a meno che non si adotti a sproposito il concetto peccato originale]) condivido l’iniziativa del Partito radicale. Magari dopo una serrata discussione su alcune espressioni e alcuni punti, la sottoscriverei anche subito.

Mi chiedo però (me lo chiedo come radicale, non dico ex perché non mi sembra di essere uscito io dallo spirito radicale) e lo chiedo all’estensore del documento, come si possa presentare un appello per il grande Satyagraha per la pace, che preveda dunque (suppongo) adesioni anche del mondo arabo e musulmano, nettamente schierato dalla parte di Israele (e chiarisco subito), lusingante Israele, specie all’indomani di quello che ha combinato in Libano contro popolazione indifesa, ONU, infrastrutture civili e culturali (un comportamento da barbari, non difforme da quello dei talebani, che cancellarono i buddha, non in quanto tali, ma come patrimonio dell’umanità)?

A che serve un manifesto del genere se sarà sottoscritto solo da israeliani e solidali con loro, in quanto in ogni arabo vedono un terrorista?

Non vorrei essere frainteso, né commettere lo stesso errore, io penso che si possa fare un discorso più equilibrato, specie alla luce dei principi concreti e non teorici che le parti in contrasto mettono in campo.

Israele ha diritto ad esistere, anzi non concepisco nemmeno che si ponga un problema del genere (peraltro – e questo spero che agli occhi di qualcuno non sminuisca questo diritto, altrimenti i satyagraha li facciamo solo ad personam – ha sacrosanto diritto come tutti gli altri popoli privati della loro statualità e del loro autogoverno, penso ai popoli nativi americani ad esempio [o in casa del più forte non si può parlare di diritti umani?]. Sarebbe bello che in sede ONU e ove possibile il PRT prendesse un?iniziativa per il riconoscimento della statualità ai nativi, vorrei vedere se Bush e gli statunitensi sarebbero così elastici come lo sono stati per l’ex-Yugoslavia e simili. Insomma, voglio dire che, i primi nemici dei veri democratici, sono coloro che si spacciano per democratici e lo sono solo sulla carta [Pertini docet]).

Venendo al documento, non bisogna essere più realisti del re (si tenga conto che Israele stesso a aperto un’inchiesta sulla conduzione della guerra e il governo è stato contestato per la stessa, seppure da una minoranza, ma è la minoranza che ci dovrebbe stare a cuore). Io lo rivedrei in alcuni punti, per motivi di opportunità politica e/o di merito:

a) mettere all’ordine del giorno il pericolo dell’esistenza dello stato di Israele, oltre che irrealistico, significa fare da detonatore e amplificatore a quel coglioncello di presidente iraniano e all’estremismo islamico; vanificare cioè il riconoscimento di diritto o di fatto dello stato di Israele da quasi tutto il mondo arabo e musulmano, palestinesi compresi. La cosa salterebbe subito all’occhio di un arabo: ma come? si combatte da 40 anni per affiancare a Israele uno stato Palestinese, non nasce per il veto di Israele (che fa carta straccia delle risoluzioni ONU) e qui si presenta il grande satyagraha per la pace, come il riconoscimento di uno stato che non solo esiste legittimamente, ma la fa da padrone nella regione, è riconosciuto internazionalmente, è difeso dalle nazioni più forti e dai gendarmi del mondo, gli USA.

b) idem, mettere in primo piano l’IRAN, o meglio il presidente iraniano (direi, il Berlusconi iraniano, almeno per le sue uscite), significa solo dargli importanza. Sono isolati nel mondo… semmai si dovrebbe fare un documento ad hoc, ma non gratificarlo con un documento così ampio e importante. Ne risente proprio il grande respiro del documento.

c) parlare di utopia sionista, non credo sia molto piacevole per un arabo… anche perché magari non vi legge ciò che ha voluto dire l’estensore. Io sono un “utopista”, ma non ho mai pensato di realizzare le mie utopie in casa o a danno del mio vicino, che magari non la pensa come me.

d) legare Israele all’Unione europea e non invece a una Comunità economica di stati dell’area, significherebbe isolarlo ancora di più (chissà che ne pensano gli USA?)… A meno che non si portino tutti nell’Unione europea (ma bisogna avere anche un minimo di senso geografico, non si può portare il mare in un paesino di montagna);

e) vedo bene invece il “prodromo”, ma un documento equilibrato inserisce Israele, senza la premessa che lo isola.

Insomma in poche parole io vedrei bene il documento dove il discorso di Israele non viene separato rispetto a quello degli altri stati della regione, perché è proprio questa separazione, che ha certamente i suoi motivi storici e contingenti, che è causa della guerra infinita in medio oriente.

– Si è tanto parlato di abuso della forza da parte di Israele…

– Io non difendo nessuno di coloro che sparano, ma in particolare non difendo coloro che si spacciano per paese civile e invece non si dimostrano altro che dei barbari con il portafoglio e anche razzisti (l’ho detto che non hanno imparato la lezione della loro storia): hanno addirittura costruito rifugi differenziati per israeliani e arabo-israeliani [questi infatti stanno morendo sotto i colpi incoscienti dei guerriglieri arabi].

Israele, prima isola le città e i villaggi, poi lancia i volantini invitando ad abbandonarli; ha minacciato di colpire qualsiasi vettura in movimento, impedendo i soccorsi. QUESTO E’ UN CRIMINE DI GUERRA! OLMERT E PEREZ SIANO PROCESSATI DALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA!!!

Sono nonviolento e chi (eventualmente) richiama Dachau, Mathausen e Bergenbelsen, non risponde creando 100, 1000, 10.000 Dachau, Mathausen e Bergenbelsen.

Anche negli stadi ogni tanto scrivono “devi morire” e di peggio, ma nessuno li ha ancora bombardati.

– Vi sono delle accuse particolari agli occidentali che difendono libanesi e palestinesi…

a) non ho mai sentito nessuno esaltare chi lancia missili su Israele, a parte i poveri arabi costretti nei campi di concentramento israeliani… e ne avranno pure motivo. Dunque questa condanna è scontata.

b) i missilini arabi al confronto delle armi messe in campo da Israele/Usa, sono giocattoli (come quelli di Gheddafi quando voleva bombardare l’Italia), non per questo sono meno deprecabili, ma si dica

c) Si fa finta di non vedere quel che accade a Gaza e in Cis-Giordania. Il problema è la mentalità israeliana, che procede per rappresaglie. Dove possono fare la resistenza i palestinesi se non in mezzo al popolo. Ma lo stesso capo del governo israeliano chiedendo scusa (mej cojoni!) ha ammesso che Cana non era un obiettivo militare, quindi non siamo noi occidentali a creare alibi che gli stessi responsabili non si creano.

e) Che Israele non sia un paese equilibrato e saggio, è più che evidente. Chi potrà mai perdonargli quelle stragi! Evidentemente gradiscono essere maledetti da Dio!

Mi spiace solo per quella minoranza di ebrei giusti… per loro ci sarà un’altra arca…

– Israele stato uguale agli altri…

– L’ho scritto in tempi non sospetti: basta! trattare Israele come uno stato handicappato, minore… a nessun altro è permesso di compiere i crimini che ha commesso in Libano, non lo dico solo io: lo dice il Papa, lo dice Amnesty international… sono diventati tutti cretini?

Comunque, a parte il merito della questione, bisogna essere più tolleranti e obiettivi e non accecati dal partito preso.

Per difendere le proprie posizioni, si fanno dire cose che gli avversari non hanno mai detto: io non sono certo contro l’esistenza dello stato di Israele, anzi simpatizzo per posizioni interne a quello stato, non certo quelle di Olmert o la destra integralista… proprio per questo posso permettermi dure critiche. Chi si pone nei confronti di Israele come tutore, non aiuta Israele, lo ha detto bene Tzipi Livni. Israele è lo stato forte nella regione e deve rispettare le leggi internazionali, come tutti.

Israele non ha combattuto i terroristi, ha raso al suolo il Libano e fatto strage di civili e innocenti.

La logica delle armi e del dente per dente, non pagherà mai.

Il problema è che fanatismo islamico e logica israeliana sono simili…

Guarda caso un ebreo ha ucciso Rabin, cioè colui che stava per realizzare la pace in Palestina…

L’Europa stessa si piega alla logica amerikana dei signori della guerra…

– Per l’occidente sembra che i morti arabi non abbiano alcuna importanza…

– Il Papa, il giorno della strage di Cana, ripreso a caratteri cubitali dall’Osservatore e da Avvenire (nientemeno!) ha affermato che NULLA PUO’ GIUSTIFICARE UNA STRAGE DI INNOCENTI. Sono d’accordo con il Papa…

Amnesty International ha accusato Israele di crimini contro l’umanità…

Ma queste cose danno fastidio alla mentalità occidentale e vengono solo sussurrate, come la denuncia di Emergency e Medici senza frontiere, sull’uso di armi chimiche in Palestina.

Insomma, Israele non si può difendere a tutti i costi!!!

Riferimenti: Una buona occasione nella vita si presenta sempre.

Commenti (38)

  1. AlicEscrive:

28 Settembre 2006 alle 14:44

Hola! Alla fine la miss paesana no ha trionfato…eh non è stata apprezzata dal popolo…bhuahuahauahau!

ciao ciao*
Ali

  1. Dandyboyscrive:

26 Settembre 2006 alle 14:05

venite a darmi un po’ di risposte?

  1. ivy phoenix scrive:

25 Settembre 2006 alle 16:13

letto fino al punto d… la prox finisco..
um il problema è che israele e islamici sempre si faranno guerra.. non è che ne dicono bene i musulmani degli ebrei eh?
comunità europea? no… non vedo cosa c’entri.. già la turchia non vedo cosa abbia a che fare, che poi una volta entrata metterebbe i bastoni fra le ruote ad israele..
è una patata bollente il tuo argomento…
ciao

  1. come alicescrive:

25 Settembre 2006 alle 15:34

Ciao e buona settimana.

Ps.:mi fa piacere che tu abbia rivalutato il sud, anche se mi sembra di capire x demeriti del nord…

  1. falivenesscrive:

25 Settembre 2006 alle 13:47

baci baci

  1. ivy phoenixscrive:

24 Settembre 2006 alle 15:31

ehm… questo post me lo leggo a puntate.. uffa mai che abbia tempo..
no, non ho risolto nulla e anzi sono ancora di più nei casini… e mi devo sbrigare.. davvero sbrigare.. ufffffa!
alla prossima lettura
ciao

  1. lady.angyscrive:

24 Settembre 2006 alle 14:27

Ehi ciao, beh si da un bel pò. Come stai? cosa mi racconti di bello? Io sto pressata a studiare tra poco vado fuori di testa che non è una novità hiihihihhi.
Un bacione! A prestissimo!

  1. gioscrive:

23 Settembre 2006 alle 23:08

e magari ieri (22 settembre) c’eri anche tu alla proiezione al nuovo (vecchio) civico di Castello…
hanno dato un filmato interessante sull’ 11 settembre…

  1. Matiscrive:

23 Settembre 2006 alle 16:05

Ciao Angel,
Corso Matteotti è sempre lì ….con un’illuminazione nuova che lo rende ancora più sofisticato e caratteristico.
Ieri è stato il patrono: San Settimio.
Oggi iniziano le Fiere …durano 3 giorni ….dovrò lasciare a casa il portafogli, ma più di tutto perchè finisce che mangio una seria infinita di schifezze tipo Crepès alla nutella, piadine, panini con porchetta ….ahahaha
Un saluto!
Buon fine settimana!

  1. amanitascrive:

23 Settembre 2006 alle 15:50

ufffff, ma io non l’ho mica trovato?!?! vabbè che sono un po’ fusa…
sono a casteddu ancora per una settimana, poi starò in culonia leccese per un mesetto….
baci

  1. Nicolettascrive:

23 Settembre 2006 alle 15:43

Carissimo, è vero si rientra a lavorare.
Prossimamente ti darò notizie sul mio lavoro, sai a fine ottobre uscirà il mio romanzo.
Ti abbraccio con il cuore, ringraziandoti dei tuoi commenti.
Nicoletta

  1. albescrive:

23 Settembre 2006 alle 14:48

precisazioni:
abito a Milano ma sono ROMANA nel cuore!
e poi viaggio ma…mai abbastanza!

Dai…dove andiamo?  @lbe

  1. fiorescrive:

23 Settembre 2006 alle 14:28

quando sarà il momento, come ti riconoscerò? ah! dalle ali!

  1. falivenesscrive:

20 Settembre 2006 alle 09:43

Angel, ho il piccì fuori uso, ciao novello candidato cherubino.

  1. Salemscrive:

19 Settembre 2006 alle 12:05

Hai posta. Vedi tu.
Sì, mio dolce coniglio, l’angelo mi ha trovata. Un bacio anche a te.

  1. Jean Harlowscrive:

19 Settembre 2006 alle 01:58

Ciao ciao!
Ma sei riuscito a sentire Salem?
Sai mi manca tanto!
Niente?
Ma che facevi in giro per l’italia?
Baci baci

  1. dany637scrive:

17 Settembre 2006 alle 17:02

Ciao,nn ho fatto perdere le mie tracce,purtroppo mi sn entrati nel Pc e mi hanno preso il blog,é in corso con Tiscali una pratica….

  1. salemscrive:

17 Settembre 2006 alle 16:54

hai posta. vai aldilà dei toni da incazzatura in tempi reali. Disponibile a confronti.

  1. Jean Harlowscrive:

17 Settembre 2006 alle 01:36

cIAO DOLCE…UN SALUTO VELOCE…SONO SOTTO ESAMI E NON MI POSSO TRATTENERE, IERI SONO INIZIATI I MIEI 5 GG DI CLAUSURA TOTALE…HO UN PAIO DI ESAMI CHE MI DEVONO ANDARE BENE…SEMPRE ALL’ULTIMO…UNA CORSA CONTRO IL TEMPO…SEMPRE…UN BACIO

mA CHE VOLEVA IL TIPO??

  1. falivenesscrive:

16 Settembre 2006 alle 18:29

Ciao Angel, e dov’è la differenza?Ki ha parlato di sodarietà alle istituzioni capitanate dalla politica degli affari e dai petrodollari?
Da un po’ di tempo e non ho ben capito il perchè tu vuoi essere polemico(sterile per di più)proprio con me.Un saluto!-) Nenè

  1. falivenesscrive:

12 Settembre 2006 alle 19:46

Angel, ti tolgo immediatamente dal 17 con versi miei un po’ amari ma che stò passando a tutti i miei amici pensieri nati ripensando all’11 Settembre, eccoli

Amari giorni

E se questa follia pesante come
catena che serra i polsi
in una morsa senza tregua
non ci darà mai riposo?

E se è il respiro grave
che riporta il ricordo
a quei perduti giorni
come impiegar la notte?

E se delle amare lacrime
che nessuna mano
potrà mai asciugare
l’astro consolatore
diventerà impietoso?

E se dai silenzi rotti
da grida mute
piegate sotto il peso
dell’umana sorte
neppure un dio risponde?

Che sarà dei miei sogni?
Chi canterà le ninne affinché
chiuda gli occhi al mio pensare
che tormenta la lucida nere seta
dei martoriati giorni?Bacio, Sà

  1. falivenesscrive:

12 Settembre 2006 alle 19:43

…Angel?Da un po’ di tempo per motivi che non sto a spiegare, evito di andare da Zampa, però leggo quì e rispondo sono daccordo su tutta la linea, la penso così anch’io, però dimmi Zampa, se veramente il resto del mondo si fosse fatto i ‘fatti suoi’ dimmi dove stareste voi?
Vi è stata restituita una terra che era vostra, su questo non ci piove, ma dimmi da soli l’avreste forse mantenuta?
Se gli Stati occidentali non avessero consentito il continuo riflusso di beni che dal popolo ebreo rimasto in tutti gli Stati europei(ed in america!)confluisce verso Israele, finanziandolo e tenendolo in vita, dove sarebbe Israel?!
E’ stata cominciata una guerra per contrastare gli hizzboullà, ma questi tizi da cosa sono nati?
Voi avete invaso il Libano nella guerra dei sei giorni, se non sbaglio ad Elat foste voi ad attaccare per primi(questa è storia!Il 6 giugno 1967, ore 07.45 a seguito delle minacce avanzate dal presidente egiziano Nasser di voler distruggere lo stato di Israele, le forze armate israeliane attaccarono improvvisamente l’Egitto, la Giordania e la Siria riportando in sei giorni una clamorosa vittoria militare, occupando la penisola del Sinai, Gaza, la Cisgiordania e le alture del Golan, sconvolgendo a proprio favore la situazione politica in Medio Oriente.Il diritto all’esistenza di un popolo non deve precludere quello di un altro.Sarebbe iniquo e inutile sgomitare, col sangue che, come vedi poi ne richiama altro.
Amo Israele, ci andrò spero presto ancora una volta, nessuna forza al mondo mi impedirà di andare da Rebecca, che stimo e con cui sono cresciuta.Nenè

  1. zampascrive:

9 Settembre 2006 alle 11:49

“…si combatte da 40 anni per affiancare a Israele uno stato Palestinese, non nasce per il veto di Israele (che fa carta straccia delle risoluzioni ONU)…”
Inaudibile! Sai che cosa offende di più quando si leggono cose del genere? No, non la malafede e neanche le menzogne, non la disinformazione voluta e neanche l’indottrinamento del partito. Offende l’ignoranza. Io, israeliana spesso molto critica verso i vari governi, mi aspetterei un po’ più documentazione verso chi s’interessa del conflitto israeliano-palestinese. Tanto per fare due esempi: hai mai sentito parlare delle proposte di Ehud Barak a Iasser Arafat e rifiutate da quest’ultimo? Hai mai sentito parlare del ritiro dalla striscia di Gaza per permettere l’inizio della costruzione del futuro stato palestinese in attesa del ritiro dalla Cisgiordania, ma sfruttato invece dai palestinesi come zona lancia missili? E circa il Libano, sei a conoscenza degli atti di ostilità contro Israele compiuti dal Hizboullah con il benemerito del governo libanese, dopo il ritiro israeliano dal sud del Libano nel 2000? E che cosa sai di quello che hanno provocato i missili iraniani e le armi russe del Hizboullah in Israele?
Sono d’accordo su un punto con te, non c’è bisogno del permesso di chiunque per esistere, evidenziare questo diritto provoca in per se una discussione come giustamente dici. E un’altra cosa vorrei dirti, se l’occidente ficcasse il naso negli affari suoi invece di pensare solo a come sfruttare i paesi orientali petroliferi, ci saremmo già arrangiati da tempo, forse non a piena soddisfazione dalle due parti, ma un accordo ci sarebbe stato.

  1. Jean Harlowscrive:

8 Settembre 2006 alle 01:06

L’ultima cena…questo dipinto è stato visto dai miei stanchi occhi al louvre, è possibile?
si tratta di un enorme dipinto che occupa un intera parete, di fronte alla monna lisa…no?

J.

  1. ivy phoenixscrive:

5 Settembre 2006 alle 16:53

ti piace derrida? è uno dei filosofi che preferisco…
da FILOSOFIA DEL TERRORE cito:

-Ma è poi vero che il terrorismo agisce solo grazie alla morte? Non si può forse terrorizzare senza uccidere? E uccidere è necessariamente far morire? Non è anche “lasciare morire”? “Lasciare morire”; “non volere sapere che si lascia morire” (centinaia di milioni di esseri umani, di fame, di Aids, mancanza di assistenza sanitaria ecc) non può far parte di una strategia terroristica “più o meno” cosciente e deliberata?

  1. ivy phoenixscrive:

5 Settembre 2006 alle 16:47

I’m so sorry… non potevi passare in periodo peggiore… ma a gg ti richiamo e aggiorno…

  1. falivenesscrive:

5 Settembre 2006 alle 11:50

Angel?…Mi sono abbuffata di Sacher e palle di Mozart, e non me ne è rimasto nemmeno un pezzettino.
Mi dicono che un po’ somiglio alla Sissi, ho deciso che posterò una foto che mi hanno scattato a Vienna e ci divertiremo coi commenti.
Bacetto al cioccolato(che ho mangiato il cornettone alla nutella);-)Sà

  1. come alicescrive:

4 Settembre 2006 alle 16:03

Ciao Angel, tema complicatissimo questo…forse per capire le ragioni di questa guerra bisognerebbe essere nati lì…anch’io trovo che non ci siano scuse x certe azioni…

  1. falivenesscrive:

4 Settembre 2006 alle 11:39

Pace facile, pace fatta di amore con la testa, l’utero e i coglioni stretti, convertiamoci, accettiamo l’invito e uniformiamoci all’Islam, (tanto quasi nessuno più crede)e forse dopo ci sarà la pace a modo loro.

  1. frakkolascrive:

3 Settembre 2006 alle 19:27

Nessuna giustizia nessuna pace…
E’ facile voler portare la pace con le armi…E per i propri tornaconti…

  1. lady.angyscrive:

2 Settembre 2006 alle 14:01

Il fatto è che oggi moti termini sono divenuti relativi, molte cose sono state spopolate del suo significato. Tu pensa a chi ora definisce pace o raggiungere la pace attraverso una guerra, attraverso aggressioni e violenza, dove si crede che per combattere qualcosa che lo si ritiene ingiusto l’azione più efficiente è quella di eliminare, uccidere. Credo che se per prima non ci riprendiamo il vero termine delle cose, la loro purezza rischia tutto di essere ambiguo e capovolto. Come tu dici, rischiamo solo di eliminarci gli uni con gli altri……

  1. monascrive:

2 Settembre 2006 alle 03:08

desaparecida lo so… nn ce la facevo più sn dovuta partire urgentemente dalle mie amiche.Stavo impazzendo.
Non te la sei presa vero?
bacio grande.

  1. amanitascrive:

31 Agosto 2006 alle 16:23

ciao angiuleddu, è la lingua più brutta del mondo, quella de is meixinasa!!!!
kiss

  1. giampaoloscrive:

31 Agosto 2006 alle 14:24

E’ giusto che ognuno esprima le proprie opinioni,qualunque esse siano,facendo pero’ obiettivamente una ricerca sulle reali cause della violenza,senza superficialita’ e per sentito dire.ciao

  1. jovellyscrive:

31 Agosto 2006 alle 13:54

ciao angel…hai ragione eja, mi ero sgarrata il link…provvedo subito
1 bacio!!

  1. AlicEscrive:

31 Agosto 2006 alle 12:30

Per ora ci sono 

  1. pecoranerascrive:

31 Agosto 2006 alle 11:04

..x il montenegro?
Da brindisi credo.. oppure ci vai con lo scafo! ahahahah!!!

  1. fiorescrive:

31 Agosto 2006 alle 03:05

ciao compagno! l’estate non l’ho proprio cercata, non faccio parte dei maniaci della villeggiatura, sudo e invoco l’inverno. Tuttavia questo schifo di stagione pur mi ha reso un servigio: ha evidenziato il gap che divide i culicacati(quelli che nelle loro vacanze da sogno non se la sentono di condannare Israele!…) dagli sfigati che,pur se si fanno la vacanza se la sono meritata rompendosi il culo tutto l’anno e hanno le idee più che chiare: Israele è uno stato criminale.

UN CD DA PELLE D’OCA

Appunti partigiani.
Sbarca nel panorama musicale italiano Appunti Partigiani, progetto targato Modena City Ramblers che raccoglie alcuni dei canti di lotta partigiani della Seconda Guerra Mondiale, riarrangiati e reinterpetati in chiave moderna senza togliere alle musiche la forza di allora. Un album simbolo per il gruppo modenese, che torna allo scoperto con questo progetto che intende celebrare i 60 anni della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

L’art. 1 della Costituzione italiana non è l’epitaffio sulla lapide di un periodo morto e sepolto, ma il concetto portante su cui le generazioni, e non solo quella che ha vissuto la guerra, devono formare i loro principi e valori morali. Ricordare e raccontare le piccole e grandi storie dei partigiani, di chi ha lottato a rischio della propria vita e delle vittime innocenti, deve contribuire alla costruzione di una società con una forte coscienza civile, di libertà e solidarietà. Così il gruppo racconta la passione che c’è dietro Appunti Partigiani, album di 15 canzoni, la maggior parte delle quali appartengono al repertorio popolare dell’epoca della seconda guerra mondiale.

Repertorio a cui si affiancano brani composti in tempi recenti o comunque successivi alla Liberazione. Quindici tracce di musica coraggiosa, interpretate e sentite da artisti noti nel panorama musicale italiano e non. C’è la classica Bella Ciao, orchestrata e diretta da Goran Bregovic in un concerto a Modena nel Capodanno 2000. Ci sono Oltre il Ponte, scritta da Italo Calvino in ricordo della sua militanza nella Resistenza, Partigiano John degli Africa Unite, Spara Juri dei CCCP, la Guerra di Piero di Fabrizio De Andrè, Viva l’Italia di Francesco De Gregori, Auschwitz di Francesco Guccini.

Canzoni che hanno segnato un’epoca e che ancora oggi sono più che mai attuali, grazie agli arrangiamenti e alle interpretazioni di grandi artisti che hanno aderito ad Appunti Partigiani. Tra questi, solo per citarne alcuni, ricordiamo Bandabardò, Piero Pelù, Paolo Rossi, Ginevra di Marco, Morgan. Non mancano contributi di musicisti palestinesi e anche un brano inedito, l’unico del cd, contributo personale degli stessi Modena City Ramblers. Il brano si chiama Il Sentiero ed è ispirato al primo romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, libro ambientato all’epoca della lotta di liberazione partigiana e fortemente autobiografico.

Appunti Partigiani non è quindi il nuovo disco dei Modena City Ramblers, che uscirà nel 2006, ma una raccolta di brani e musiche senza tempo, rivedute e corrette da Cisco e compagni, che ripercorrendo 60 anni di musica resistente, hanno scelto le canzoni che sentivano più vicine.

Riferimenti: OLTRE IL PONTE

09 Giu 2005 @ 12:18 AM

Commenti (4)

1. giuseppecamerlingo scrive:
17 Luglio 2005 alle 17:58
Non mandatemi le vostre cose comuniste. Non ci tengo ad averle. VIAAA

2. _Mati_ scrive:
21 Giugno 2005 alle 10:46
Ciao!
Un nuovo blog ….
Una possibilità in più di avere un parere e uno scambio di idee.
Noto con piacere che anche tu ti appassioni per la musica.
Ti lascio un saluto e un caro abbraccio.
Buona giornata

3. saffo scrive:
17 Giugno 2005 alle 23:29
“oltre il ponte” è da URLO!!!!!

4. Marika scrive:
9 Giugno 2005 alle 13:26
No, non sono un gatto, tranquillo!
A proposito del tuo post, conosco qualche canzone partigiana, me le cantava sempre mio nonno e così sono finita con il crescere con un profondo amore per la storia di quel periodo.
Chissà che mio nonno non lo gradisca come regalo …
Grazie comunque per la visita!
Marika

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