DAGLI AMANUENSI AL COPY & PASTE

Lezioni condivise 44 – … Allora arde più loco

31 Lug 2010 @ 1:06 PM

Mi rendo conto che le masse popolari faranno tesoro di questo pezzo (dovrei dire lezione, ma hic et nunc questo termine sarà usato tecnicamente con un altro significato) e sarà loro utile per combattere il capitalismo più bieco, però non esagerate con le canzonature, altrimenti ve lo dimostro davvero, scomodando magari Don Milani… tuttavia siccome siete buone e non lo farete, per farmi perdonare un po’ di noia, vi consiglio una lettura, di quelle per cui occorre levarsi lo sfizio, dunque da non perdere assolutamente, e sono certo che mi sarò riscattato, si tratta di Un fedele tradimento di Giulia Penzo, Ed. Perrone lab. E’ l’archetipo giusto, cercatelo sul vostro motore di ricerca personale… ma ne riparleremo…

Ci eravamo lasciati, ospite il grande capo Estiqaatsi, con la definizione e scelta di un archetipo…

Ribadito e precisato che lo stemma codicum – rappresentazione grafica dei rapporti intercorrenti tra i testimoni di un codice – non è mai finito, nel senso che l’eventuale scoperta di un altro codice è sempre possibile, consideriamo dei casi che evidenziano problemi particolari nella scelta dell’archetipo, dunque nella riproduzione dello stemma stesso.

In presenza di varianti equipollenti, senza errori che ci facilitino il lavoro, la scelta dell’archetipo avviene necessariamente mediante il dato probabilistico, con la scelta della variante maggioritaria e la conseguente individuazione degli errori (ciò che si scosta dalla volontà dell’autore).

Si tratta di una scelta delicata che occorre far bene, ciò non toglie che illustri filologi giungano spesso e volentieri a decisioni differenti. I pre-lechmaniani si basavano sul numero assoluto dei manoscritti che riportavano una lezione presa in considerazione, senza badare se i codici fossero dello stesso ramo o meno; la superficialità di tale metodo è evidente, naturalmente occorre considerare i codici che riportano la stessa variante nello stesso ramo o famiglia.

La legge della maggioranza per individuare le parentele viene meno in caso di lezioni difficili, meno probabili ad aversi, stilisticamente diverse, più arcaiche o con tutti i testimoni discordi.

Esaminiamo tre diverse lezioni in Meravigliosamente di Jacopo da Lentini.

Al cor m’arde una doglia,
com’ om che ten lo foco
a lo suo seno ascoso,
e quanto più lo ‘nvoglia,
allora arde più loco,
non pò star incluso:
similemente eo ardo,
quando pass’e non guardo
a voi, vis’ amoroso.

V = quanto più lo ‘nvoglia/ allora arde più loco
L = quanto più lo ‘nvoglia/ tanto prende più loco
P = quando più lo ‘nvoglia/ allora arde più in loco
Le tre lezioni concordano per la prima parte considerata e divergono nella seconda.
V presenta il latinismo loco, avente valore avverbiale e sta per lì, là, in quel luogo.
L riporta invece loco nel senso di spazio e il senso è diverso.
P appare grammaticalmente affidabile con l’aggiunta di in rispetto a V, ma sballa la metrica.

In casi come questo di solito si scelgono le varianti comuni, semplici, in sintonia con il testo, ma in questo caso è la lectio difficilis quella giusta.

Si può agire così: è buona la prima parte + allora arde (maggioritaria), poi nonostante P sia affidabile, la lezione migliore è in V, ove loco ha il senso di (avverbio). Le altre due lezioni risultano banali con le aggiunte di prende e in.

La lectio difficilior(em) diventa scelta obbligata quando lo stemma non ci aiuta o è bipartito, si tratta di solito della lexio colta, arcaica, meno corrente. Troviamo un caso nel Cantico delle creature di Francesco D’Assisi.

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se confane,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Qui abbiamo la variante A confane e la B confano.
La B, si confanno, è lezione più probabile, ma anche la più banale; la A rappresenta invece la lectio difficilior, si confà e –ne, rappresenta una sillaba paragogica, come in sine, none.
Confàne è peraltro in assonanza con mentovàre, anche se solo con vocali uguali dopo l’accento tonico, è più corrente.

In caso di albero bipartito, o con varianti tutte diverse, lo stemma serve a poco e per effettuare una scelta va considerata l’aderenza stilistica e la lexio dificilior, tenuto conto anche di forme anacronistiche che avrebbe potuto introdurre il copista. Dunque si considera anche l’impossibilità che una lezione possa essere fatta risalirea all’autore.

Nella critica del testo, la diffrazione è la generale discordanza dei testimoni (codici) in un dato luogo del testo; dunque si è in presenza di lezioni tutte diverse l’una dall’altra. Si può avere una diffrazione in presentia o in absentia, a seconda che ci sia o meno tra le varianti quella genuina. La diffrazione può avvenire anche per accidente meccanico (taglio), cancellatura, lacuna, interferenza…

Prendiamo in esame a questo proposito diversi codici de “La vie de saint Alexis”, poema dell’XI secolo e ss., verso 155 (XXXI strofa). Si tratta del primo grande capolavoro della letteratura francese, appartenente al genere agiografico-religioso, cui la nascente letteratura volgare attinse a piene mani.

Ço di[t] la medre: ‘S’a mei te vols tenir,
Sit guardarai pur amur Alexis.
Ja n’avras mal dunt te puisse guarir.
Plainums ansemble le doel de nostre ami:
tu pur tun per jelferai por mur filz.’

La tradizione ci dà tutte lezioni diverse e poco attendibili:
L = tu del tun seinur jol frai pur mur filz
A = tu pur tun sire e pur mun chier filz
P = tu pur tun seignur jelferai por mur filz
P2= tu tun seignur jelferai por mur filz
S = l’une son fil et l’autre son amì
L e P presentano un errore metrico; A contiene un anacronismo, in quanto sire in francese antico era seignur; P2 contiene diverse criticità; L è lontana dalla tradizione ed è da scartare

Siamo dunque in presenza di una diffrazione in absentia e occorre procedere ad ementatio; l’esame delle varianti non convince rispetto alla presenza della variante originaria.

L’emendamento riguarda sire e seignur, che si propone di sostituire con per, nel senso di pari… e il verso potrebbe essere così ricostruito

tu pur tun (maggioritario da A e P) per (emendamento) jelferai por (dai P) mur filz (maggioritaria L e P): tu pur tun per jelferai por mur filz. Ma come si può facilmente vedere, la critica del testo difficilmente è unanime. Basta consultare le diverse edizioni per trovare ulteriori lezioni; ne ho visto tre e sono tutte diverse da quelle già riportate:

tu del seinor, jo l’ ferai por mon fil
tu de tun seinur, jol frai pur mun filz
tu tun seinur, jol frai pur mun filz…

è lecito lo smarrimento se siete giunte fin qui, ma la scelta di una variante, se si pubblica un’edizione critica, va spiegata scientificamente o va almeno indicato il filologo e l’edizione critica che la ha precedentemente adottata… non posso spingermi oltre… il resto è gossip da sussurrare in camera charitatis… e mi son già dichiarato “prigioniero politico”… e qui sarà dura per eventuali filologi del quinto millennio, nonostante l’era del copia/incolla, emenderanno di sicuro…

(Filologia romanza – 24.4.1996) MP

Commenti (15 ) persi 6

Dagli amanuensi al copy & paste
9 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
paolasixsix@yahoo.it
159.213.40.2
Inviato il 19/11/2012 alle 14:29
aspetto il seguito… adoro il Portogallo…e a parte la rivoluzione dei garofani, conosco molto poco…

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8 #
make
howtomakemoneyfast59.com
filomena_lott@yahoo.com
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Inviato il 08/11/2012 alle 02:37
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7 #
andreapac
andreapac@tiscali.it
213.136.146.251
Inviato il 24/10/2012 alle 20:33
Ciao, grazie del bel sunto di storia fatta tempo fa. Avevo intuito già la cosa partendo da Garibaldi. Grande donnaiolo senza un briciolo di scrupolo nei confronti dei più deboli. Non un esempio ma da tenere sott’occhio e non prendere tutto come oro colato ciò che la retorica racconta. Forse è servito più al fascismo che prima che dopo.

Dagli amanuensi al copy & paste
6 #
More
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maynardnelson@hotmail.de
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Inviato il 22/10/2012 alle 09:52
To develop a fresh start

Dagli amanuensi al copy & paste
5 #
loan
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dj@lab.com
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Inviato il 22/10/2012 alle 06:07
Loan’s day

Dagli amanuensi al copy & paste
4 #
Fanny
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fannymilburn@hotmail.com
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Inviato il 14/10/2012 alle 12:11
This piece of writing offers clear idea designed for the new people of blogging

Dagli amanuensi al copy & paste
3 #
Ash
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Inviato il 03/10/2012 alle 14:48
Why users still use to read news papers?

Dagli amanuensi al copy & paste
2 #
quid.co.uk
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joeynunley@gmail.com
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Inviato il 19/09/2012 alle 21:11
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Dagli amanuensi al copy & paste
1 #
cuir
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Inviato il 18/09/2012 alle 02:53
Nice article. People should read this.

ESTIQAATSI!

Lezioni condivise 40 – Dell’archetipo

30 Mar 2010 @ 6:14 PM

Trovarsi in presenza di un archetipo… è quasi impossibile poter essere al cospetto di un tale misterioso volume… forse in un museo o tra i testi antichi di una importante biblioteca? macché! parliamo davvero d’altro giacché l’archetipo è solo un’ipotesi cui teoricamente si risale per mezzo di copie esistenti e successive ad esso.

Sarebbe peraltro insensato, una forzatura, riferire il termine alla produzione letteraria odierna… e comunque arduo e del tutto convenzionale, volerlo individuare.

Tale rompicapo eserciterebbe il suo fascino nel suo spazio naturale, forse un vecchio convento, una situazione che possiamo evocare solo con la fantasia.

Peraltro ognuno di noi ha i suoi piccoli o grandi manoscritti – anche se oggi l’abbandono quasi totale della penna per pc e note book, rende tutto più asettico. Qualche giorno fa mi emozionavo nel rivedere alcuni testi adolescenziali e constatavo di avere difficoltà a decifrare qualche termine… ma siamo all’emulazione.

Lungi dalle banalizzazioni, la parola archetipo spalanca al nostro immaginario un mondo ancestrale, ove su leggii, scaffali o tavoli di legno, si intravedono manoscritti precedenti all’invenzione della stampa, e non si tratta di archetipi o non si può provare che lo siano, saranno solo antiche copie che incutono rispetto e soggezione e che quasi si teme sfiorare, come se altrimenti ci si caricasse tutto un passato sulle spalle.

Convenzionalmente l’archetipo è quel manoscritto da cui discendono tutte le altre copie (non è detto coincida con l’originale e quasi mai esiste fisicamente), denominate testimoni, a loro volta legate da rapporti di parentela. Tutti i testimoni devono avere almeno un errore comune, che dà la possibilità di redigere lo stemma codicum, i vari rami di fratellanza tra i codici.

Esempio di stemma codicum (o albero genealogico) (q):

Tra diversi rami, i codici, oltre all’errore in comune, avranno un errore separativo. Nello schema c’è ad esempio almeno un errore in comune tra le copie C e D e separativo con il ramo A, ma anche C e D avranno tra loro un errore separativo.

Partendo dai testimoni si delinea l’albero genealogico – come se si operasse per delle persone in base al DNA – riconoscendo dunque le copie di una stessa famiglia, le collateralità (rapporti orizzontali) o verticali (discendenza diretta, senza errori separativi), sotto famiglie…

Altro esempio:

L 1- L2: hanno un errore in comune, fanno parte di una stessa famiglia;

P 1-3-5: sottofamiglia, errore comune con il ramo beta, comune e separativo con L.

I codici P ed M sono collaterali a L, ed M rappresenta una ulteriore sottofamiglia; né vi è rapporto verticale (diretto) tra P ed M, perché tra loro vi è un errore separativo.

E’ importante chiarire che disegnare uno stemma non serve a trovare i rapporti tra i codici, in quanto lo stemma stesso rappresenta i rapporti tra i codici.

Lo stemma codicum, per quanto e fin dove serve, è utile per la scelta delle varianti nella stesura dell’edizione critica di un testo.

Occorre precisare che la variante non è un errore, esso infatti si discosta dalla volontà dell’autore; tra le varianti invece occorre trovare quella che ne rappresenta la volontà, eliminando dunque gli errori.

La scelta tra le varianti non è immediata… ci si arriva lavorando sullo stemma, individuando gli errori (alcuni dei quali si auto eliminano evidenziando le varianti).

In questo stemma è più probabile che sia giusto monte, per il semplice fatto che è meno probabile che A e C (collaterali) abbiano coinciso nell’errore.

La preponderanza di copie recanti una stessa dizione non è un indizio che possa valere nella ricostruzione filologica di un testo, conta di più la probabilistica, la possibilità, ma non la discrezionalità.

Estiqaatsi! Fatta salva la suggestione con cui ho cercato di introdurre l’argomento, benché molto assonnato, a questo punto sentirei volentieri il parere dell’illustre grande capo Estiqaatsi…

(Filologia romanza – 19.4.1996) MP

Commenti (4)

Estiqaatsi!
4 #
Paola
p.vecchiotti@tiscali.it
159.213.40.5
Inviato il 15/04/2010 alle 08:40
…chiaro come sempre…logicamente ineccepibile…:-)

Estiqaatsi!
3 #
baby
baby@alice.it
82.60.183.178
Inviato il 13/04/2010 alle 13:32
…mmmhhmm…mi sembra un neologismo… 😉
Qui l’errore dov’è? O è una variante?
ciao da baby

Estiqaatsi!
2 #
alpha
alpha@alice.it
87.8.244.45
Inviato il 11/04/2010 alle 13:46
Ho interpellato il grande capo Estiqaatsi (a dir la verità, quando l’ho evocato ad alta voce, parecchi si sono girati verso di me…: forse ho evocato qualcos’altro?)
Bel post, difficile da commentare.
Forse dovresti spiegare meglio i rapporti di parentela, ma in quello io non c’ho mai capito niente.
buona domenica
alpha

Estiqaatsi!
1 #
giulia
chidicedonna.myblog.it
giuliapenzo@alice.it
82.61.36.150
Inviato il 03/04/2010 alle 22:13
Un bacione di buona pasqua
giulia

CHE COSA SEI…!

Lezioni condivise 36 – Tecnica del testo

30 Nov 2009 @ 2:20 PM

Mi chiedo, mentre mi accingo a scrivere una lezione un po’ insipida, a quanto fischino le orecchie a Rosa, che non vedo da anni e di cui non ho notizie da tempo e che devo citare per lusingare i discenti, manco fossi una sirena… Certo, capisco che il gossip d’ateneo sia irresistibile, ma almeno per ora dovrei davvero lavorare di fantasia o come minimo cambiare protagonista, ma so che lei è nel cuore di alcune allieve, manco fossi diventato Marìo De Filippi. Chissà se è sufficiente questo pistolettino per catalizzare l’attenzione anche sul seguito, posso ulteriormente aggiungere che lei era presente, dunque navigate con l’immaginazione e chiedetevi come mai questa lezione è così breve… Com’è quella canzone di Mina? “Lumate, lumate, lumate…”

Parole, parole, parole… quelle che gli amanuensi erano costretti a copiare ogni giorno e chissà le risate che si faceva qualche copista burlone ad inserire contaminazioni ad arte per fare impazzire i posteri nell’operazione di tradire un testo per ricavarne l’edizione critica.

Ovviamente è una boutade, non sono certo gli scherzi da frate ad aver reso necessario lo studio filologico di un testo, ma la necessità di recuperare importanti libri da pochi testimoni rimasti, spesso lacunosi e recanti diverse lezioni.

Prima dell’invenzione della stampa, l’operazione di copia di un testo a mano da parte di diverse persone rendeva scontata la presenza di errori di diverso genere e inoltre il tempo e l’usura di molti manoscritti ha fatto il resto. L’avvento della stampa dunque è una data importante per la filologia, segna un discrimine. Il numero delle copie aumenta, sono tutte uguali e presumibilmente tutte corrette e conformi alla volontà dell’autore, che invece non poteva controllare i manoscritti, soggetti a sviste che potevano accumularsi da copia a copia.

Per un autore è meglio l’errore del copista che una revisione del testo in base a qualcosa di esclusivamente sensato, ma solo verosimile e lontano dalla sua volontà. La lettura critica, ovvero la filologia, la critica del testo, cerca appunto di ridare il giusto senso all’opera e alla volontà dell’autore.

Nel Medio Evo non esisteva il concetto attuale di autore. Venivano apportate variazioni di diverso tipo, ad esempio dialettali. Quando un testo viene trascritto in un’altra parlata è soggetto a una qualche corruzione. Per evitare ciò si ricorreva alle rime, chi modificava le rime, infatti, doveva modificare anche le successive, perciò l’operazione diventava troppo laboriosa.

La restituzione del testo a quella che era la volontà dell’autore è ardua. I testimoni manoscritti possono essere unici o a centinaia. Quando si ha una sola copia, senza la possibilità di raffronti, si può comunque studiare la lingua, per vedere se si è davanti ad un testo affidabile. Con più di un testo, il problema è vedere dove le copie divergono e stabilire quale è la copia fedele.

Karl Lachmann con il suo metodo di indagine dà una svolta alla ricerca filologica, tanto che il discrimine viene definito prima o dopo Lachmann.

Prima di lui si adottava un metodo meramente empirico, ad esempio se tre testimoni (sta per copisti o copie) contro uno recavano la stessa lezione, si dava preferenza alla concordanza, o, se si trattava di esaminare una discordanza si dava preferenza al testimone più antico.

Con Lachmann, questi criteri empirici vengono sottoposti a giudizio, ovvero vengono ristabiliti i rapporti che intercorrono tra i testimoni diversi, si procede a formare un albero genealogico (stemma codicum) mediante il recupero di tutti i testi che è possibile trovare (recensio), stabilendo la provenienza e da chi sono stati copiati, onde procedere poi attraverso gli errori evidenti e significativi, escludendo le mere probabilità.

Le fasi della recensio (o censimento) sono: l’individuazione delle fonti (tradizione diretta dell’autore, tradizione indiretta [versioni, ricostruzioni, citazioni, commenti, imitazioni o parodie, allusioni]); l’eliminatio codicum descriptorum (eliminazione delle copie di un originale); la determinazione delle relazioni tra i testimoni.

Lo stemma codicum (albero genealogico della tradizione manoscritta) individua così un archetipo (cioè il capostipite dell’intera tradizione posseduta, indicato con lettera greca Ω) caratterizzato dalla presenza di almeno un errore congiuntivo comune a tutta la tradizione; o anche uno o più codices interposti, cioè testimoni inseriti tra l’archetipo e i manoscritti posseduti (solitamente indicati con lettere dell’alfabeto latino). L’ultimo atto è l’emendatio, cioè la correzione che viene apportata nell’edizione critica.

Il metodo Lachmann venne ulteriormente riveduto da Joseph Bédier, il quale baserà il suo sul criterio del codex optimus (o bon manuscript), che stabilisce a priori quale testo sia più affidabile e vicino all’originale.

(Filologia romanza – 17.4.1996) MP

Commenti (9)

Che cosa sei…!
9 #
Paola
lamiavitabellaebrutta.blog.tiscali.it
159.213.40.5
Inviato il 29/12/2009 alle 14:53
Ciao Angel!!! passo per contracambiare gli auguri, per le feste passate e per quelle che devono sempre arrivare…:-)

Che cosa sei…!
8 #
giampaolo
riflessioniallospecchio.blog.tiscali.it
95.225.25.53
Inviato il 28/12/2009 alle 16:03
Ciao angel,buon anno nuovo!ciao.giampaolo.

Che cosa sei…!
7 #
cleide
62.10.190.175
Inviato il 27/12/2009 alle 10:52
Il “pistolettino” ha funzionato, ma il seguito stavolta, almeno per me, è stato davvero interessante rileggerlo. proprio qualche giorno fa cercavo degli appunti al proposito e ho scoperto di averli persi durante un recente trasloco. Quindi questo post lo salvo. 🙂 )
Ti rinnovo gli auguri per il nuovo anno e..no, non ho trasformato il mio blog in una chat ma, se non mi rimetto a piombo, il rischio è reale.))

Che cosa sei…!
6 #
giulia
87.4.246.148
Inviato il 23/12/2009 alle 23:47
Buon Natale e un abbraccio da Giulia

Che cosa sei…!
5 #
ivy
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
79.21.31.240
Inviato il 21/12/2009 alle 23:05
buon natale e buone feste a te

Che cosa sei…!
4 #
fanta
fantaghiro.blog.tiscali.it//
151.33.191.119
Inviato il 18/12/2009 alle 14:24
rosa..la tua ex??

Che cosa sei…!
3 #
ivy
donotpanichereiam.blog.tiscali.it
79.21.31.240
Inviato il 11/12/2009 alle 10:45
letto.. mi chiedo cosa mai mi servirà nella vita sapere queste cose, ma, in effetti, non si sa mai..
ciao max!

Che cosa sei…!
2 #
lori
diotima47.blog.tiscali.it
93.46.67.232
Inviato il 10/12/2009 alle 13:33
qua c’è da rimboccarsi le maniche per commentare adeguatamente…
Vado a studiare e torno.
lori

Che cosa sei…!
1 #
ivy
79.21.31.240
Inviato il 03/12/2009 alle 11:45
uelà!

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