ESTETICA

Lezioni condivise 109 – Bergson e Ungaretti.

29 febbraio 2016 @ 22:54

Ungaretti conobbe il filosofo Henri Bergson a Parigi nel 1912. Ne frequentò per due anni le lezioni al Collège de France e alla Sorbona. Arrivò in Francia direttamente dall’Egitto – ove era nato – attraversando per la prima volta l’Italia e le montagne lucchesi – sua terra d’origine – che vedeva per la prima volta. Si trattava di un Ungaretti giovane, non ancora compromesso né col fascismo, né dalle guerre e dalle vicende biografiche che ne caratterizzarono l’attività letteraria. In Egitto aveva frequentato le scuole superiori e compiuto le prime esperienze formative, con la lettura di poeti francesi (Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé…) e l’esperienza di Baracca Rossa (ritrovo di socialisti e anarchici) con l’amico Mohammed Sceab.

Henri-Louis Bergson (1859-1941), di famiglia ebraica, a quel tempo era già un filosofo affermato, si poneva fuori dalla tradizione spiritualista e positivista che caratterizzava il suo tempo ed era attento ai fenomeni psicologici e biologici applicati alla letteratura. Per i suoi testi ebbe il premio Nobel per la letteratura nel 1927, non essendovene allora uno per la filosofia.

Negli anni in cui Ungaretti approdò in Francia per gli studi universitari, Bergson stava ottenendo l’attenzione da parte di ambienti socialisti e modernisti cattolici, mentre la chiesa nel 1914 poneva all’Indice i suoi libri. L’iniziale approccio ungarettiano a Bergson avveniva quando si andava in giro con il Saggio sui dati immediati della coscienza, ripreso dal movimento futurista non ancora contaminato dallo squadrismo fascista.

Per Bergson la filosofia può ispirare gli artisti, ma non dar luogo a una teoria estetica. Per questo non ne ebbe una, salvo opinioni sull’estetica del tempo e il suo pensiero sull’arte. Esso risentiva del vitalismo, cioè della vita intesa come forza vitale energetica e fenomeno spirituale, al di là del suo aspetto biologico materiale, e insieme del dibattito sulla psicologia della creazione che si ebbe a cavallo dei due secoli, benché non la condividesse, anzi ne ribaltasse le conclusioni in senso misticista e metafisico, nel lavoro Matière et mémoire (1896).

Egli si rivelava intuizionista, spiritualista, soggettivistico-sentimentale, sostanzialmente giansenista – predestinazione del bene e del male -; percepiva l’arte in senso emotivo e non scientifico, come bellezza vivente, anima naturale, interiore, che investe la coscienza e non la tecnica, una visione come di una metafisica figurata, tuttavia concreta, vitale, nell’ambito della ragione individuale, della riflessione personale: una filosofia rappresentata. La bellezza che esprime il soggetto artistico è la forma mediata dalla grazia. Questa, con la natura e la felicità, è la condizione che l’arte consente di osservare, di rendere visibile e gradevole. In questo senso l’arte non contempla analisi troppo concettuali, empiriche. Nel libro descrive il rapporto tra immagine percepibile e realizzata attraverso la sensazione della memoria, il sogno, la fantasia, la poesia, un’espressione non di un’esigenza, ma di una potenza creativa.

La prima guerra mondiale fu vista da Bergson come scontro tra spirito e materia, o tra vita (Francia) e meccanicità (Germania), spostando la sua filosofia dalla parte del nazionalismo, ricevendo diverse critiche di colleghi francesi. Sostiene Bergson “La materia è necessità, la coscienza è libertà; ma nonostante si oppongano l’una all’altra, la vita trova modo di riconciliarle. Infatti la vita è proprio la libertà che si inserisce nella necessità e la volge a suo profitto” (H. Bergson, L’Énergie spirituelle, 1919). Ritenendo essere per un’intelligenza aperta, agile, più aderente alla vita e al dettato di quell’intuizione cui il bergsonismo stesso non ha mai obiettato nulla. L’homo sapiens e l’homo faber, coesistono.

Il tempo in Bergson (Histoire de l’idée de temps, 1902) concilia pensiero e irrazionalità, intuizione e intelletto. Intende fermarlo nella visione di un istante, l’attimo fuggente, il ritmo, il tempo vitale assunto come flusso della coscienza presente.

Ne l’Evoluzione creatrice (1907) Bergson definisce l’arte come intuizione del flusso cosciente (mentre accade, come in Joyce, adattato alla coscienza) originario della vita, come privilegio che consente di vedere meglio la realtà permettendoci di percepire ciò che essa nasconde, senza simboli in quanto essi ne rappresentano un velo, ristretto nel concetto di “durata pura”, nella logica della successione sensoriale e dell’utilità contingente, e che contiene un’unità sostanziale di passato e presente nel fluire ininterrotto della coscienza, durata reale della psiche individuale, dunque durata soggettiva, relativa, legata a stati d’animo simultanei, spontanei (tempo realizzato).

Ungaretti scrisse degli articoli sul filosofo, tra cui L’estetica di Bergson, in “Lo spettatore italiano” (1924), ove tratta dell’analisi della coscienza dell’uomo, del concetto di tempo “spazializzato”, raffigurabile graficamente nello spazio in istanti che lo precedono e lo seguono, si succedono, senza presente, reso possibile dal precedente, ma annullato dall’istante successivo: un tempo astratto, finto. Come per sant’Agostino, il tempo esiste solo nell’interiorità della coscienza. Ungaretti, al contrario vede gli istanti esistere uno in funzione dell’altro, come un fluire continuo, come una melodia. I fatti coesistono nello spazio (un mobile, un cane, una macchina…). Il fluire è possibile solo nella nostra coscienza. Bergson lo spiega con l’orologio. Esso non misura il tempo, ma segue lo spostamento delle lancette di punto in punto, di momento in momento. In realtà si misura il movimento di un elemento fisico. Come lo spostamento di un mobile che non è misurabile temporalmente, ma solo spazialmente. Il tempo in sé non esiste come durata.

Ungaretti (al contrario) indica una serie di momenti nella nostra memoria che individuano la nostra esistenza; da vecchi si può ripercorrere tutta la vita interiore, lo si può fare, ricostruire al meglio se stessi. Sarebbe il mito dell’eterno ritorno (coro 9 ne Ultimi cori per la terra promessa, raccolta “Taccuino del vecchio”), ripercorrere il vissuto con la memoria (La ginestra di Leopardi). Lo sforzo da compiere è proporre ciò che si verifica nel mutamento. Cogliere il tempo istante per istante.

È sempre pieno di promesse il nascere
sebbene sia straziante
e l’esperienza di ogni giorno insegni
che nel legarsi, sciogliersi e durare
non sono i giorni se non vago fumo.

Un altro aspetto di cui si occupò Bergson è quello del linguaggio. Un iniziale approccio lo ebbe ne Il riso (1899), ove censura la commedia, opponendo il carattere “comico” (qualcosa di alienante che ci allontana dalla realtà) a quello drammatico. Qui egli distingue tra la comicità espressa dal linguaggio e la comicità creata dal linguaggio. La prima è traducibile da una lingua all’altra, la seconda no, perché è prodotta dalla struttura della frase o dalla scelta delle parole e non da una situazione tra persone umane.

La lingua si arricchisce tramite i parlanti e chi scrive. Attraverso i secoli, si notano le mutazioni. Ungaretti parla di lingua d’uso (dialetto) soggetta a contaminazione e lingua letteraria. Il linguaggio è l’unico strumento che ha l’uomo per esprimere il proprio pensiero. Se questo è inadeguato bisogna ricorrere a strumenti adatti, renderlo capace di farlo. Bergson riteneva che se il linguaggio non mutasse fermerebbe l’uomo. Ungaretti sosteneva che bisognasse mutare il linguaggio, si considerava poeta della parola, ma essendo la sua dicotomia tra lingua e silenzio era anche “poeta dell’oblio” (Petrarca). A volte il dramma dei filosofi sono i loro seguaci, coloro che appiattiscono il loro pensiero alla propria convenienza. E’ stata anche la sorte dell’ebreo polacco Bereksohn, il cui padre fu costretto a cambiare nome e naturalizzarsi francese.

Il Nostro dopo l’ottenimento del premio Nobel elaborò la teoria che contrapponeva la società chiusa e statica basata su obbedienza e dogmi, alla società aperta in continua evoluzione anche sotto un dinamismo religioso che coinvolge l’intera umanità; anche se questa condizione non fosse raggiungibile deve restare come orientamento finale. Si riteneva tendenzialmente cattolico, ma non aderì ufficialmente per solidarietà con gli ebrei perseguitati in Germania.

Vi è nella filosofia bergsoniana una nostalgia, mai espressamente dichiarata, del tempo trascorso e un anelito all’avvenire inteso come prospettiva entro la quale tendere (sperare) a realizzare la propria libertà e quella dell’universo, giacché la libertà individuale non è libertà. La sua filosofia pone allora in una continuità indissolubile il passato e l’avvenire, tempo e libertà.

Il punto di vista storico resta sicuramente insostituibile nell’analizzare il lavoro di un artista. Non si dà dunque identità al di fuori della storia, al di fuori di ciò che può essere nominato e in quanto tale tramandato quale attestazione di un vissuto riconoscibile. “Senza la tradizione (che opera una scelta e assegna un nome, tramanda e conserva, indica dove siano i tesori e quale ne sia il valore) il tempo manca di una continuità tramandata con un esplicito atto di volontà, e quindi, in termini umani, non c’è più né passato né futuro, ma soltanto la sempiterna evoluzione del mondo e il ciclo biologico delle creature viventi” (Hannah Arendt, Tra passato e futuro, Milano, Garzanti, 1991, p. 27).

(Letteratura moderna e contemporanea – 9.5.1997) MP

Commenti (1) 

ESTETICA
1 #
            rachel
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Inviato il 02/04/2016 alle 22:53
Hello, it’s even easier …

GRIDATE DI PIÙ…

Lezioni condivise 85 – Vita d’un uomo

31 Gen 2014 @ 11:59 PM

Ha ragione Moni Ovadia, l’olocausto è stato un crimine universale non contro un solo popolo, sebbene il quello ebraico ne abbia subito le conseguenze più gravi e palesi. Ogni giorno è buono per ricordare questo crimine, ma la giornata della Memoria serve soprattutto per ricordare la shoah agli smemorati, a chi tende a rimuovere, oltre che alle nuove generazioni, perché sappiano…

La Memoria, che serve per scongiurare il ripetersi di simili sciagure, deve comprendere tutte le shoah perpetrate da alcuni stati per sopprimere altri popoli, spesso fratelli; penso al dramma degli armeni, dei palestinesi, dei nativi americani, dei curdi e di tutti i popoli senza terra e senza autodeterminazione. La Memoria non può distinguere tra strage e strage, o peggio strumentalizzarla per altri fini.

La peggiore cosa che possa fare un popolo perseguitato è perseguitare a sua volta; ritenere che come erede di uno sterminio possa aver acquisito patenti per commettere ogni sorta di nefandezza. Insomma, se è tra le peggiori affermazioni nazi-fasciste la frase pronunciata nel 1869 al Congresso americano dal deputato James Cavanaugh “Io non ho mai visto in vita mia un indiano buono… tranne quando ho visto un indiano morto”, non è vero neppure il contrario, cioè non esistono popoli buoni e popoli cattivi tout court, esistono persone eccellenti e persone malvagie, con tante vie di mezzo.

Fatta questa importante precisazione, visto che i padroni della terra e della guerra decidono a loro piacimento quali sono gli eccidi da esecrare e quelli di cui far finta di nulla, mi chiedo senza soluzione, come possa aver fatto il poeta Ungaretti, così coinvolto moralmente con un regime spregevole come quello fascista, a non pronunciare una parola di scusa o di ripudio per la sua contiguità al regime. L’unico suo atto attinente peggiora addirittura la situazione perché, come altri ancora oggi, cercò di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici. Non gridate più… Invece occorre gridare di più contro le dittature di ogni natura (anche economica), la violenza, il liberticidio e l’ingiustizia. Ho già affrontato l’argomento e devo ribadire che questa sorta di negazionismo e intorbidimento della verità, è per certi versi conforme ad altri comportamenti di Ungaretti, poco autocritico e obiettivo, egocentrico e indisponibile a fare scelte coraggiose e conseguenti a certi suoi versi sulla guerra, di modo che, senza quelle, essi appaiono come di un fastidio privato, personale.

La ventura di averlo studiato a fondo non è negativa in se, serve a poter essere critici e a leggere come dovuto tesi decontestualizzate che lo vedono poeta contro la guerra, è eccessivo; è stato piuttosto contro la sua guerra e non ha condannato la seconda guerra mondiale, non può venire a dire “Non gridate più”, urliamo eccome contro il fascismo che è stato e contro i fascismi attuali.

Egli certamente non è un esempio da indicare ai ragazzi, e sinceramente sarebbe stato più interessante studiare a fondo un Saba, un Quasimodo, al più un Montale… Questi non aderì al fascismo, se ne stette buono, è stato sincero; meno accettabile è che di un comportamento passivo, non dico ci si vanti, ma che si faccia passare come se una cosa valesse l’altra e non bisogna mai dare questa impressione specie quando si è personaggi pubblici. Impossibile pertanto separare la vita reale dalla poesia.

La summa di tutta la poetica di Ungaretti, che almeno non ha avuto anche il demerito di fare nei versi l’apologia del regime, è raccolta nell’opera Vita d’un uomo, pubblicata nel 1969. Gli 82 anni di vita gli hanno dato la possibilità di essere critico con se stesso sotto il profilo letterario; condusse in radio la trasmissione “Ungaretti commentato da Ungaretti” e non disdegnò di apparire in tv: tuttavia non so se fece auto apologia o autocritica.

La logica di Vita d’un uomo porta a concludere che tutte le sue sillogi prefigurassero quest’opera unica, fin dal 1914. In essa è inglobata la sua vita, i suoi cambiamenti stilistici, le tante modifiche alle sue opere, rese con il tempo sempre più minimaliste.

Si possono dare diverse letture dell’opera, io provo a darne una consueta, integrata…

Distinguiamo tre periodi: quello che porta a rivisitare la vita passata, anche quella del bambino e ragazzo, l’Egitto, Lucca; quello segnato dalle guerre (quindi dalla precarietà della vita stessa, dal terrore), la dimensione del tempo, un tempo che scorre e si perde, e ha come orizzonte la fine, la dimensione dell’esserci e non esserci, anche se non si è vecchi; infine il dolore, le vicende personali, ma anche un dolore oggettivo, come di insoddisfazione, recriminazione contro se stessi… che si trascina fino in fondo, tra novità che non ci sono.

Tutto si è compiuto con le prime raccolte e il resto è quasi accademia. In questo senso L’Allegria, come prima fase, e Il sentimento del tempo, quale ritorno all’ordine: sono tappe parallele per arrivare a La vita di un uomo. Si appiattiscono di fronte a questa opera Soffici e gli altri, cui lui teneva così tanto.

“Soltanto la poesia – l’ho imparato terribilmente, lo so – la poesia solo può recuperare l’uomo, persino quando ogni occhio s’accorge, per l’accumularsi delle disgrazie, che la natura domina la ragione e che l’uomo è molto meno regolato della propria opera che non sia alla mercé dell’Elemento…”

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto.
(Il porto sepolto, Giuseppe Ungaretti, 1916)

L’allegria del 1931, raccoglie in se le prime due fasi, quella del Porto sepolto (Alessandria d’Egitto, Lucca, Parigi) e Allegria di naufragi, ricordi frammisti all’esperienza della Prima guerra mondiale, come dolore ma anche come scoperta di fratellanza e umanità, per quanto ciò sia paradossale.

La guerra gli stimola i ricordi della vita civile, l’amico arabo Moammed Sceab (In memoria), Il porto sepolto pre-alessandrino, I fiumi, attraverso i quali ripercorre la sua vita.

Sentimento del tempo non ha invece un tema unitario, se non sotto il profilo artistico, il ritorno alla metrica italica, anche in contrasto con il sentimento artistico del tempo.

Intorno agli anni Venti, dopo la Prima Guerra Mondiale si diffuse il disgusto per la guerra; tale avversione causò tra l’altro la nascita del movimento Dada. Questo movimento generò furore e scandalo. Essendoci dall’altra parte i giustificazionisti, ci fu una sorta di lotta tra civiltà e barbarie.

Dada intendeva distruggere la nuova crociata guerrafondaia. Il movimento durò pochi anni, circa sei, dal 1916 al 1922, il suo giornale “Ça Ira!”, anche se parlare di qualcosa che lo rappresenti è un controsenso. Nacque al tempo della battaglia di Verdun, mentre si manifestava un certo logoramento della guerra, e si spense all’indomani dello schiacciamento della rivoluzione tedesca. L’orizzonte di Dada è quello della guerra e della rivoluzione, compreso tra la morte di Apollinaire, due giorni prima dell’armistizio, e la sconfitta dei tentativi operai della presa del potere in Europa; sconfitta a cui è dedicato il III Congresso dell’Internazionale nel giugno del 1921. Qualche elemento comune, ma anche forti contrasti ebbe con il surrealismo e il futurismo.

Sono anni di confusione e di ricerca, tutto è tutto e alla fine molti superano questa fase tornando al classicismo. Questo è anche il travaglio ungarettiano. Torna agli stili del passato, a leggere Dante, Jacopone, Guittone. Il problema non è l’endecasillabo, ma un ordine metrico, non il versicolo o il prosaicismo.

Nel 1928 Ungaretti attraversa una crisi religiosa e si avvicina al “cristianesimo” (quale? mi chiederei, quello istituzionale, chiesastico, conciliare?), ciò tuttavia influisce sul Sentimento del tempo (1933), opera di ritorno alla tradizione e con contenuti più intimi, esistenziali ed ermetici. Nella silloge individua tre fasi: il tempo storico, Roma antica, misticismo, paesaggio; il tempo vitale, la sorte umana, Roma barocca, decadente; la percezione dell’invecchiamento, del declino fisico. Nelle edizioni il libro si compone delle sezioni: Prima, La fine di Crono, Sogni e Accordi, Leggende, Inni, La morte meditata, L’amore. Lui stesso fa rilevare la diversità tra le due sillogi pubblicate, e con la seconda diventa un riferimento per gli Ermetici.

Proseguendo nella sua opera, e tentando di districarci noi stessi in essa, Ungaretti usa dividerla in stagioni. Forse Il porto sepolto, in primis, rappresenta la Primavera, Il sentimento rappresenta l’Estate (avvicinata al barocco), con La terra promessa avrebbe voluto cantare l’Autunno della vita, il modo di affrontare questo tempo. Questo lavoro fu interrotto dalla morte del figlio, ancora bambino, in Brasile. Tornato in Italia nel ’42, vi trovò la guerra e l’occupazione nazista; scrisse la raccolta “Il dolore”, che nel suo bilancio umano e poetico sarà in molti sensi vicina alla faticosa ripresa de “La terra promessa” e dei suoi lavori conclusivi.

Come compendio che consenta di verificare il succedersi dell’opera ungarettiana, non sempre ristretta in tempi rigorosamente definiti, riporto la bibliografia essenziale:

Natale, Napoli, 26 dicembre 1916;
II Porto Sepolto, Stabilimento tipografico friulano, Udine, 1917;
Allegria di naufragi, Vallecchi, Firenze, 1919;
Il Porto Sepolto Stamperia Apuana, La Spezia, 1923;
L’Allegria, Preda, Milano, 1931;
Sentimento del Tempo, Vallecchi, Firenze, 1933;
La guerra, I edizione italiana, Milano, 1947;
Il Dolore, Milano, 1947;
Demiers Jours. 1919, Milano, 1947;
Gridasti: Soffoco…, Milano, 1950;
La Terra Promessa, Milano, 1950;
Un grido e Paesaggi, Milano, 1952;
Les Cinq livres, texte francais etabli par l’auteur et Jean Lescure. Quelques reflexions de l’auteur, Paris, 1954;
Poesie disperse (1915-1927), Milano, 1959;
Il Taccuino del Vecchio, Milano, 1960;
Dialogo , Milano, 1968;
Vita d’un uomo. Tutte le poesie, Milano, 1969.

(Letteratura italiana moderna e contemporanea – 7.3.1997) MP

Commenti (3)

Gridate di più…
3 #
giulia
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87.5.246.25
Inviato il 17/02/2014 alle 20:17
sparite!
Il problema dei giusti è di essere troppo giusti.
Avrò la fissa, ma U. M. denunciò la presenza dei nazi proprio all’Università. Perché reintegrare chi si era macchiato di delitti così gravi?

Gridate di più…
2 #
giulia
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82.60.183.152
Inviato il 15/02/2014 alle 19:27
ma sei pieno di pubblicità, come mai?

Gridate di più…
1 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
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82.60.161.157
Inviato il 27/01/2014 alle 21:34
Chi non ha peccato scagli la prima pietra.
Così parlò Sciola.
Ops… forse mi confondo 😉
La capacità di un artista penso sia come quella di Sciola di creare dalla semplicità e di ideare qualcosa di eccezionale e unico, eppur universale.

E’ TEMPO DI UN NUOVO SESSANTOTTO!!!

18 Ott 2005 @ 11:29 PM

sulle PRIMARIE…

Cum-pane-r-os, domenica scorsa si sono svolte le primarie del centro-sinistra… non ho votato! …e fin qui nulla di strano per un estremista di sinistra, ma quello che voglio esternare è il motivo per cui non ho votato… e non è neanche una novità!

Anche nella cosiddetta prima repubblica non era tutto rose e fiori… La sinistra revisionista pretendeva di egemonizzare tutti gli spazi e mendicava il compromesso con la DC… ma c’erano, alla non riconosciuta sua sinistra, fior di gruppi che ti restituivano l’ossigeno perduto.

Da diversi anni, se la politica della destra ti affoga, quella della “sinistra” ti asfissia.

Come ci si può appassionare a questa politica dove (a prescindere dalla variabile impazzita Berlusconi, che non è un caso politico, ma criminal/grottesco) i confini tra gli schieramenti, non solo non sono definiti, ma si intersecano… e sempre più a destra.

Se andiamo a fare un confronto, oggi i DS avallano uno stato sociale reazionario, che la DC non si era nemmeno sognata. Gli inciuci sono all’ordine del giorno… anche quel po’ di sinistra che era rimasta: rifondazione, i verdi, si sta facendo trascinare nell’oblio indifferenziato.

Restano poche voci che gridano nel deserto: pacifisti, no global, disobbedienti, resistenti… ma è stato fatto quasi il vuoto! per questo la candidatura Panzino è da vedere, non come tale, ma come strategia veicolante una presenza che deve valere sempre di più.

Non ho votato, dunque, perché ho rifiutato lo squallore di una “sinistra” che non è più tale e non ho voluto legittimarla con il mio voto, che sarebbe andato comunque alla Panzino, solo perché si è posta come segno di contraddizione, in difesa dei deboli, di coloro che anche la “sinistra” ignora.

Cosa farà questa sinistra se riuscirà a vincere le elezioni? Toglierà davvero di mezzo tutte le leggi infami e ad personam fatte da Berlusconi in questi anni? – perché lui ci fa ridere, ma ce lo fa anche pagare lo spettacolo – o sotto sotto, come per la legge sulle pensioni, si fregherà le mani perché l’arcorense gli ha tolto di mano la patata bollente?

Vedremo se la sinistra saprà subito abrogare le leggi che hanno distrutto lo stato sociale (pensioni, riforme scolastiche, sindacali…), se saprà esercitare il controllo dei prezzi per il riequilibrio lira-euro, realizzare contratti di lavoro più orizzontali, eliminare il regime dei burocrati nel pubblico impiego, livellare i salari e le indennità – anzi, più salario, meno indennità -, potenziare le garanzie per i cittadini, approvare una severa legge anti trust e contro la concentrazione di capitali e ricchezze, per la distribuzione della ricchezza e non della povertà, come accade ora.

Sarebbe tempo di un nuovo sessantotto! FACCIAMOLO!

Riferimenti: basta con la distribuzione di povertà!

Commenti (47)

  1. Nenèscrive:

12 Novembre 2005 alle 00:19

toc toc angel…vengo a gonfiar le file;))Nenè

  1. margyscrive:

10 Novembre 2005 alle 15:09

Non sono di Cagliari, vivo a Padova da 9 anni, ho sangue tosco-calabrese, sono nata a Roma, ho vissuto nel Viterbese per 23 anni…..
ecco, anche se mi piacerebbe vivere in posto di sole, comunque ogni mondo è paese. dipende solo da noi.

  1. Nenèscrive:

10 Novembre 2005 alle 11:13

toc toc,mentre aspetto aumento la folla:)) Nenè

  1. dky_gaiascrive:

10 Novembre 2005 alle 01:09

tav
treno ad alta velocità…
parlo dell’ultima manifesta per difendere i nostri diritti in piemu…

  1. Nenè scrive:

9 Novembre 2005 alle 19:17

…X TE TUTTO GRATIS.IT:))Nenè

  1. dky_gaiascrive:

8 Novembre 2005 alle 21:17

tav news in my blog.
aiutami a spargere la notizia.
a far arrivare le notizie in tutta italia!!
grazie

  1. Nenèscrive:

8 Novembre 2005 alle 10:38

Angel…toc toc e non mi stanco!))Nenè

  1. nenèscrive:

7 Novembre 2005 alle 17:34

…avevo solo difeso Isio la cui posizione in quel caso era vicina alla mia. Sono stata accusato di odio… nessun altro problema.
Sarà il caso che tu scriva, caro il mio paciere:)Nenè

  1. pecoranerascrive:

7 Novembre 2005 alle 17:24

Anche se il tuo commento non era x niente xtinente all’articolo… grazie della visita!

  1. silvia.carloscrive:

7 Novembre 2005 alle 16:11

Ok. Seguo seguo il tuo consiglio. Ci provo.
Grazie.
Ciao

  1. clickscrive:

7 Novembre 2005 alle 14:06

scusa Angel , ma non ho in mente il Voltaire che volevi citarmi , oggi il mio cervello si è preso un giorno di ferie…
Puoi “illuminarmi”?
Buona giornata

Click.

  1. silvia.carloscrive:

7 Novembre 2005 alle 13:14

Certamente queste questioni sono chiaramente personali. Più che altro era una disquisizione. Ma è stato un piacere.
Ciao salvo

  1. m-artscrive:

5 Novembre 2005 alle 19:24

Ho seguito la discussione sul permesso di pubblicare un commento….
Sembra che le persone se la prendano a male per un nonnulla….
Siamo tutti un pò stressati , io per primo , ma che ci vuoi fare?!
Se vuoi modificare un pò il blog e la grfica dei tuoi articoli prova con questo indirizzo:http://ilgiomba.altervista.org/index_fr.html forse trovi qualcosa che ti interessa , io ho capito solo che l’HTML non fà per me.
ciao e buon fine settimana .
click.

  1. silvia.carloscrive:

5 Novembre 2005 alle 13:18

Quando parlo di cultura della vita e della morte, mi riferisco ad una visione dell’una e dell’altra ispirata ad un sentire religioso che probabilmente non è comune nel cs. Non credi?
cordialmente.

  1. PER UNO DI PASSAGGIO E SENZA BLOGscrive:

4 Novembre 2005 alle 23:32

se c’è qualcosa che mi fa ribrezzo sono i voltagabbana… capisco che si possa cambiare idea, ma addirittura capovolgere il proprio credo dall’oggi al domani, è assurdo. Comunque i Ferrara e i Liguori esisteranno sempre, dunque il fatto che esistano, non può comunque fermare la necessità e la voglia di cambiamento.
Vorrei inoltre chiarire che il termine “sessantotto”, lo uso come sinonimo di cambiamento in termini di libertà e di progresso vivibile. ciao

  1. nenèscrive:

4 Novembre 2005 alle 19:40

Angel,toc toc,sei in casa?)Nenè

  1. clickscrive:

4 Novembre 2005 alle 15:47

ciao Angel che si dice???

Ciao
Click.

  1. gioscrive:

4 Novembre 2005 alle 09:49

Sono ancora qui,
devo fare una premessa: il tuo commento lo avevo già letto sul tuo blog e mi sono trovato d’accordo con quanto hai scritto.
“E allora dov’è il problema?” starai pensando.
Il problema è che il blog non è una casa nè una proprietà privata e fin qui concordo con te, ma è, comunque, qualcosa di personale a livello emotivo e “intellettuale”(passami il termine). Ed io che, in quanto uomo, non posso essere perfetto ho un difetto enorme: prima di entrare chiedo sempre “è permesso?”, prima di prendere qualcosa chiedo sempre “posso?” anche se può sembrare banale o scontato, quindi gradisco quando qualcuno fa altrettanto con me. Chi mi conosce e mi frequenta abitualmente sa che casa mia è casa di tutti, i miei cd, i miei film, i miei libri sono a disposizione di chiunque chieda. Solo una cosa è di proprietà privatissima nella mia vita: la mia chitarra. Il mio Amore no, non è mio, perché è, naturalmente, libera di mandarmi a fanculo in qualsiasi momento. Credo che il mio sia un problema di educazione alla libertà, nel senso che sono stato educato in maniera tale che prima di pensare alla mia libertà cerco di non toccare quella degli altri. E’ questa l’unica regola che seguo nella mia vita. E’ per questo che ho preso tante fregature che non hai idea. Ma è anche per questo che sto bene con me stesso e, alla fine,l’importante è questo.
Spero di avere chiarito il senso del mio primo commento e il senso della mia richiesta di chiedere il permesso.
Buona giornata.
Gio

  1. gioscrive:

3 Novembre 2005 alle 13:23

E’ permesso?
Ciao Angel
Non ho gradito il tuo commento. Il mio è uno spazio libero (non per niente l’ho definito Bar). Si può discutere di tutto. Però, dato che il tuo commento con il mio post non c’entra nulla, sarebbe stato più carino, da parte tua, chiedere il permesso (che ti avrei sicuramente accordato) di pubblicarlo.
quando parlo di rispetto intendo anche questo, non bisogna approfittare dell’ospitalità altrui per fare i propri comodi.
Avrei potuto cancellare il tuo commento ma, come puoi vedere, è ancora al suo posto perché nella mia vita non ho mai coniugato il verbo censurare e non voglio cominciare adesso.
Ti ripeto il mio dissenso non è per il contenuto del tuo commento (che potrei anche condividere) ma per le modalità con le quali lo hai pubblicato.
Nella speranza di essere stato chiaro e di non essere frainteso ti auguro un sincero buon giorno ciao
gio

  1. uno di passaggio e senza blogscrive:

3 Novembre 2005 alle 12:11

l’importante è che in questo sessantotto non figurino (come durante il 68) personaggi che poi hanno avuto le derive di Liguori, Ferrara, Miccichè, Mughini e via dicendo, purtroppo l’impressione che si ha guardando i movimenti di piazza (vivo a Bologna) è sempre la stessa, resistenti figli di papà che “fanno” la rivoluzione con i soldini della mamma, Stefano Bonaga (aaargh) che partecipa alle riunioni dei disobbedienti, “Bifo” redivivo dei movimenti del 77 a cavalcare una “idea di rivoluzione nostalgica” mentre si accingono a celebrare la festa del raccolto della canapa (5 novembre al TPO) e il cannabis day (10 dicembre al Livello 57), a mio parere sono solo giochi di visibilità come succede nell’altro schieramento, d’altronde come ampiamente dimostrato da Guazzaloca nella scorsa amministrazione per zittirli è bastato elargire denaro e concessioni per la gestione dei centri sociali e gli stessi a pancia piena sono rimasti in silenzio intenti a digerire ora cos’è hanno fame??
come dice Devil occhio a non diventare strumenti perchè la strada intrapresa è quella

  1. nenèscrive:

3 Novembre 2005 alle 00:27

Angel,non posso andare da lei,invia allegramente trohian non sono una esperta e non so cosa fare,non hai altro modo per contattarla?Ciao

  1. Benscrive:

2 Novembre 2005 alle 23:56

Rivoto Silvio.

  1. Devil Buioscrive:

2 Novembre 2005 alle 23:34

Va bene tutto per carità, ma attenzione a non fare il gioco degli altri. Di fatto negli anni 70 la contrapposizione dei due estremismi rosso e nero fu favorita e coltivata per impaurire l’elettorato e spingerlo a votare DC.
Attenzione sempre a non diventare strumenti.

  1. AllegroRagazzoMortoscrive:

2 Novembre 2005 alle 23:10

SE VUOI COMMENTARE IL MIO BLOG,BENE,SE VUOI PARLAR DI POLITICA CONTINUA A FARLO NEL TUO.
ODIO CHI USA GLI SPAZI DEGLI ALTRI PER DIFFONDERE MESSAGGI “PROMOZIONALI” CHE NON C’ENTRANO NULLA CON ME.ADDIO

Bacini & Rock’n’Roll

  1. silvia.carloscrive:

2 Novembre 2005 alle 22:50

Intanto grazie per il messaggio.
Non sono se sono moderato o meno, sicuramente credente. Credo che alcune cose ci dividono certamente, ma molte ci uniscono, perchè sotto il profilo economico, come dici, non credo che le nostre distanze siano moltissime. Se dai uno sguardo al mio blog, vedrai che non siamo affatto lontani. Il clericalismo non lo intendo come una forma di avversione alla religione, ma sicuramente come una forma di integralismo religioso che mira ad una società non laica e plurale, visione della politica che non mi appartiene, e che non desidero. La cosa che probabilmente invece ci divide è una differente visione della cultura della vita e della morte.
Cordialmente.
salvo

  1. falivenesscrive:

2 Novembre 2005 alle 22:15

L’ho preso,e,assieme al blog,pure un virus porca zozza,ho chiuso subito.cmq si,si apre regolarmente;(Nenè

  1. PER GAIAscrive:

2 Novembre 2005 alle 21:59

CIA0 GAIA, il tuo sito mi disconnette, che ci hai messo? ti stai già attrezzando per la resistenza?

  1. Nenèscrive:

2 Novembre 2005 alle 11:34

Ti leggo al contatore,tre visite,nel cuore tante,stai bene?Come vedi noi siamo tutti pronti!))Nenè

  1. 666&Cscrive:

1 Novembre 2005 alle 18:50

Pronta! Dove? Come? Quando?

  1. falivenesscrive:

30 Ottobre 2005 alle 01:26

Si amico mio oggi cambia l’orario e nn sembra proprio,ma un nuovo inverno è ormai alle porte,noi siamo andati tutti al mare e ora sn a casa con le spalle bruciate.Aspetto sempre un serio 68 e facciamo qualcosa pure a proposito di riforma sanitaria è davvero urgente…Bella storia,tvb:)Nenè

  1. dky_gaiascrive:

29 Ottobre 2005 alle 20:16

alla fine tentano di pigliarci scemi qualsiasi facciano…
e purtroppo il coltello tende la sua lama verso di noi…
scusa l’assenzaç__ç
buon sabato…programma serale…entrare in una dimensione parallela e per un’attimo illudersi che tutto il “fuori” sia un sogno da cui presto ci sveglieremo

  1. falivenesscrive:

29 Ottobre 2005 alle 11:44

La vita è bella nonostante tutto caro Angel.Tvb:)Nenè

  1. falivenesscrive:

29 Ottobre 2005 alle 11:44

La vita è bella nonostante tutto caro Angel.Tvb:)Nenè

  1. silvia.carloscrive:

28 Ottobre 2005 alle 20:39

Ciao. Io sono andato a votare e ho votato per Prodi. Attualmente lo ritengo il migliore possibile, non il migliore, ma il possibile. Sicuramente non la pensi come me, ma io credo che oggi la necessità più urgente è quella di poter chiudere l’esperienza deleteria di Belusconi, e cercare in quelche modo di corregere le storture sociali, culturali, ed economiche che il governo delle destre ha determinato. Non condivido il massimalismo irritante di chi sostiene che hanno tutti la stessa faccia, lo stesso attaccamento alle poltrone, che sono tutti uguali ecc, che poi sono le stesse persone che scrivono post o commenti contro gli extracomunitari e simili (sic!), che bisogna cercare tempi nuovi, facce nuove, non clericali. Credo che così non andremo da nessuna parte. Ma continueremo a perdere. Abbiamo sempre perso per questi personaggi. Non credo che la Panzino potesse avere la possibilità di rappresentare la vera anima del cs. Credo che per poter vincere bisogna essere uniti, abbandonando il “razzismo” religioso di chi non tollera la presenza dei cattolici nel cs, così come è necesario aprire alle istanze della sinistra radicale.
Cordialmente.
Salvo

  1. falivenesscrive:

28 Ottobre 2005 alle 13:19

E’ tempo, xkè hanno tutti la stessa faccia e lo stesso attaccamento per le poltrone, è tempo di facce nuove,nuove progetti,possibilmente nn clericali,è tempo si:)Nenè

  1. rob.scrive:

27 Ottobre 2005 alle 16:53

E si. Voglio proprio vedere se il prossimo governo di centrosinistra cancellerà la legge Biagi e abbatterà i moderni(?) campi di concentramento chiamati CPT. E che dire della Bossi-Fini? Si tornerà alla pessima Turco-Napolitano? Si liberalizzeranno le droghe leggere o no? Verranno dati dei diritti alle coppie di fatto etero e non? Si verrà via dall’ Iraq? Saranno capaci di dire una volta per tutte alla chiesacattolica che lo stato deve essere laico e quindi le loro interferenze non sono gradite? Non credo proprio, lo dici giustamente tu, le politiche del centro sinistra vanno sempre più a destra. Cofferati lo dimostra.E…i poveri rifondaroli!!! Che faranno alla prossima guerra? Alle primarie ho votato la Panzini, avevo deciso che sarei andato a votare alle prossime politiche solo se avesse ottenuto il 5%. Quindi, visto il risultato, me ne starò a casa, non avallerò con il mio voto una coalizione che di sinistra non ha nulla. Rabbia!!

  1. m-artscrive:

27 Ottobre 2005 alle 14:26

conosco Dany solo da un paio di commenti scambiati , niente più , non credo di essere in grado di “sollecitarla” , mi dispiace.
Buona giornata
Click.

  1. grifondoroscrive:

26 Ottobre 2005 alle 23:44

io non sono andato a votare e non andro in seguito
E’ TEMPO DI UN NUOVO SESSANTOTTO!!!
e si dovrebbe ripristinare la Ghigliottina!!!!!!!!!

  1. falivenesscrive:

25 Ottobre 2005 alle 14:00

Tutt’ok a bordo?Avvisami per il nuovo sessantotto!Nenè

  1. m-artscrive:

24 Ottobre 2005 alle 15:13

Risolto qualcosa con Dany?
ciao.
Click.

  1. falivenesscrive:

22 Ottobre 2005 alle 04:57

Hai straragione,su tutto e soprattutto sulla Panzino!Ti ho linkato xkè di te mi piace la semplicità e la chiarezza,un ciao da una Nenè nottambula

  1. cohibascrive:

21 Ottobre 2005 alle 12:43

Volevo dire che si può dissentire portare avanti le proprie idee, combattere x farle affermare…ma poi è la maggioranza che decide (rispettando sempre i diritti delle minoranze) Xchè la democrazia è il governo del 50%+1 gli altri hanno diritto di dissentire.Ma le regole vanno rispettate…altrimenti se passa l’idea che una minoranzab impone le proprie regole diventa una OLIGARCHIA,o degenera in dittatura…

  1. nemoscrive:

21 Ottobre 2005 alle 11:44

non mi aspettavo che vincesse Scalfarotto, nè lo speravo.
sulla parte sinistra del mio blog c’è scritto “il muro” ..usiamo quella pagina per le discussioni

  1. nemoscrive:

20 Ottobre 2005 alle 13:00

io sono andato a votare e posso dire di essere deluso dal risultato. il tanto sperato cambiamento non c’è stato.
credo non ci sia niente da festeggiare nè motivi per essere felici e fiduciosi

  1. m-artscrive:

19 Ottobre 2005 alle 15:48

ho condiviso la scelta di non votare…mi è piaciuto leufemismo “variabile impazzita” riferito a Berlusconi.
Se Dany sà qualcosa fammi sapere se non è un problema.
Ciao Click.

  1. cohibascrive:

19 Ottobre 2005 alle 12:08

Anke a me le primarie non piacciono me sono andato a votare in fondo devo rispettare le decisioni dei nostri rappresentanti…in democrazia bisogna adeguarsi aklla maggioranza ..a volte piace a volte no….potevi votare LA PANZINO…CMQ è stata una grande partecipazione di altri tempi…ANKIO STO DIVENTANDO UN NOSTALGICO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA..quando Regan ci chiese le basi x bombardare la libia lo mandammo a quel paese…Liberammo ABUL-ABBAS…INvitammo ARAFAT in parlamento quando era considerato un terrorista e Craxi lo paragonò a Garibaldi

  1. Davidescrive:

18 Ottobre 2005 alle 23:45

E’ tempo di nuovo cambiamento, ma occorre che arrivino alla guida del Paese persone nuove che credano negli stessi ideali che poratrono alla nascita della Costituzione italiana molti anni fa.
Li vengono sanciti i diritti e i doveri di un popolo libero.
Non credo che basti un nuovo sessantotto, occorre un cambiamento radicale partendo dalla base e salendo su,un cambiamento basato sul dialogo e non sulla forza.
Mio buon amico dovremmo essere due opposti ma stranamente trovo molta più saggezza in te che in molti miei colleghi e amici.
Che la Luce guidi la tua vita e la tua “battaglia” io spero di poterti aiutare a rendere questo mondo migliore.
Buonasera.

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